domenica, Settembre 26

Liberia: Sirleaf Johnson lascia a Weah le casse vuote Ci sono riserve di valuta pregiata sufficienti per finanziare le spese amministrative per meno di sei mesi

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Nei giorni scorsi l’ex Presidente liberiano Ellen Sirleaf Johnson ha ricevuto il Premio Ibrahim per la leadership Africana assegnato dalla Fondazione Mo Ibrahim, una associazione continentale indirizzata a promuovere democrazia e buon governo in Africa. La Fondazione ha elogiato i due mandati presidenziali della Sirleaf tesi a risollevare il Paese e rafforzare la democrazia dopo quindi anni di guerre civili «lavorando senza tregua per il bene del popolo della Liberia». Insieme all’onorificenza Sirleaf ha ricevuto un assegno di 5 milioni di dollari.  Questo premio si aggiunge al Premio Nobel per la Pace, ricevuto nel 2011 a soli due mesi dalle controverse elezioni presidenziali e considerato da molti una manovra elettorale orchestrata dai ‘soci in affari’ del Presidente liberiano, in primis gli Stati Uniti, per influenzare il voto degli elettori. Nel 2012 la Sirleaf ricevette il Premio Indira Gandhi per la Pace, il Disarmo e lo Sviluppo.

Durante i due mandati i media occidentali come ‘Forbes’, ‘Newsweek’ e ‘The Economist’ hanno esaltato Ellen Johnson Sirleaf, definendola la donna più potente del mondo e il miglior Presidente che la Liberia abbia mai avuto. Elogi e premi internazionali che sono serviti a nascondere il ruolo che la Sirleaf ha giocato nella prima guerra civile liberiana appoggiando il signore della guerra Charles Taylor contro il Presidente democraticamente eletto Samuel Doe e nella seconda guerra civile, questa volta contro Taylor. Nelle elezioni del 2005 la Sirleaf vinse grazie alla frode elettorale organizzata in collaborazione con la Missione di Pace Onu, quando centinaia di migliaia di schede a favore dell’attuale Presidente George Weah furono gettate in mare da elicotteri. Nel 2011 la Sirleaf si presentò come candidato unico al secondo turno delle elezioni boicottato dall’opposizione dopo che le truppe nigeriane della ECOMOG avevano sparato sulla folla che manifestava nelle strade di Monrovia contro le frodi elettorali compiute a favore della Sirleaf nel primo turno delle elezioni.  Durante il primo mandato la Commissione Verità e Giustizia, creata per far luce sulle due guerre civili, indicò la Sirleaf come il principale responsabile di un decennio di violenze e raccomandò che le fosse interdetta ogni carica pubblica. La Commissione fu sciolta e il suo rapporto finale mai divulgato al popolo liberiano.

Se il ruolo della Sirleaf nelle guerre civili, teso a conquistare il potere, e l’assoluta mancanza di democrazia durante i suoi due mandati presidenziali sono ormai evidenti, meno risaputa è stata la sistematica rapina delle risorse del Paese attuata dalla Famiglia Sirleaf in collaborazione con la Famiglia Taylor, nonostante che il famoso Signore della Guerra stia scontando una condanna presso un carcere  di massima sicurezza in Gran Bretagna per crimini di guerra commessi in Sierra Leone. Per dodici anni le famiglie Sirleaf e Taylor, assieme ad un nutrito gruppo di Ministri e Deputati, hanno saccheggiato il Paese svendendo legno pregiato, gomma arabica e ferro a multinazionali americane e cinesi. All’orgia di soldi perpetuata ai danni della popolazione hanno addirittura partecipato vari signori della guerra colpevoli di spaventosi crimini durante le due guerre civili ma perdonati e trasformati in rispettabili uomini d’affari. La Liberia che l’ex campione del Milan, George Weah, ha ereditato è un Paese distrutto, alla fame, con il 92% di analfabetismo, il 85% di disoccupazione, il 12% di strade asfaltate, il 4% di popolazione che ha accesso a luce e acqua potabile. In Liberia la maggioranza della popolazione vive con 2 dollari al giorno.

