sabato, Ottobre 16

Liberia: Weah, un calciatore (dalle amicizie pericolose) come Presidente Al suo fianco come vicepresidente Jewel Howard-Taylor, ex moglie del Signore della Guerra Charles Taylor, in carcere per crimini di guerra

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L’ex calciatore del Milan, George Weah, 51 anni, leader dell’opposizione -la Coalizione per un cambiamento democratico (Cdc)- ha conquistato la presidenza della Liberia con il 61,5% delle preferenze al ballottaggio delle presidenziali del 26 dicembre. Lo ha reso noto ieri sera la National Elections Commission (Nec), dopo lo scrutinio del 98,1% delle schede. Lo sfidante, il vicepresidente uscente Joseph Boakai, candidato del partito di Governo, Unity Party (Up), si è fermato al 38,55%. Oggi la proclamazione dei risultati definitivi. Su 2,1 milioni di liberiani aventi diritto al voto, hanno votato poco meno di 1,2 milioni di cittadini, una partecipazione inferiore rispetto al primo turno dello scorso 10 ottobre.

Per Weah questa era la terza volta che provava a raggiungere la presidenza. Nel 2005 e nel 2011 era stato sconfitto dalla Presidente uscente Ellen Johson-Sirleaf, che il prossimo 22 gennaio gli cederà il testimone. Un successo, quello sancito ieri dalla Commissione elettorale, al quale l’ex bomber è arrivato dopo un percorso non poco accidentato, al termine del quale ha anche dovuto venire a patti con iSignori della Guerra’ che ha sempre combattuto e che hanno insanguinato e derubato la Liberia ‘degli ultimi’ che Weah si propone di rappresentare, per poter raggiungere la meta. Espressione di questopatto scellerato‘: quella che sarà la sua vicepresidente, Jewel Howard-Taylor, ex moglie dell’ex capo milizia e ex Presidente della Liberia Charles Taylor, condannato a 50 anni di carcere per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella vicina Sierra Leone.

 

Il ‘ragazzo’ di Clara Town: ‘nativo’ che si è affrancato dal ghetto attraverso il calcio

George Tawlon Manneh Oppong Ousman Weah, conosciuto come George Weah, nasce 51 anni fa a Clara Town, bidonville portuaria della capitale della Liberia, Monrovia. Membro dell’etnia Kru, Weah è considerato come un ‘nativo’, termine utilizzato per differenziare i liberiani di origine dai ‘congos’, schiavi affrancati arrivati nel Paese africano dagli Stati Uniti. Un ‘nativoche si è affrancato dal ghetto attraverso il calcio. Nel 1988, a 22 anni, l’allenatore dell’AS Monaco, Arse’ne Wenger, lo fa entrare nel tempio del calcio mondiale: l’Europa. Nei successivi 14 anni, il ‘ragazzo del ghetto’, come ancora lo chiamano, avrebbe giocato nei più grandi club europei -Paris Saint Germain e Milan, all’apogeo della carriera, poi Chelsea, Manchester City e Marsiglia- raccimolando una considerevole fortuna economica e un grandissimo successo d’immagine in Europa come nel suo Paese. Unico africano, tra il resto, ad aver vinto il Pallone d’oro nel 1995, solo sette anni dopo l’avvio della sua carriera calcistica.

Per la gran parte degli anni (dal 1989 al 2003) durante i quali la guerra civile ha insanguinato il suo Paese, facendo 250.000 morti, il ragazzo di Clara Town era assente, in Europa a diventare campione. Senza dimenticare il suo Paese, però, tanto da fare appello -forte della sua immagine pubblica- all’Onu di salvare la Liberia dai ‘Signori della Guerra’. Come ritorsione, i ribelli gli avevano bruciato la casa di Monrovia e preso in ostaggio due cugini.
Ritornato in Liberia nel 2002, al termine della carriera calcistica, Weah, molto impegnato nel sociale, decide di buttarsi in politica.

 

2005 e 2011 i brogli gli negano la vittoria conquistata

Nel 2005 si candida per la prima volta alla presidenza, sfidando l’attuale Presidente uscente Ellen Johson-Sirleaf.  Le prime elezioni libere dopo lo spaventoso ciclo di guerre civili diedero proprio a lui la vittoria, rispetto a Sirleaf, che pure godeva di ingenti finanziamenti offerti dalla Casa Bianca. La vittoria gli fu negata per decisione dei Caschi Blu delle Nazioni Unite presenti in Liberia e degli Stati Uniti che consideravano Weah un pericoloso sognatore e quindi un ostacolo per i loro interessi nel Paese. Centinaia di migliaia di schede a suo favore furono gettate dai poliziotti nell’oceano sotto lo sguardo complice degli osservatori elettorali ONU, i quali  garantirono che le elezioni si erano svolte regolarmente e secondo gli standard di trasparenza internazionali. La frode era così lampante che Weah tentò di imporre la sua vittoria con il supporto delle piazze. Nonostante  la maggioranza della popolazione lo sostenesse fu costretto accettare che Ellen Johnson Sirleaf divenisse immeritatamente Presidente dinnanzi alla violentissima reazione della Polizia liberiana che era stata messa sotto il controllo dei Caschi Blu, dopo la fine della guerra civile, per evitare crimini e violenze contro i civili. Le elezioni furono bollate dai liberiani come ‘le elezioni dei pesci’. Un detto popolare iniziò a circolare: Chi ha veramente vinto le elezioni in Liberia? Chiedetelo ai pesci che si sono mangiati le schede di Weah’.
Weah rinunciò a combattere per la presidenza lasciando la vittoria a Ellen Johnson Sirleaf e si mise al lavoro per costruire un vero partito popolare di opposizione. Il CDC divenne presto l’unico vero partito di massa nel Paese.

Le elezioni del 2011 furono ancora peggiori delle precedenti. George Weah vinse al primo turno con una stragrande maggioranza sulla SirleafLa Commissione Elettorale diminuì la percentuale dei voti a favore di Weah dal 62 al 32% e aumentò quelli della Sirleaf al 42% per poter avviare il secondo turno delle elezioni. Lo stravolgimento dei risultati elettorali provocò una rivolta di massa in tutto il Paese soppressa nel sangue nel famoso Bloody Monday il lunedì di sangue, dove decine di manifestanti furono uccisi dai poliziotti del regime e dai Caschi Blu del contingente nigeriano. Dinnanzi alla pura forza della violenza Weah decise di non partecipare al secondo turno. Ellen Johnson Sirleaf ottenne il secondo mandato presentandosi come candidato unico al secondo turno, boicottato dall’82% dei votanti.

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