domenica, Settembre 19

Libertà d'espressione e attivismo digitale field_506ffb1d3dbe2

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Freedom of expression awards 2014

Edward Snowden e Free Weibo, TAILS e Shubhranshu Choudhary. Questi i candidati finali ai Digital Activism Awards 2014, iniziativa annuale curata  fin dal 1972 dall’organizzazione internazionale Index on Censorship – la cui cerimonia di assegnazione si svolgerà domani sera 20 marzo a Londra.

Mentre il primo nome non ha bisogno di presentazioni, Free Weibo è la versione “libera”del maggior social network cinese, Sina Weibo, dove invece la censura governativa è la norma. Pur se bloccato in Cina, il sito tiene traccia dei post cancellati e consente di ripescarli tramite ricerche anonime, e recentemente si è dotato di un’interfaccia in inglese.

The Amnesic Incognito Live System (TAILS) è invece un vero e proprio sistema operativo (libero e gratuito) che può  essere attivato tramite chiavetta usb, scheda SD o un comune DVD su qualsiasi computer per lavorare e scambiare materiali tramite la rete Tor, aggirando così ogni censura, rispettando privacy e anonimato.

Infine, Choudhary è un giornalista indiano impegnato a colmare il tanto deprecato “digital divide”, grazie a un sistema di telefonia mobile tramite cui la gente dei villaggi rurali possa condividere news iper-locali nella loro lingua – progetto ostacolato dalle intricate normative nazionali.

Le altre categorie del premio riguardano giornalismo, attivismo e arte, con un eclettico pool di candidati, tra cui (rispettivamente): Azadliq, quasi l’unica testata indipendente ancora attiva in Azerbaijan; Glenn Greenwald e Laura Poitras, i reporter inglesi coinvolti nelle rivelazioni di Snowden e ora animatori del nuovo progetto First Look Media; il Colectivo Chuhcan, gruppo impegnato nel campo della salute mentale in Messico; Rommy Mom, avvocato impegnato in prima linea in Nigeria a difesa dei diritti umani; David Cecil, produttore britannico arrestato in Uganda per aver portato in scena una commedia “pro-gay”; la rapper egiziana Mayam Mahmoud che, pur indossando la hijab nei suoi concerti, è divenuta la paladina diritti delle donne.

D’altronde, nonostante l’era digitale (o forse proprio per questo), la libertà d’espressione rimane a rischio un po’ ovunque. Lo confermava fra l’altro, circa un mese fa, l’Indice 2013 di Reporters Sans Frontieres  sulle violazioni della libertà di informazione, che segnalava un “lieve deterioramento mondiale” rispetto allo scorso anno. Mentre in testa alla classifica rimanevano Finlandia, Paesi Bassi e Norvegia, scendevano invece drasticamente il Mali, ora alla 122esima posizione, e la Repubblica Centro Africana (109esima), e restavano i “buchi neri, un inferno per i giornalisti che devono viverci”: Siria, Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea. 

La vera sorpresa veniva però da noti Paesi democratici che, secondo l’organizzazione non-profit sono vittima “dell’aumento della sicurezza utilizzato abusivamente per restringere la libertà dell’informazione” – cioè gli effetti a tutto tondo del Datagate. Gli Stati Uniti perdevano ben 13 posti, toccando la 46esima posizione, oltre al calo di Gran Bretagna (33esima) e Francia (39esima). Rispetto al 2012, l’Italia saliva di 4 posti rispetto al 2012, conquistando la 57esima posizione.

Un quadro poco allegro, a cui risponde, fra gli altri, proprio l’attività dell’Index on Censorship, e in particolare questi Awards 2014 , che promettono di portare all’attenzione generale alcuni dei protagonisti impegnati a concretizzare il cambiamento ben oltre le situazioni locali descritte. Motivo per cui vale la pena di seguire e rilanciare l’intera situazione (oltre all’evento londinese  in diretta): su Twitter è già attivo l’hashtag #indexawards2014.

 

 

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