venerdì, dicembre 14

Libia: Haftar a Roma per un conclave; e se ne uscisse Papa? Visita a sorpresa del generale, incontrerà Conte e l'Ambasciatore americano in Tunisia forse per definire il suo futuro politico e potrebbe essere l’inizio della fine di Sarraj

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Ieri sera le agenzie hanno diramato la notizia che il generale Khalifa Haftar era approdato a Roma. Oggi avrebbe incontrato il premier e il Ministro degli Esteri italiani.  ‘Ansa in serata, citando fonti del Governo, ha smentito gli incontri con i vertici italiani. Oggi, in tarda mattinata, fonti dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, guidato da Haftar, al ‘Libyan Address Journalhanno confermato. Il generale Haftar è a Roma per una visita di due giorni, durante la quale incontrerà l’Ambasciatore americano in Tunisia (che gestisce il dossier Libia), Daniel Rubinstein, e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’incontro con Conte dovrebbe esserci domani. Negli incontri, Haftar discuterà del piano Onu per la stabilizzazione della Libia e dei colloqui in corso al Cairo sulla riunificazione delle forze armate libiche.

Ieri, il premier del Governo di Accordo nazionale, Fayez alSarraj, ha incontrato, a Bruxelles, dove era in corso la riunione dei Ministri degli Esteri della Nato, il Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo e il Segretario Generale dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenerg. Secondo la nota del Dipartimento di Stato, nel corso dell’incontro Pompeo ha «ribadito il sostegno Usa all’inviato speciale dell’Onu, Ghassan Salamé, e al suo piano che prevede una conferenza nazionale da tenersi nelle prime settimane del 2019 e il conseguente processo elettorale da avviare nella primavera del 2019». Quindi Pompeo e Sarraj «hanno concordato sull’importanza che il Governo di accordo nazionale dia rapida attuazione alle riforme economiche, rafforzi la trasparenza fiscale, garantisca maggiore sicurezza a tutti i libici e stabilizzi la produzione petrolifera».

Ieri alcuni media avevano parlato di un possibile incontro tra Haftar e Serraj ad Amman, forse sul finire della settimana, dove al-Sarraj si trovava in visita per un incontro con re Abdullah di Giordania, e dove poche ore prima vi era anche il generale. L’incontro  Haftar -Serraj è saltato e il generale è voltato a Roma.

Che ci farebbe (condizionale d’obbligo) Haftar a Roma? a distanza di tre settimane dalla conferenza scarna di risultati di Palermo. Secondo gli osservatori al centro dei colloqui vi sarebbe la questione migranti e il ritorno dell’Ambasciatore Giuseppe Perrone in Libia. Oltre alla questione sulla quale il generale è impegnato in queste settimane del dopo Palermo: l’unificazione delle istituzioni militari libiche e il loro comando, insomma il suo futuro politico.

Nei giorni scorsi il Governo di Tobruk aveva lanciato una sorta diappelloper il ritorno dell’Ambasciatore Giuseppe Perrone in Libia, che nei mesi scorsi era stato dichiarato proprio da Tobruk ‘persona non gradita’.   «Deve tornare al più presto», in Libia, «lo abbiamo chiesto, insieme al generale Khalifa Haftar, al Ministero degli Esteri», aveva dichiarato all’agenzia ‘Adnkronos’,Talal Abdullah al Mayhoub, Presidente della commissione per la Difesa della Camera dei rappresentanti di Tobruk.  «Contro di lui c’è stato un complotto da parte italiana e libica. E poi adesso Perrone ha uno sguardo più chiaro nei confronti di Haftar». Senza contare, afferma il deputato di Tobruk, che l’assenza dell’ambasciatore, uomo di «grande esperienza e conoscenza»  del dossier libico, ha pesato molto in queste settimane. «Lui capisce bene la situazione complessa in Libia, per questo chiediamo il suo rientro». E per essere ancora più esplicito: «L’ambasciatore deve rientrare al più presto, lui ha capito che la riunificazione dell’esercito nazionale è importante contro lo strapotere delle milizie a Tripoli», aveva affermato Talal Abdullah al Mayhoub. Come dire: Perrone conoscendo la situazione sul terreno, e dunque il potere in mano al generale, è uomo che potrà servire al futuro politico di Haftar. E’ la questione della riunificazione dell’Esercito al centro dell’ansia del ritorno di Perrone.
Scorsa settimana, il portavoce del generale Haftar, Ahmed Al-Mismari, aveva dichiarato che erano stati completati gli accordi strutturali necessari per la riunificazione dell’esercito, con la partecipazione di ufficiali delle regioni orientali, occidentali e meridionali, ma la questione che resta aperta è sulchidovrà essere il comandante supremo dell’Esercito, l’opposizione è al nome del Presidente Fayez Al-Sarraj.

