venerdì, Settembre 24

Libia 2.0 ai nastri di partenza Il mandato dell’esecutivo di Abdul Hamid Dbeibah, il primo governo 'unificato' dopo sette anni di scontri, è quello di guidare il Paese fino alle prossime elezioni, previste per il 24 dicembre di quest'anno

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Nello stesso giorno in cui la Siria celebrava il suo tragico decennale di guerra, destinata ancora durare a lungo, la Libia, a dieci anni dalla caduta di Muammar Gheddafi, data che ha segnato l’inizio del secondo più grande conflitto di questo terribile primo decennio del XXI secolo, una guerra civile divenuta immediatamente una guerra per procura tra attori esterni e martoriata da lotte per il controllo del potere e delle ricchezze tra clan e milizie rivali armate dagli attori esterni, ha visto la nascita del nuovo governo unitario ad interim. Ieri, infatti, il Primo Ministro Abdul Hamid Dbeibah, eletto il 5 febbraio dal Forum di dialogo politico durante i colloqui sponsorizzati dalle Nazioni Unite, insieme a un Consiglio di presidenza ad interim composto da tre membri -Mohammed Menfi, Abdullah Al-Lafi e Mossa Al-Kouni- ha prestato giuramento davanti alla Camera dei rappresentanti nella città orientale di Tobruk, davanti alla Camera dei rappresentanti. Presenti a Tobruk il capo del Consiglio presidenziale Mohammed Menfi, e gli altri due componenti dell’organismo.

Il mandato di questo primo governo ‘unificato’ dopo sette anni di scontri è quello di guidare il Paese fino alle prossime elezioni, previste per il 24 dicembre di quest’anno.

I ministri del governo di unità nazionale sono stati scelti sulla base dalla densità di popolazione delle tre principali regioni della Libia:Tripolitania a ovest, Barqa a est e Fezzan a sud, secondo l’elenco pubblicato dalla Camera dei rappresentanti.

Dbeibeh, informa l’agenzia ‘Anadoluha proposto un governo di unità nazionale di 27 membri, promettendo che avrebbe dato la priorità al «miglioramento dei servizi, all’unificazione delle istituzioni statali e alla fine del periodo di transizione» in vista delle elezioni. Najla El Mangoush dall’est è stata nominata Ministro degli Esteri del Paese. E’ la prima donna che accede a questo incarico. El Mangoush, con quasi 15 anni di esperienza, ha lavorato in diverse organizzazioni internazionali e vive negli Stati Uniti dal 2012. Dbeibeh fungerà da Ministro della Difesa nel nuovo governo, probabilmente in attesa di un accordo tra le diverse parti in campo per nominare un Ministro. Khaled Tijani Mazen è stato nominato Ministro degli Interni in rappresentanza della regione meridionale. Mazen aveva ricoperto la carica di viceministro degli interni nel vecchio governo. Dbeibeh ha nominato Khaled Al-Mabrouk Abdullah Ministro delle Finanze in rappresentanza del meridione del Paese, mentre Muhammad Ahmad Muhammad Aoun è stato nominato Ministro del Petrolio e del gas in rappresentanza dell’Ovest. Cinque donne sono state nominate nel contesto di 33 incarichi governativi, compresi i Ministri della Giustizia (Halima Abdulrahman), della Cultura, degli Affari Sociali.
Scorsa settimana il Parlamento aveva approvato il gabinetto guidato da Dbeibah.

Alla cerimonia di giuramento di ieri hanno partecipato anche il rappresentante dell’Unione europea in Libia, Jose Sabadell, insieme a diversi ambasciatori europei, tra i quali anche l’ambasciatore italiano Giuseppe Buccino.
Oggi, il passaggio formale dei poteri dal governo di concordia nazionale di Fayez al-Serraj, arrivato nella capitale nel marzo 2016, ad Abdul Hamid Dbeibah. La cerimonia ufficiale si è tenuta a Tripoli.

Libya’s Prime Minister Abdulhamid Dbeibeh, Libya’s internationally recognized former Prime Minister Fayez al-Sarraj, and Mohammed al-Menfi, Head of the Presidency Council, pose for a photo ahead of the handover ceremony in Tripoli, Libya March 16, 2021. The Media Office of the Prime Minister/Handout via REUTERS ATTENTION EDITORS – THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY.

Domani, primo impegno internazionale per il nuovo premier, infatti il Presidente tunisino, Kais Saied, sarà in Libia, per la prima volta dal 2012. Una vista che indica attenzione e solidarietà, e sottolinea come la Tunisia sia particolarmente ansiosa che questo nuovo governo si metta al lavoro.

Entusiasmi a parte, quello del nuovo esecutivo, formato da ministri che rappresentano tutte le realtà ‘geografiche, tribali e anche politiche’ del Paese, come sottolineano gli analisti, ovvero tutti ‘ diversi tipi di poteri che in Libia in questi anni si sono scontrati, sarà un percorso sfidante.

