domenica, Agosto 14

Libia: caos geopolitico per la Francia

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Dal 2014, il Ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian, ha continuato a spingere per proseguire gli attacchi aerei e le operazioni speciali in Libia, perché sta prendendo così tanto tempo per implementare tali azioni?

Ci vuole tanto tempo per intervenire per due motivi: in primo luogo, c’è un problema giuridico, perché ci siamo rifiutati di intervenire solo sulla base dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Dall’ultimo intervento in Siria e dagli attacchi dell’ISIS in Francia, questo problema è venuto un po’ meno. Il secondo problema è quello dei mezzi: da spartire tra il Medio Oriente e il Sahel.

Michel Goya

La Francia dice di non voler scegliere l’opzione militare in Libia, tuttavia,da agosto ha installato una base militare temporanea a Madama, nel nord-est del Niger. A quale scopo? È la premessa perun intervento?

Stabilizzare la Libia è ora difficile. Un’operazione di stabilizzazione internazionale è ormai impensabile. In primo luogo per ragioni diplomatiche, il consenso necessario a un mandato del Consiglio di sicurezza ( forse la NATO) è ormai diventato una sfida. Il ritorno non troppo felice ad un clima da guerra fredda con la Russia per la questione siriana ha reso molto tesi i rapporti militari per futuri interventi. La Lega Araba, da parte sua è unita nella riluttanza a qualsiasi operazione militare occidentale sul suo suolo. Le cancellerie di tutto il mondo ed il prima linea la democratica America, rischiano di avere un tracollo di immagina presso l’opinione pubblica intervenendo in modo pesante per l’ennesima volta in un paese che non l’ha mai richiesto. Allo stato attuale, una grande operazione internazionale di stabilizzazione in Libia può, quindi, avvenire solo dopo uno grande shock terrorista o una moltitudine di aggressioni minori, ma comunque dagli attacchi che colpiscono i diversi Paesi del Mediterraneo.

Può essere trovata una soluzione duratura attraverso le tribù e il figlio di Gheddafi?

Io non so davvero quale sia la migliore soluzione politica per la stabilizzazione del Paese. L’opportunità reale di stabilizzazione si era verificata al momento della scomparsa di Gheddafi, quando era forse ancora possibile incanalare movimenti i resistenza alleati del Rais sotto l’ombrello di un sistema internazionale e dunque di un governo. Ci sarebbe voluto una volontà che pochi avevano dopo le esperienze dell’Afghanistan e dell’Iraq.

Circa truppe terresti che si dice? Si stanno inviando? E dove?

Rimane per il momento la possibilità per operazioni militari limitate, sotto la copertura di una richiesta di un Governo locale considerato legittimo o invocando l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e il diritto di autodifesa. La ‘coalizione saheliana’, guidata dalla Francia e sostenuta dagli Stati Uniti, potrebbe anche portare la lotta nel sud della Libia, sotto forma d’incursioni e attacchi contro elementi nemici individuati, ed eventualmente collaborare con gruppi locali, come i Toubou in particolare. Il vantaggio operativo è ovviamente chiaro, ma le implicazioni strategiche rimangono ‘mosse’, tra i cambiamenti politici interni che possono suscitare le reazioni dei Paesi arabi vicini e le rappresaglie prevedibili anche sul suolo francese. Soprattutto, non è chiaro se questo sarebbe sufficiente a produrre effetti strategici o semplicemente incoraggia un’ulteriore estensione della zona di combattimento. Certo, non è senza presenza evidente sul terreno che riusciamo a cacciare al-Mourabitoune e AQIM del Fezzan, dovremmo inseguirli nelle loro nuove basi in Cirenaica? Attaccare anche lo Stato islamico a Derna? Diventare di partner di Dignité,gli ex sostienitori di Gheddafi?

 

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