Come ultimo atto vandalico ai danni della popolazione il Premio Nobel della Pace, acclamata dall’Occidente come campione di rettitudine e democrazia, ha svuotato le casse dello Stato, minando ogni possibilità per Weah di poter offrire occupazione, ricostruire le infrastrutture (ancora devastate dalla guerra civile finita nel 2004) e di creare opportunità di sviluppo se non accedendo a pericolosi e vincolanti prestiti di potenze straniere.

Nelle casse dello Stato vi sono riserve di valuta pregiata sufficienti per finanziare le spese amministrative per meno di sei mesi. Il budget nazionale 2017/2018 registra un deficit di 563,6 milioni di dollari. Il Governo uscente della Sirleaf si è rifiutato di offrire serie spiegazioni di questo disastro che ha di fatto creato il collasso della economia liberiana, limitandosi a sottolineare cause esterne come il declino dei prezzi internazionali della gomma arabica o l’impatto avuto dalla epidemia di Ebola che colpì il Paese nel 2014.

Ben altre ed interne sono le ragioni, come sottolinea un recente studio condotto dal Gruppo di Ricerca ghanese IMANI, considerato a livello internazionale il migliore centro studi dell’Africa Sub Sahariana. La prima causa del collasso finanziario dello Stato liberiano è una indisciplina fiscale che ha creato un declino del 13% delle entrare registrato nel solo 2016. L’indisciplina fiscale è strettamente legata alla corruzione e alla fuga di capitali. I governi Sirleaf hanno concesso importanti esenzioni fiscali alle multinazionali americane e cinesi e tollerato inaudite evasioni delle tasse grazie a ricche ricompense depositate direttamente in conti bancari esteri intestati alla Famiglia Sirleaf e ai suoi cloni. Ad ogni ex signore della guerra riciclatosi inonestoimprenditore è stato permesso di non pagare le tasse e di esportare all’estero il 100% dei profitti in valuta pregiata. La Liberia è l’unico Paese al mondo dove si può effettuare trasferimenti settimanali di 400.000 dollari americani attraverso la Western Union.

Il Presidente Sirleaf è stata il primo beneficiario dell’evasione fiscale e della fuga di capitali all’estero, come ha dimostrato il Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo nel suo Dossier Paradise Papers. La Sirleaf detiene una fitta rete di azioni in multinazionali operanti in Liberia nel settore minerario, aurifero e agro alimentare tramite presta nomi. Queste multinazionali operano sistematicamente l’evasione fiscale, versando i profitti netti al Premio Nobel della Pace che garantisce l’impunità per crimini fiscali. I capitali vengono messi al sicuro all’estero tramite una finanziaria nelle isole Bermuda, la Shonghai Financial Holdings, filiale della finanziaria Databank detenuta dalla Sirleaf prima di diventare Presidente. La famiglia americana Bush detiene importanti azioni presso la Databank che servì a finanziare le due guerre civili a partire dal 1989.

Per favorire la fuga di capitali in dollari americani la Sirleaf, durante i suoi due mandati presidenziali, ha attuato una devastante politica di svalutazione della valuta nazionale, il dollaro liberiano, permettendo il fiorire del mercato nero. Nel  giugno 1990  un dollaro americano equivaleva ad un dollaro liberiano. Nel febbraio 2018 il tasso di cambio è di 126,75 dollari americani, 134 al mercato nero. L’Agenzia di Certificazione Finanziaria Internazionale J. Yanqui Zaza ha stabilito che la svalutazione della valuta liberiana è stata effettuata tra il 2005 e il 2017, che corrisponde al periodo dei due mandati presidenziali di Sirleaf. L’Agenzia sottolinea che la ipersvalutazione è stata possibile grazie all’introduzione del dollaro americano come moneta di scambio commerciale corrente in Liberia che ha distrutto il potere della valuta locale. Nel 2004 (un anno prima della presidenza della Sirleaf) il dollaro americano era valutato 54 dollari liberiani. Nel 2006 (un anno dopo la presidenza della Sirleaf): 108 dollari liberiani.

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