Claudia Gazzini, analista di Crisis Group, all’agenzia ‘Askanews‘ ha sottolineato che «non c’è dubbio che il giuramento del nuovo governo sia un passo storico, un primo passo verso l’unificazione della Libia, divisa istituzionalmente dal 2014», ha rimarcato Gazzini, ricordando «la prima vittoria» già conseguita da Dbeibah la scorsa settimana riuscendo «a far riunire il Parlamento libico diviso in due fazioni, una a Tobruk e l’altra a Tripoli, nella città di Sirte, dove ha ottenuto il voto di fiducia».

Gazzini ha sintetizzato il cosa attende Dbeibah. Il problema economico è certamente in cima alla lista, insieme a quello militare, «con il premier intenzionato a far approvare un bilancio molto più grande di quello previsto fino ad oggi, quasi il doppio, molto al di sopra di quelle che saranno le entrate delle vendite di petrolio». Ma non si tratta solo di fondi da recuperare, il problema è la qualità e più ancora il profilo del bilancio.
Il premier deve affrontare i sospetti che derivano dall’accusa di corruzione alla famiglia Dbeibah, «famiglia di milionari la cui ricchezza è dovuta in gran parte a fondi accumulati durante l’era di Muammar Gheddafi, quando Ali Dbeibah (cugino del premier) era a capo dell’ente statale per costruire le infrastrutture e le nuove città libiche». «L’accumulo di fondi dell’era Gheddafi e l’accusa allo stesso premier di aver comprato voti al Foro di dialogo libico sostenuto dall’Onu sono due macchie nere che fanno pensare che il nuovo esecutivo, in realtà, governerà all’insegna della corruzione. Molti temono che il nuovo premier possa abusare del proprio potere per continuare a gestire il Paese come fatto dalla sua famiglia in passato. Questo fa temere, certo. Quindi il premier deve innanzitutto liberarsi di queste accuse», ha commentato Gazzini. Gli attivisti seguiranno con attenzione l’approvazione della nuova legge di bilancio, «monitorando quali contratti verranno fatti, per evitare nuova corruzione e appropriazione indebita di fonti statali», anche perchè appunto il premier pare voglia fare un bilancio molto grande che «non è chiaro come voglia finanziarlo».

Circa le entrate petrolifere, Gazzini ha ricordato che dallo scorso settembre è attivo «un meccanismo, voluto dagli americani e dall’Onu, che ha portato al congelamento dei proventi petroliferi, che invece di andare direttamente alle casse dello Stato, alla Banca centrale, si fermano in un conto del colosso petrolifero nazionale National Oil Corp (NOC). Per cui «ora Dbeibah dovrà consultarsi con gli attori coinvolti nella creazione di questo meccanismo, tenendo conto della posizione americana e Onu, per poter tornare al sistema istituzionale di distribuzione dei proventi petroliferi». In un comunicato, la NOC ha riferito di 1,2 miliardi di dollari di entrate petrolifere a febbraio, annunciando di essere pronta a sbloccare i fondi. Nella nota si riferisce quindi dell’incontro avuto dal Presidente della NOC, Mustafa Sanalla, con il premier, durante il quale Dbeibah ha espresso «sostegno alla NOC e alle sue affiliate perchè raggiungano i loro obiettivi di aumentare la produzione e aumentare le entrate per sostenere l’economia nazionale».
Il Primo Ministro deve sbrogliare la matassa della ripartizione delle entrate petrolifere e insieme unire istituzioni divise, inclusa la banca centrale.

Certamente il petrolio è cruciale sia per la riuscita che nell’eventuale fallimento di questo governo.
La produzione è aumentata «dopo che le parti in guerra hanno raggiunto una tregua a metà del 2020 e hanno interrotto i combattimenti. La Libia sta pompando oltre 1,3 milioni di barili al giorno, più di molti dei suoi pari nell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio», afferma ‘Bloomberg‘, e la «NOC mira ad aumentare la produzione a 1,45 milioni di barili al giorno entro la fine del 2021, a 1,6 milioni entro due anni, e a 2,1 milioni entro quattro anni, ha detto la scorsa settimana il Presidente Mustafa Sanalla a ‘Bloomberg TV‘. Il NOC prevede di avviare nuovi giacimenti petroliferi nei prossimi mesi nei bacini di Sirte, nella parte centrale del paese, e di Ghadmis a ovest, ha detto. Sta anche lavorando per riavviare i campi chiusi dagli attacchi dello Stato Islamico nel 2015». Insomma, la Libia «è tornata nel gioco del petrolio dopo anni di false partenze e battute d’arresto. Gli impianti energetici chiusi o danneggiati durante la guerra civile sono stati riaperti lo scorso anno».