Quasi certamente il tema della unificazione delle istituzioni militari libiche e del loro comando sarà al centro degli incontri romani. «Alcuni funzionari occidentali ora considerano il signor Haftar come indispensabile per qualsiasi futuro patto di pace libico» , ha scritto in questi giorni il ‘Wall Street Journal’. E uno dei motivi principali è che molte compagnie petrolifere euroepee (ENI ma anche la francese TOTAL) hanno investimenti nel territorio controllato da Haftar -definito dal quotidiano ‘signore della guerra’- ovvio, dunque, che i governi europei considerino il generale l’interlocutore principale. Uno di questi Paesi è proprio l’Italia. «Sotto un nuovo Governo guidato dai populisti, l’Italia ha mostrato un nuovo entusiasmo per impegnarsi con il comandante. Questo è un cambiamento rispetto agli ultimi anni in cui Roma ha favorito il Governo rivale di Tripoli, che riconosce», scrive il ‘Wall Street Journal’. Anche gli Stati Uniti stanno considerando Haftar come l’interlocutore senza il quale la Libia non potrà stabilizzarsi.
Sempre secondo  ‘Wall Street Journal’, un alto funzionario della Casa Bianca avrebbe detto in questi giorni: «Certamente vedremmo un ruolo per il generale Haftar in qualsiasi futuro della Libia». La vicinanza tra l’Amministrazione Trump e il Governo Conte è cosa nota.
Washington come Roma è consapevole che una pace in Libia è impossibile se non con il preventivo consenso di Haftar.
AlSarraj, intanto, è sempre più debole. Gli europei -Italia in testa- come gli USA potrebbero aver deciso di cedere alle pretese del generale emollarealSarraj, ovviamente mantenendo formalmente l’appoggio al Governo i Accordo nazionale.
Dal ‘Libyan Address Journal’ si apprende che l’agenda dei colloqui reca la dicitura ‘gli sviluppi in Libia’, il che potrebbe anche voler dire che ‘gli sviluppi’ ci sono già stati e che gli incontri serviranno a definirli. Per tanto il viaggio a Roma potrebbe avere come tema centrale proprio il ruolo futuro del generale ai vertici dell’Esercito libico riunificato.

Da parte sua Roma proporrà la sua priorità: per usare le parole del   ‘Wall Street Journal’ «l‘interruzione delle reti di traffico dei migranti africani, arabi e asiatici».
Il ritorno di Perrone in Libia dovrebbe essere il primo tangibile risultato di questo incontro. Un ritorno che significal’accreditamento dell’Italiapresso Tobruk e, dunque, Haftar, il riconoscimento di un ruolo di mediazione importante dell’Italia, oltre che l’inizio del lento tramonto di al-Serraj.

In tutto questo bisogna registrare, pur non sapendo ancora il peso che potrà avere, l’opposizione a Haftar.  
Aly Ramadan Abuzaakouk, già Ministro degli Affari Esteri del Governo della salvezza nazionale seguito alla caduta di Gheddafi, in un intervento durissimo su ‘The Hill, ricostruendo il passato gheddafiano del generale, afferma: «L’Occidente deve svegliarsi. Haftar non è loro amico e non è amico della Libia, e ogni briciola di legittimità ottiene rende più difficile far luce su ciò che le istituzioni legali in Libia dicono essere crimini di guerra. Per quattro decenni è esistito ai margini del potereora vede l’opportunità di prenderlo per sé. Sostiene di credere nelle elezioni libere mentre il suo atteggiamento e la sua condotta dicono tutto il contrario». Richiamando la necessità di regole certe e sicurezza per avviare il processo di stabilizzazione, afferma: «La democrazia è la risposta, e il GeneraleHaftar è di ostacolo. Non ci devono essere più regole militari in Libia: un organo esecutivo e legislativo deve essere eletto dal popolo attraverso il processo legittimo. Per le elezioni del 2019, la Camera dei Rappresentanti deve prima approvare un referendum su un progetto di Costituzione. E affinché ciò accada, abbiamo bisogno di una garanzia di sicurezza da parte di attori internazionali per rendere Haftar impotente. Poi, e solo allora, possiamo iniziare a tenere elezioni» nelle diverse aree del Paese in sicurezza.
Europa e Stati Uniti sembrano andare esattamente in direzione opposta rispetto agli auspici di  Abuzaakouk, e il viaggio a sorpresa a Roma del generale potrebbe essere l’inizio concreto di questo percorso. Che poi i risultati siano quelli sperati da Roma e Washington sarà da vedere, considerato che c’è appunto un pezzo di Libia alla quale non va giù il generale e un pezzo -forse non indifferente- che ancora fa riferimento alla famiglia Gheddafi.

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