domenica, Agosto 1

Libia: c’è il quartetto, manca la Costituzione Abdul Hamid Dbeibah, Primo Ministro a interim, Mohammad Younes Menfi, Capo del consiglio presidenziale, provano costruire le basi per le elezioni, ma manca la Costituzione

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Sarà un cammino trotuoso, irto di difficoltà, trabocchetti e agguati, ma qualcosa in Libia si sta muovendo e qualche speranza appare all’orizzonte. Venerdì 5 febbraio, il Libyan Political Dialogue Forum (LPDF), ovvero i 75 delegati delle fazioni libiche, durante i negoziati condotti a Ginevra sotto l’egida dell’Onu, ha eletto Abdul Hamid Dbeibah, Primo Ministro a interim, Mohammad Younes Menfi, Capo del consiglio presidenziale, affiancato da Moussa al-Koni, rappresentante della minoranza Tuareg, e Abdallah Hussein al-Lafi, dalla città occidentale di Zuwara.

Così, con questi quattro uomini, dopo dieci anni di caos e guerra civile, a seguito della deposizione del colonnello Muammar Gheddafi, nel 2011, la Libia prova a costruire un percorso democratico per uscire dalla crisi con le elezioni presidenziali e parlamentari programmate per il 24 dicembre.

L’elezione di un’amministrazione unificata mira,infatti, a porre fine a una divisione della Libiache dura da più di cinque anni, con due governi rivali e i loro gruppi armati affiliati, che gestiscono diverse parti del Paese, sostituendo il Governo di Accordo Nazionale (GNA), considerato non più in grado di portare il Paese alla riconciliazione nazionale.

Il percorso per arrivare al quartetto non è stato agile. Il profilo dei quattro esprime bene quanto la Libia sia divisa tra i diversi poteri reali sul terreno.
E Abdul Hamid Dbeibah, 61 anni, è un uomo d’affari diventato politico, esponente dell’imprenditoria misuratina, considerato vicino alla Russia, che sostiene il generale Khalifa Haftar, e allo stesso tempo alla Turchia, sponsor di Fayez al-Sarraj, è ritenuto però unindipendente’, accettato da tutti gli ambienti politici libici.

Nato nel 1959 nella città occidentale di Misurata, tradizionalmente vista come un bastione della resistenza alla presa di potere quarantennale di Gheddafi, Dbeibah si è trasferito in Canadaall’inizio della sua carriera per conseguire una laurea in ingegneria presso l’Università di Toronto. È tornato nella sua città natale nel bel mezzo di un boom edilizio, dove alla fine ha attirato l’attenzione degli stretti collaboratori di Gheddafi. La sua esperienza gli è presto valsa la fiducia di Gheddafi, che nel 2007 gli ha affidato il compito di dirigere la Libyan Investment and Development Company (LIDCO) di proprietà statale, responsabile di alcuni dei più grandi progetti di lavori pubblici del Paese, tra cui la costruzione di 1.000 unità abitative nella città natale del leader, Sirte.
È stato legato a Saif alIslam Gheddafi, uno dei figli dell’ex dittatore, quello che nel passato è stato più volte evocato come l’uomo che potrebbe davvero riunificare il Paese. Non per caso, infatti, Dbeibah ha il sostegno delle tribù occidentali.Non è da escludere che l’elezione di Dbeibah, che come gli altri membri del quartetto non potrà candidarsi alle elezioni di dicembre, possano favorire un qualche rientro in scena, in qualche forma, magari non in prima fila, di Saif.
Dopo la rivoluzione libica che ha deposto Gheddafi, nel febbraio 2011, Dbeibah ha guidato la più antica squadra di calcio libica, l’Al-Ittihad Club, e ha fondato il movimento Libya al-Mustakbal (Libya Future).

Mohammad Younes Menfi, della regione di Tobruk, è un ex membro del Congresso nazionale generale libico che ha guidato il Paese dopo la rivoluzione di febbraio tra il 2012 e il 2014. E’ considerato legato ai Paesi del Golfo. Menfi aveva espresso sostegno al governo di al-Sarraj e rifiutato l’offensiva del signore della guerra Khalifa Haftar su Tripoli nel 2019. Menfi è stato ambasciatore libico ad Atene prima che gli fosse chiesto di lasciare la Grecia dopo la firma dell’accordo marittimo turco-libico.

