mercoledì, Settembre 22

Libia: difficile transizione, riserve per il futuro

0
1 2 3


La Libia è prossima al collasso, lo Stato Islamico (IS/Daesh) è pronto ad approfittarne, mentre la debole capacità politica dei due governi, Tobruk e Tripoli, impedisce una stabilizzazione del Paese. In tutto questo l’ipotesi di una Coalizione internazionale (ancora sulla carta) potrebbe aprire a un intervento militare legittimato dalle Nazioni Unite per quanto, al momento, l’iniziativa sia limitata alle mosse – scarsamente coordinate – dei singoli Stati, spinti a tutelare i propri interessi nazionali; tra questi, ovviamente, anche un’Italia che – legittimamente, ma con un atteggiamento altalenante – è alla ricerca di un ruolo di primo piano, e una Francia che, unilateralmente, il 13 gennaio ha condotto alcuni raid aerei colpendo obiettivi di IS/Daesh nell’area nord-est di Sirte, con ciò ripetendo quanto fatto nel 2011 – causa dell’attuale disastro libico – nel più genuino disinteresse per gli sviluppi di una soluzione condivisa e multilaterale.

libia twit 1

A livello politico interno, lo sviluppo del dialogo tra attori libici avviato a Tunisi con la ‘dichiarazione di principi’ del 5 dicembre scorso è stata recepita come l’unica concreta alternativa al fallimento della soluzione proposta dalle Nazioni Unite (in breve: Governo di unità internazionale e impegno internazionale per la stabilizzazione del paese) e che potrebbe effettivamente portare a un’azione comune in sostegno del GNC, il General National Congress guidato dal Premier designato Fayez al Sarraj, e delle milizie che lo riconoscono sebbene, a oggi, non vi sia una componente militare libica in grado di garantire al GNC la capacità di esercitare alcun potere.

Per queste ragioni – sebbene più per tutelare gli interessi nazionali dei singoli – sul piano politico internazionale si lavora affinchè le fazioni libiche trovino un accordo che dia sostegno a un Governo di unità nazionale mediato dall’ONU, così da poter garantire un’unità di sforzi nel contrasto a un IS/Daesh sempre più aggressivo e capace. Un accordo che, ad oggi, non ha trovato ampio consenso tra le fazioni che si confrontano sul campo di battaglia, e questo perché la ragione del disaccordo è di natura esterna più che interna; l’Egitto e la Turchia, in primis, rivestono il ruolo di sponsor dell’una (Tobruk per l’Egitto) e dell’altra parte (Tripoli per la Turchia).

E l’assenza di un accordo tra il Cairo e Ankara è stata a lungo la ragione del fallimento dei tentativi di dialogo tra le parti; è chiaro, dunque, che le questioni libiche si collocano all’interno di quelle più ampie conflittualità regionali – dal Syraq all’Afghanistan – che imporranno, come stanno imponendo, la ridefinizione dei confini di ampie aree all’interno del vicino e medio oriente e del nord Africa; un processo che vede imporsi sempre più il ruolo di un IS/Daesh che è riuscito a porre sotto il proprio controllo la città di Sirte, a minacciare la capitale Tripoli, a gestire parte dei flussi migratori e a colpire le infrastrutture petrolifere.

In questo quadro, l’Italia, con il suo ambizioso Presidente del Consiglio Matteo Renzi – benché con limiti in termini di visione strategica ed efficacia d’azione -, da tempo si propone come Paese guida per un’iniziativa internazionale che preveda, a fronte di una transizione politica mediata, l’uso della forza (‘missione di pace’ è la definizione adottata a favore dell’opinione pubblica); il che equivale a dire truppe sul terreno, ma in quali termini e misure ancora non è stato reso noto, né quale sia il fine ultimo della missione (end-state), né tantomeno la sua durata: ma mancando tali elementi, qualunque impegno non solo non avrebbe senso, ma sarebbe addirittura disastroso.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->