lunedì, Settembre 20

Libia, Francia a sostengo di Haftar

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Si fa sempre più scottante la questione delle presunte manovre militari francesi in Libia, scoperte dal quotidiano ‘Le Monde’. Commando transalpini avrebbero contribuito alla vittoriosa offensiva a Bengasi e Ajdabiya delle forze fedeli a Khalifa Haftar, uomo forte di Tobruk e principale oppositore al governo di unità nazionale mediato dall’Onu. Per Pietro Batacchi, direttore della Rivista italiana di Difesa (Rid), come riportato dall’ANSA, l’offensiva sarebbe dovuta «probabilmente all’afflusso di nuove armi provenienti dall’Egitto, primo sponsor e supporter del generale, e dal sostegno ricevuto, come pare confermato in queste ore, da forze speciali francesi che agirebbero come consiglieri e mentore delle forze di Haftar». La conferma del sostegno francese ad Haftar arriva da fonti militari libiche, secondo le quali «le forze speciali di Parigi stazionano nella base aerea Benina a Bengasi e hanno creato un comando di coordinamento delle operazioni con i libici».

Quattro le operazioni portate a termine dalla Francia in Libia negli ultimi due mesi, anche grazie al supporto di USA e GB. Una vittoria però quella di Haftar che ha mandato su tutte le furie diversi governi occidentali, a partire da quello italiano, visto che l’opposizione è tornata a farsi sentire, rinviando il voto di fiducia al governo di unità nazionale del Parlamento di Tobruk. Mentre torna a far capolino l’ipotesi di una divisione del territorio in aree sotto il protettorato occidentale. Ma l’ambasciatore libico in Italia Ahmed Safar avverte: «Dividere la Libia sarebbe come separare di nuovo la Germania con un muro. Nessuno lo accetterebbe. La tripartizione della Libia (in Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, ndr) appartiene al nostro passato, è un’idea antica. Solo i libici decideranno il proprio futuro. E vogliono un governo unito, democratico e liberale». A puntare sul primo piano del governo di unità nazionale l’Italia, come confermato dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: «Serve un interlocutore di governo che consenta a Italia ed Europa di gestire i flussi migratori, combattere i trafficanti di esseri umani e contrastare il terrorismo. Dobbiamo continuare a insistere».

«Una nazione come la Libia non può essere stabilizzata senza un accordo con le forze locali. Un intervento militare di occupazione è assurdo, impensabile», il commento del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, a ‘La Telefonata di Belpietro’«La nuova fumata nera del parlamento sul governo è un fatto negativo, ma la maggior parte dei parlamentari è favorevole all’esecutivo. Siamo preoccupati dai molti rinvii. Appena ci sarà un governo, se ci sarà bisogno di dare una mano sulla sicurezza, noi possiamo essere disponibili, e ci stanno lavorando 19 nazioni con il coordinamento dell’Italia. Una Libia fuori controllo ha visto un aumento della presenza dello Stato islamico, e per questo siamo preoccupati. Si sta lavorando con gli alleati sul tema anti-terrorismo, e anche questo va rapportato con le autorità locali». Intanto in Francia il ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, ha subito ordinato, dopo l’articolo di Le Monde, l’apertura di un’inchiesta per ‘compromissione del segreto della difesa nazionale’. Si punta a scoprire le fonti che hanno permesso al quotidiano di scrivere questa storia: i colpevoli rischiano fino a tre anni di carcere e una multa da 45mila euro.

«Non c’è e non ci sarà mai un ‘Piano B’ sulla Siria». Così il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov commentando le parole dell’omologo americano John Kerry, che aveva paventato l’ipotesi di una divisione del Paese nel caso di fallimento della tregua, prevista a partire dalla mezzanotte di venerdì, o se non ci sarà un effettivo passaggio di poteri a un governo di transizione nel Paese entro i prossimi mesi. Mentre l’ONU lancia l’allarme: sono quasi 370.000 i civili bloccati nel Paese e che non sono ancora stati raggiunti dai convogli umanitari. Al momento solo 110.000 persone hanno avuto aiuti in tal senso, per un totale di sei località sulle diciassette totali che al momento vivono sotto uno stato d’assedio.

Rimanendo nel quadrante mediorientale, duro attacco del premier israeliano Benyamin Netanyahu nei confronti dell’ambasciatore dell’Iran in Libano Mohammad Fateh Ali che, secondo quanto riportato dai media israeliani, ha annunciato la volontà di Teheran di finanziare le famiglie dei palestinesi responsabili di attacchi o le cui case sono state distrutte in conseguenza delle loro azioni. «Questo dimostra che l’Iran anche dopo l’accordo sul nucleare sta continuando ad aiutare il terrorismo, incluso quello palestinese, quello degli hezbollah e l’assistenza ad Hamas», il commento del premier. «Questo è qualcosa nei confronti del quale le nazioni del mondo devono prendere posizione, condannare e aiutare Israele, e naturalmente gli altri paesi, a respingere».

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