Menfi, secondo l’Agenzia ‘Anadolu’, sostiene che il processo di pace in Libia richiede più passaggi del cessate il fuoco e che il Paese ha bisogno di una visione politica, diplomatica e sociale per superare le sue sfide, sostenendo che l’establishment militare deve essere sotto un’autorità civile che favorisca gli interessi del popolo libico.

Mossa Al-Koni appartiene alla tribù Tuareg, dell’ex regime di Gheddafi. Ha servito come Console Generale della Libia in Mali. Al-Koni si è dimesso dalla sua posizione diplomatica dopo che Gheddafi gli ha chiesto di reclutare combattenti della tribù Tuareg contro la rivoluzione. Si è poi unito alla rivoluzione e si è recato a Bengasi per entrare a far parte del Consiglio nazionale di transizione formato nel febbraio 2011 dopo aver liberato diverse aree dal regime di Gheddafi. È stato eletto al Congresso nazionale generale libico, quindi eletto parlamentare alla Camera dei rappresentantinell’agosto 2014. Quando si è formato il Consiglio di Presidenza nel 2016, è stato nominato Vice Presidente del Consiglio di Presidenza in rappresentanza della Libia meridionale. Ma si è dimesso a causa delle accuse contro il governo di al-Sarraj per fallimento nel governo.

Abdullah Hussein Al-Lafi è un membro della Camera dei rappresentanti di Zawiya, nella Libia occidentale. Ha espresso il suo rifiuto all’offensiva di Haftar e in diverse occasioni ha invitato i libici rivali a favorire la voce della saggezza per il bene dell’unità del Paese.

Il Primo Ministro Dbeibah, ha ora 21 giorni per formare un esecutivo e altre tre settimane per ottenere la fiducia del Parlamento, mentre il GNA e il PC uscente dovranno sciogliersi pacificamente per lasciare il posto al nuovo esecutivo di unità. I tre membri del Consiglio presidenziale (PC) e il Primo Ministro avranno il compito cruciale di realizzare un processo di riconciliazione nazionale e preparare il terreno per elezioni nazionali eque e trasparenti e di garantire la partecipazione sicura dei loro cittadini al processo elettorale.
Le istituzioni finanziarie in conflitto, intanto, dovranno essere unificate, i gruppi armati smantellati, le infrastrutture civili essenziali riparate e la sicurezza ripristinata per consentire a mezzo milione di sfollati interni di tornare a casa e partecipare alle elezioni.
Due le grandi difficoltà in questo percorso: il cosa faranno gli attori esterni, e il ripristino della sicurezza per consentire la partecipazione dei cittadini in un Paesedevastato dalla guerra, dove gruppi armati e milizie controllano vaste aree di territorio.

Se l’interferenza straniera dovesse davverocessare, e se le milizie dovessero davvero lasciarsi sciogliere, il Governo ad interim sarebbe in grado di attuare quanto sopra entro la scadenza delle elezioni, secondo Stephanie Williams, inviato speciale uscente delle Nazioni Unite per la Libia. E però al momento la realtà è altra. Le forze armate arabe libiche di Haftar(LAAF), supportate da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, hanno rafforzato il controllo sulle basi aeree a Sirte e nella regione meridionale per impedire un’avanzata delle milizie di Tripoli più a est.
Nel frattempo,
il GNA di Tripoli continua a ricevere assistenza e rifornimenti dal suo principale alleato, la Turchia, e il PC uscente ha creato una nuova agenzia di sicurezza guidata da importanti gruppi armati sotto il suo controllo. Migliaia di combattenti stranieri rimangono nel Paese nonostante una scadenza per l’uscita fissata dall’accordo di cessate il fuoco scaduto il 23 gennaio.

L’altro grave problema di questa transizione è rappresentato dalla bozza di Costituzione e dal relativo referenum confermativo. Domani i membri delle due Camere e dell’Alta Commissione elettorale nazionale (HNEC) si incontreranno per discutere del referendum e forse fissare una data.