«La produzione di petrolio e gas della Libia rimarrà probabilmente stabile e le probabilità di un ampio conflitto rimarranno basse», hanno detto gli analisti di Stratfor.

Sanalla, sottolinea ‘Bloomberg‘, ha detto che questiobiettivi ambiziosi dipenderanno dal mantenimento della pace e dal fatto che NOC ottenga un budget abbastanza grande dal governo per riparare le infrastrutture energetiche. La guerra e la mancanza di manutenzione hanno causato la corrosione delle condutture e il crollo dei serbatoi di stoccaggio.

Un governo stabile dovrebbe almeno consentire a NOC, a corto di liquidità, di far fronte ai suoi bisogni più urgenti. Mentre si appoggerà alle società energetiche straniere per il finanziamento. Total, Eni e Repsol sono tra quelle con una posta in gioco nel Paese, anche se molte di loro hanno ridotto le operazioni durante i combattimenti, conclude ‘Bloomberg‘.

Altra grande sfida che il nuovo governo è chiamato ad affrontare è quella del dossier militare. Il premier ha tenuto l’interim della Difesa. Citando Dbeibah, Gazzini ha sottolineato che «non è ancora stata trovata una figura che goda del sostegno e della fiducia delle due coalizioni militari». Ma, ha aggiunto, «sarà importante a mio avviso assegnare questa carica, perchè il premier avrà troppo da fare per potersi concentrare completamente anche del dossier militare».
«Altra sfida sarà trovare un accordo su chi ricoprirà la carica di General Commander, ossia la posizione di Haftar, questione di cui non si è discusso finora, ma di fatto il nuovo Consiglio presidenziale guidato da Al-Menfi ha l’autorità di fare le nuove cariche militari, tra cui quella del Comandante generale. Lo faranno? Procederanno, cambieranno Haftar o manterrano lo status quo? Rimane una domanda aperta», qui si parla dell’unificazione delle forze armate, ovvero di forze che fino ad ora si sono scontrate ferocemente. «Il generale Haftar ha dato segnali di voler collaborare con questo nuovo governo». Non sarebbe una mossa saggia per Dbeibah inimicarselo.

Un risvolto della questione militare è quello della presenza di truppe straniere nel Paese, per le quali «non c’è indicazione di quando partiranno», anche se a parole tutti richiedono il ritiro. Un capitolo, questo, strettamente collegato è quello della smobilitazione delle milizie che dominano in molte parti del Paese. Truppe straniere e milizie smobiliteranno solo se le potenze che hanno condotto per procura questo conflitto lo vorranno. Per il Governo si tratta dunque di lavorare con questi Paesi per provare a far loro condividere il processo di pace. Si tratta di Egitto,Turchia, Qatar, Emirati Arabi Uniti, RussiaQualche segnale positivo in questa direzione c’è. Come fanno notare gli analisti del ‘Financial Times‘,Debeibeh è già stato ricevuto al Cairo da Abdel Fattah al-Sisi, segno questo che parrebbe di sostegno da parte dell’Egitto. «La Turchia, con cui l’Egitto intrattiene relazioni tese dal 2013, ha segnalato nelle ultime settimane il desiderio di relazioni più calde con il Cairo. L’Egitto e il Qatar, sui lati opposti del conflitto libico, hanno anche ripristinato i legami come parte di una più ampia riconciliazione regionale a gennaio tra il Qatar da una parte e l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto dall’altra» sottolineano gli analisti di ‘Financial Times‘.

E qui ritorna in pista la partita petrolifera. A ciascuno di questi attori esterni che possono incidere sul processo di costruzione di una nuova Libia, Debeibeh -uomo d’affari, non c’è da scordarselo- dovrà garantire una contropartita.
Il premier ha nominato un Ministro del Petrolio e del gas, una posizione che da anni non era più ricoperta, lasciando di fatto l’incarico nelle mani di Sanalla. La scelta è caduta su Mohamed Aoun, ex rappresentante della Libia presso l’OPEC, e, si sostiene, per nulla vicino di Sanalla. «Non è ancora chiaro cosa significherà per Sanalla e per gli obiettivi del NOC. Sanalla ha detto che non vede l’ora di lavorare con il ministero per espandere le capacità delle risorse petrolifere libiche».

Sotto Sanalla, che ha preso il timone nel 2014, il NOC è stato una delle poche istituzioni in grado di lavorare al di là delle divisioni politiche della Libia. È riuscita a mantenere il controllo delle esportazioni di petrolio, nonostante i combattenti tentassero di impossessarsi di campi, oleodotti e porti nei loro territori. Sanalla ha detto che NOC è pronto a lavorare con il nuovo governo e rimarrà politicamente neutrale». C’è da credere che il Ministro Aoun avrà un ruolo centrale nella politica estera libica.

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