domenica, Giugno 13

Liberia: oggi forse George Weah proclamato Presidente Il pallone d’oro in testa nei primi risultati non ufficiali diramati ieri. Per oggi è attesa la proclamazione ufficiale dei risultati

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L’ex star del calcio George Weah è in testa nello spoglio delle elezioni presidenziali in Liberia, che si sono tenute lo scorso 26 dicembre, secondo quanto emerge dai risultati parziali non ufficiali annunciati dai media locali. Secondo il vice manager della campagna elettorale di Weah, Morluba Morlu, sulla base dei conteggi che arrivano dai singoli distretti elettorali del Paese, l’ex attaccante del Milan dovrebbe essere eletto Presidente con circa il 70% dei voti. I risultati definitivi sono attesi per oggi.

«È chiaro. Stiamo solo aspettando che la commissione elettorale annunci i risultati e lo dichiari Presidente», e «invitiamo Boakai ad ammettere la sconfitta e congratularsi con George Weah», ha dichiarato Morlu, chiamando in causa lo sfidante, l’attuale vice Presidente Joseph Boakai. Al primo turno, che si era tenuto lo scorso 10 ottobre, Weah era arrivato in testa con il 38,4% dei voti (ottenendo la maggioranza in 11 delle 15 contee del Paese), mentre Boakai si era fermato al 28,8%.

«Andrò al tavolo da disegno con la mia squadra e metteremo insieme un piano per far avanzare il nostro Paese», ha detto Weah ai giornalisti subito dopo aver votato, pienamente convinto della vittoria.

Weah aveva ottenuto il suo primo incarico politico nel 2014, quando vinse il seggio senatoriale della Contea di Montserrado con una vittoria schiacciante. A livello regionale, rappresenta il Paese presso il Parlamento dell’ECOWAS (Economic Community of West African States).
I critici lo accusano di non aver fatto molto per migliorare la vita dei giovani della contea e rappresentare gli ultimi delle comunità che sono la sua roccaforte elettorale. Tuttavia, rimane un fenomeno nella politica del Paesespesso considerato come il meno qualificato, eppure il più seguito, sottolineano gli osservatori locali.
Il compito che lo attende non sarà tra i più facili: prendere il posto del primo Presidente donna democraticamente eletto, Ellen Johnson Sirleaf -unica donna capo di stato in Africa, premio Nobel per la pace nel 2011- la cui Amministrazione ha conquistato l’ammirazione dell’Occidente, ma che è fortemente criticata in patria, sia per il mondo con il quale ha governato sia per il suo passato e, in ultimo, per le sue pesanti interferenze sul voto di martedì. C’è stata Ellen Johnson Sirleaf dietro lo stop al voto nel Paese, i signori della guerra -i soli poteri forti della Liberia- che la Presidente ha rappresentato hanno remato contro Weah. Già al primo turno era evidente che l’ex campione del calcio europeo era osteggiato dagli interessi di Washington, Pechino,  Sirleaf e i ‘suoi Signori della Guerra’.

Corruzione, arretratezza delle infrastrutture, agricoltura, sanità, tra le sfide più importanti con cui il politico ‘inesperto’, sottolineano i media africani, dovrebbe cimentarsi, affermando che Weah «non ha espresso né articolato la sua piattaforma» programmatica in modo chiaro tanto da far capire come intende procedere. «Forse sta aspettando la vittoria prima di tirare fuori i suoi piani». E su questo difficile lavoro peseranno gli accordi segreti, le alleanze politiche sottobanco che Weah si è trovato a stringere proprio con i ‘Signori della Guerra’ che lo osteggiavano.
Secondo i reporter di ‘FrontPageAfrica, che hanno incontrato votanti e sostenitori nel quartier generale del partito del probabile futuro Presidente, molti lo hanno votato senza conoscere i suoi programmi di lavoro e ‘sperando’, senza un perché, che un Governo guidato da Weah sia inclusivo e combatta i mali del Paese, insomma che Weah possa essere il bomber della politica liberiana come lo è stato per il calcio europeo.

Un voto pacifico, quello dei due milioni degli aventi diritto, che si è svolto senza incidenti e nel rispetto delle regole: questo il giudizio espresso da ong locali e osservatori internazionali, sia africani che europei. E già questo sembra essere un primo gol di Weah.

Il 22 gennaio Sirleaf cederà il potere al suo successore, il quale resterà in carica per sei anni. In un Paese che non ha conosciuto alternanza democratica dal 1944, «questa transizione è cruciale. Se la Liberia ci riuscisse, sarebbe una vittoria per il Paese, per l’Africa occidentale e per l’Africa in generale», ha dichiarato l’ex Presidente della Nigeria Goodluck Jonathan, capo degli osservatori dell’Istituto nazionale democratico per l’Africa.

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