martedì, Ottobre 19

Libia: guerra civile creata dalla Francia field_506ffbaa4a8d4

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Le operazioni segrete dell’Esercito francese in Libia sono uscite dall’universo della fantapolitica per diventare una realtà. Il Governo di Tripoli, appoggiato dalla Nazioni Unite, ha denunciato e condannato la presenza illegale di forze speciali francesi impegnate attivamente nel teatro di guerra del Paese nordafricano sconvolto dalla guerra civile fin dalla caduta del Colonnello Muammar Gheddafi. Le prove presentate hanno reso impossibile al Governo francese di negare le accuse. I corpi di due ufficiali francesi morti presso l’area di Al-Magrun non lasciano dubbi al riguardo. I due ufficiali erano a bordo di un elicottero da combattimento abbattuto nella zona da milizie islamiche prossime del DAESH (ISIL). Il Governo francese mercoledì 20 luglio ha confermato la morte dei suoi soldati, suscitando vive proteste dell’intera popolazione libica. Una imponente dimostrazione c’è stata la scorsa settimana a Tripoli. Gli affari francesi nel Paese sono ora a rischio di attacchi. Una protesta ufficiale del Gouvernment of National Agreement – GNA (Governo di Accordo Nazionale), basato a Tripoli, è stata presentata presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le accuse sono pesanti. Attentato alla sovranità della Libia. Operazioni militari nel Paese non concordate con il Governo.

Il supporto francese nel conflitto libico è diretto verso il controverso Generale Khalifa Haftar, nemico numero uno del Governo di Tripoli, che comanda un imponente Esercito ribelle all’est della Libia. Ahmed al-Mesmari, portavoce del Generale Haftar, ha informato che un numero imprecisato di esperti militari francesi sono presenti all’interno delle forze ribelli che attualmente stanno combattendo le formazioni alleate a DAESH. Il supporto alle milizie di Haftar è in netto contrasto con il riconoscimento di Parigi dell’autorità del Governo di Accordo Nazionale e del suo conseguente supporto, considerato dal Eliseo una ‘priorità per la Francia’ secondo quanto affermato dal portavoce del Ministero Affari Esteri, Romain Nadal. «La Francia incoraggia tutte le forze libiche a riconoscere l’autorità governativa e a partecipare alla liberazione del Paese dalle forze terroristiche». Il supporto al Generale Hattar indica l’esistenza di politiche sotterranee della Francia. L’Esercito ribelle, con roccaforte Bengasi, sta attualmente combattendo le milizie islamiche associate a DAESH con il semplice obiettivo di eliminare futuri pretendenti al potere. L’obiettivo del Generale Haftar, chiarito a varie riprese, è di spodestare il Governo di Accordo Nazionale e di prendere il controllo della Libia.

«Il supporto francese destabilizza il Paese. Questo è una specie di colpo di Stato contro le forze democratiche riconosciute dal popolo Libico. É, inoltre, una violazione degli accordi presi dalla Comunità Internazionale e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di supportare il Governo di Accordo Nazionale», afferma Mansour Al Hasadi, uno tra i leader politici del GNA, ai microfoni di ‘Al-Jazeera‘. La presenza segreta di soldati francesi al fianco dell’Esercito ribelle era già stata confermata due settimane fa da un messaggio criptato inoltrato a Parigi dal campo di aviazione militare di Benina, dove sono basati gli aerei della coalizione occidentale in supporto al Governo libico contro la minaccia del DAESH: Gran Bretagna, Francia, Italia e Stati Uniti.  Il Generale Haftar rimane fermo nell’obiettivo di conquistare il potere assoluto con l’uso delle armi e della violenza. Al fine di ottenere il supporto occidentale si è auto-proclamato baluardo contro l’estremismo islamico di DAESH, rifiutando però ogni operazione militare congiunta con l’Esercito regolare del GNA.

L’Occidente sta ricreando in Libia lo stesso scenario creato nella Somalia del 1991 dopo la caduta del dittatore Siad Barre. I Paesi occidentali hanno scelto di appoggiare militarmente vari Signori della Guerra libici secondo le convenienze politiche e le promesse economiche ricevute dalle diverse fazioni, in primis riguardo le immense risorse petrolifere e di gas naturale. Una tattica destinata a rendere eterno il conflitto nel Paese nord africano. La stessa tattica utilizzata in Somalia dal 1991 al 1993, che rese impossibile ogni tentativo di pace. La guerra civile somala dura tutt’ora.

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