lunedì, Maggio 10

Libia: dai droni verso una guerra psicologica

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Venerdì scorso la Libia è tornata prepotentemente sulla scena nazionale. Pesante il raid americano a Sabrata, i caccia hanno colpito una fattoria usata dall’Isis come centro d’addestramento, decine le vittime.
Secondo fonti del ‘New York Times‘ uno dei possibili obbiettivi dell’operazione era Noureddine Chouchane, un terrorista considerato l’ispiratore di numerosi attentati in Tunisia, tra cui quello del Bardo dello scorso anno.
Sabrata, nonostante sia parzialmente occupata dai miliziani dell’IS, rimane una località chiave per il controllo delle installazioni petrolifere nell’ovest della Libia.
Le sorti del tunisino Chouchane sono ancora ignote, ma i dubbi sulla reale efficace di questa operazioni in grande stile rimangono tanti.

La strategia dell’eliminazione selettiva dei leader e personalità di spicco dei gruppi terroristici vede protagonisti i velivoli a pilotaggio remoto, padroni indiscussi dal 2008.
In un caso così specifico, come il raid americano di venerdì scorso, con un obbiettivo così chiaro come Noureddine Chouchane, era difficile pensare ad un uso meno fruttuoso dei droni.

Dopo l’ampio uso che se ne è fatto soprattutto a Fallujia è ampiamente comprovato che questa strategia innovativa è più precisa ed efficace, sono centinaia i leader talebani uccisi tra l’Iraq e l’Afghanistan nel corso delle varie offensive.
I droni non rappresentano una semplice arma, semmai rappresentano la punta di una nuova dottrina di contro insurrezione che fa ricorso a tutte le tecnologie disponibili per localizzare geograficamente i terroristi ed eliminarli nel modo più efficiente possibile.
Uno dei problemi più grandi che i velivoli senza pilota è l’insicurezza di aver colpito il target prefissato.
Senza l’adeguato apporto d’intelligence sul campo non vi è nessuna certezza che un bersaglio sia stato effettivamente eliminato.
Il problema si è presentato anche giovedì scorso quando non si è avuta nessuna certezza sull’effettivo decesso di Chouchane e soprattutto non si ha idea di quale sia il reale bilancio delle vittime del bombardamento. Questa innovazione tecnologica permette oltretutto di ri-simmetrizzare il conflitto a favore delle forze occidentali, limitandone l’ingerenza militare all’estero.
I terroristi come Noureddine Chouchane pianificano attentati e mietono vittime nascosti nell’ombra più impenetrabile, il vantaggio tattico nei confronti delle forze convenzionali è eloquente.

Non si può etichettare come target qualcuno che non si è mai visto, non si possono accertare affiliazioni ai gruppi terroristici se questi si nascondono in grotte sperdute. Il mimetismo e l’anonimato sono lo stendardo dei moderni gruppi terroristici e sono la linfa con cui la guerra asimmetrica è riuscita, fino ad ora, a mietere le sue vittime. Gli eserciti regolari, per loro natura, devono muoversi ed operare sotto l’egida di leggi internazionali chiare ed comunemente rispettate.
I droni, per la sorveglianza, analizzando le reazioni tra i vari network terroristici e le gerarchie che si formano in essi, riequilibra questa capacità di agire nell’ombra aumentando la conoscenza dei terroristi e delle loro mosse.
Non solo, i velivoli senza pilota, proprio perché mancano di una componente umana, vengono considerati sacrificabili e per questo utilizzabili in missioni più ad alto rischio rispetto a quelle condotte con velivoli tradizionali.

Questo scenario non è sempre applicabile nel contesto libico, ma già in più occasioni si è rischiato l’abbattimento dei velivoli occidentali. Nonostante siano un validissimo strumento per la condotta di operazioni delicate e segretate, è da utilizzarsi con estrema cautela, così come caldamente consigliato dal Presidente americano Barack Obama. Nel raid di venerdì mattina ci si sarebbe trovati davanti ad un caso pienamente legittimato che rappresenta l’esempio perfetto di strategia dell’eliminazione selettiva.

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