Con il cessate il fuoco, i membri dei due parlamenti rivali, l’Alto Consiglio di Stato occidentale (HCS) e la Camera dei rappresentanti orientale (HoR), si erano incontrati nei mesi scorsi e hanno chiesto un referendum nazionale per approvare un nuovo progetto di costituzione prima delle elezioni di dicembre.
Il progetto di costituzione determinerà il futuro sistema statale, i suoi principi fondanti e le relazioni dei tre principali rami del potere: legislativo, esecutivo e giudiziario. Il referendum costituzionale ha lo scopo di consentire ai libici di discutere i principi della bozza costituzionale e decidere se accettarla o respingerla.

Un dibattito pubblico sulla nuova Costituzione sarebbe auspicabile, ma il suo svolgimento potrebbe richiedere tempo. Inoltre, lo zelo dei due parlamenti rivali a sostegno del referendum dopo aver bloccato la bozza costituzionale per quasi quattro anni ha sollevato sospetti in diversi ambienti, fa notare ‘Al Jazeera.

Il progetto di costituzione è stato approvato nel 2017 dall’Assemblea di redazione costituzionale(CDA), un organo di 60 membri nominato dal Consiglio nazionale di transizione dopo il rovesciamento di Muammar Gheddafi nel 2011.
La Camera dei Rappresentanti ha respinto il CDA e bloccato la bozza costituzionale fino a novembre 2018, quando ha approvato una legge referendaria.

La costituzione prevede una forma di governo presidenziale in cui i poteri del presidente sono ampi e il decentramento è limitato. Ciò ha innescato le proteste di gruppi minoritari e ha minato il lavoro del CDA sin dal suo inizio.
Gli Amazigh hanno boicottato il CDA, mentre i Tabu e i Tuareg hanno lasciato il comitato di lavoro sentendosi sottorappresentati. Il regime di Gheddafi aveva costruito una Libia come Stato arabo musulmano omogeneo che trascura le minoranze etniche, linguistiche e religiose. Ora, questi gruppi ritengono che la bozza costituzionale abbia tradito le loro aspettative e non abbia garantito il livello di autonomia che speravano in un futuro stato decentralizzato.

Inoltre, la bozza ha sollevato preoccupazioni circa il sistema statale e le sue salvaguardie democratiche, con alcuni giuristi che avvertono del rischio che il futuro stato possa ricadere in un regime oppressivo.

«Abbiamo osservato che alcuni articoli della bozza di costituzione sono in conflitto con le disposizioni del diritto internazionale in termini di diritti umani, diritti delle minoranze, così come il futuro sistema statale, ma la maggior parte delle nostre osservazioni non sono state riconosciute», ha dichiarato Vito Todeschini, giurista presso le Commissioni Giuriste Internazionali, ha detto ad ‘Al Jazeera’.

Il progetto presenta altri problemi significativi, ha detto Todeschini. Ad esempio, mentre l’Esercito e la Polizia sarebbero soggetti all’autorità civile, non si fa menzione delle prerogative del comandante supremo. Non si parla nemmeno dei servizi di intelligence, con il rischio che le agenzie di sicurezza possano spuntare senza alcun controllo civile.
Sebbene la costituzione richieda l’istituzione di un Consiglio superiore della magistratura e di una corte costituzionale, non viene fatta alcuna menzione sulla loro composizione o meccanismo di nomina. Questo vuoto rende il quadro giudiziario vulnerabile per essere sfruttato dai gruppi politici in futuro.

I redattori, tuttavia, affermano che la bozza costituzionale soddisfa le richieste dei libici per un ritorno al presidenzialismo.

La gran parte dei politici locali sostiene la necessità che prima venga approvata la Costituzione e poi si vada alle elezioni, le quali, in caso contrario, sarebbero perfino irregolari.

Ma il processo potrebbe richiedere tempo e restano interrogativi sulla opportunità di agganciare le elezioni di dicembre all’approvazione del referendum. Nè è chiaro in che misura le forze politiche chiave della Libia sosterranno il progetto. C’è la possibilità che possano incoraggiare i libici a votare contro, oppure possono semplicemente rifiutarsi di conformarsi alle sue disposizioni e ritardare le elezioni in modo indeterminato, fa notare ‘Al Jazeera’.

La comunità internazionale ha espresso soddisfazione per l’elezione del quartetto, al momento nessuna voce contraria, tutti sono ottimisti e a parole tutti gli attori esterni sosterranno il percorso del quartetto. Gli analisti internazionali esprimono invece cautela, quando non aperto scetticismo. A partire dall’assenza della Costituzione, i motivi non mancano.

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