mercoledì, Ottobre 20

Libia: dai droni verso una guerra psicologica

0
1 2


Dal 2008, cioè da quando i droni hanno preso sempre più ampio spazio nei cieli del Medioriente, il terrorismo ha compreso che per non soccombere bisognava evolversi.
La battaglia per la presa di Falluja -in Iraq- è stata una delle operazioni militari più complesse e pericolose mai condotte dagli Stati Uniti, dopo la guerra in Vietnam.
Il Paese rappresentava la maggior sacca di resistenza da cui partivano tutti gli attentatori suicidi e da cui i piani per gli attacchi all’occidente prendevano forma.
Insomma, all’epoca, rappresentava il nocciolo duro della lotta al terrorismo e soprattutto dalla sua disfatta dipendeva anche l’andamento dell’opinione pubblica americana ed internazionale.
I leader di Al Qaeda si nascosero a Falluja per una riunione di rito, una di quelle in cui si stabiliscono le priorità del network terroristico.
I droni ci hanno messo circa sei settimane per monitorare tutta l’operazione ma è stata una delle operazioni d’intelligence meglio riuscita della storia, da quella riunione l’Occidente ha preso spunto per comprendere e capire meglio l’organizzazione di Osama Bin Laden.

I leader che lasciarono Falluja non sapevano che non si sarebbero più rivisti, eliminati, chirurgicamente dai droni americani direttamente nelle loro case o mentre percorrevano una strada isolata.
I danni collaterali di questa strategia dell’eliminazione selettiva sono stati ai minimi storici, i civili coinvolti quasi zero e i terroristi eliminati il 95%, la cellula terroristica di Al Qaeda in Iraq aveva perso il suo centro decisionale e di coordinamento in poco più di 48ore.
Tutti i terroristi a capo dei vertici dell’organizzazione erano stati eliminati, se per l’Occidente è stato il momento di festeggiare, per il terrorismo era il momento di cambiare volto e soprattutto abitudini.

Oggi, a distanza di otto anni, lo Stato Islamico ricorda ancora la lezione appresa dai suoi predecessori a Falluja. L’IS ha cambiato strategia per i suoi incontri e per i centri di reclutamento, per evitare che i droni (ormai sempre più presenti) possano intercettarli e annientarli.
Quella che prima era una organizzazione terroristica che funzionava come le vecchie bande rivali del far west, che basavano il loro anonimato sull’omertà della gente, oggi ha cambiato volto.
Conseguentemente vi è stata una più profonda radicalizzazione del concetto diuomini ombra’ che agiscono sempre nascosti a volto coperto e prestando la massima attenzione a non attirare mai l’attenzione su di sé. Questi permettono ai vertici dell’IS di non doversi mai  -o quasi-  muovere dai loro covi ben protetti. Viaggiare significa lasciare un segno della propria esistenza e dei propri legami, dopo l’avvento dei droni, è un rischio da non poter correre.

Il secondo cambiamento riguarda la struttura dell’organizzazione terroristica.
L’IS, a differenza di Al Qaeda, non ha una struttura piramidale divisa in cellule, ma ha cellule autonome con una propria struttura gerarchica distaccata dal centro principale.
Al Baghdadi, leader di questo sedicente Stato Islamico, aveva previsto che in caso di utilizzo della strategia dell’eliminazione selettiva non si sarebbe dovuto perdere di efficacia e la struttura non ne avrebbe dovuto risentire. Così l’IS, vive di una struttura che non solo è cellulare ma anche altamente gerarchizzata al suo interno. In caso di eliminazione o cattura, la struttura della cellula cambia per non sopperire, si alternano i leader si cambiano i luoghi, insomma tutto cambia perché tutto rimanga com’è.

Analizzando la situazione si comprenderà che la strategia dell’eliminazione selettiva tanto in voga contro Al Qaeda non ha senso di esistere con lo Stato Islamico, che gioca la sua partita tramite una guerra psicologica di grande portata.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->