lunedì, Ottobre 18

Liberia: i primi cento giorni di George Weah Quel calciatore-Presidente stretto nella morsa dei Signori della Guerra, degli Stati Uniti e della Cina

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Anche i propositi di Weah di lottare contro la corruzione e il nepotismo hanno subito un calo di credibilità dopo che i media hanno pubblicato la notizia che il nuovo Presidente ha costretto la direttrice del Porto di Monrovia ad assumere i suoi tre fratelli -Prince, Walloh e Moses Weah- dando loro cariche manageriali e ottime condizioni salariali nonostante la totale assenza di capacità professionali.

Sul piano internazionale l’Amministrazione Weah viene praticamente ignorata dai Paesi africani ed europei. Il Presidente si è recato a Parigi, Dakar, Accra, Abidjan, Abuja per tentare di ricevere supporto politico e finanziario, senza però raggiungere l’obiettivo. Il Governo ivoriano ha prestato a Weah il suo areo presidenziale per compiere le visite ufficiali in Africa, quello senegalese si è fatto carico delle spese relative alla visita ufficiale di Weah in Francia, in quanto il Governo liberiano è tecnicamente in banca rotta e possiede solo 53 dollari. Nonostante questi favori, nessun Governo africano al momento intende offrire credito e finanziamenti alla Liberia. Il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha rifiutato la richiesta di Weah di inviare professori per l’insegnamento presso gli istituti superiori e l’Università. A Parigi, il Presidente Emmanuel Macron ha rinviato ogni supporto finanziario francese affermando che occorre prima verificare la stabilità della nuova Amministrazione e la presenza di significativi progressi sociali e democratici.  Weah non è riuscito a convincere la comunità internazionale a far entrare la Liberia nel club dei Heavily Indebted Poor Contries – HIPC (Nazioni Povere Pesantemente Indebitate).

Il programma HIPC, iniziato nel 1996 congiuntamente dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, ha lo scopo di aiutare i Paesi più poveri del mondo portando il loro debito pubblico a un livello sostenibile, sotto la condizione che i loro Governi dimostrino di raggiungere determinati livelli di efficienza nella lotta alla povertà. Il programma opera in concerto con diverse ONG e con il movimento internazionale per la cancellazione del debito legato al Giubileo del 2000. Per il momento il Governo Weah è ritenuto non ancora credibile e lasciato solo ad affrontare uno spaventoso debito estero che non è in grado di pagare. Weah non ha nemmeno i soldi per assicurarsi un lavoro di lobby politica presso Stati Uniti, FMI, Banca Mondiale, Unione Africana, Unione Europea, Commonwealth, Nazioni Unite. Il lavoro di lobby fu cruciale per la ‘Signora della Guerra’ Sirleaf, che riuscì a far dimenticare i crimini contro l’umanità commessi, diventare la ‘preferita dell’Occidente’ e perpetuare senza problemi i crimini economici  e le gravi violazioni dei diritti umani durante i suoi due mandati presidenziali

 A Weah rimangono solo Stati Uniti e Cina, due potenze che si sono caratterizzate in Liberia per il loro atteggiamento coloniale basato sul puro sfruttamento delle risorse naturali. «Il Presidente George Weah è condannato a rimanere sotto l’influenza americana e cinese. Il futuro della Liberia dipende dalla capacità di Weah di saper mantenere l’equilibrio di interessi tra Washington e Pechino e rafforzare la sovranità nazionale, attualmente pari a zero», sostiene Augustine Konneh, ex Direttrice Generale del Istituto degli Studi Stranieri della Liberia. Un compito difficile, visto che i Presidenti Donald Trump e Xi Jimping sono in feroce competizione per assicurarsi il dominio mondiale.

La Liberia è sempre stato un protettorato americano, ma la politica nazionalista e protezionista di Trump potrebbe portare ad un disinteresse per le sorti della Liberia. «Gli Stati Uniti sosterranno la Liberia continuando ad offrire il necessario supporto politico e finanziario in grado di garantire lo sviluppo della popolazione liberiana»,  ha recentemente affermato l’Ambasciatrice americana in Liberia, Christine Elder. Un’affermazione, però, che non è seguita da fatti concreti. Le relazioni Washington – Monrovia si sono deteriorate dopo la scelta compiuta da Weah di votare presso le Nazioni Unite contro la decisione del Presidente Trump di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele. Una scelta fatta nella speranza di ottenere aiuti da alcuni Paesi arabi e occidentali contrari alla politica americana verso Israele. Purtroppo nessun aiuto è giunto, lasciando la Liberia in una difficile posizione con gli Stati Uniti e Israele. Lo scorso 6 giugno il Presidente del Consiglio UE, Donald Trusk, ha ricevuto a Bruxelles George Weah per parlare di cooperazione bilaterale, stabilità regionale e migrazione. Non si conoscono al momento gli esiti di questa visita che per l’Amministrazione liberiana è di fondamentale importanza per ricevere un sostegno da parte dell’Europa.

La Casa Bianca osserva con sospetto la politica iniziata dalla Sirleaf di alleanza con la Cina. Una politica che George Weah è costretto a continuare. Con le casse vuote e il Paese sull’orlo della fame gli investimenti cinesi sono ormai le uniche entrate di valuta estera su cui l’Amministrazione Weah può contare. La Cina sta, inoltre, finanziando un largo programma di infrastrutture che include la costruzione di strade, scuole, ospedali. Offre anche numerose borse di studio presso le università cinesi con il chiaro obiettivo di formare una classe dirigente liberiana modellata sul pensiero cinese. L’Ambasciatore Zhang Yue ha promesso che il supporto politico e finanziario della Cina continuerà essendo la pietra miliare su cui si basano le relazioni tra le due Nazioni. Relazioni di certo non basate su rapporti egualitari.

La Cina, approfittando della distruzione del tessuto  economico, politico e sociale perpetuata negli ultimi 28 anni da Sirleaf, Taylor e Prince Johnson e della debolezza del Governo Weah, intravvede un’opportunità d’oro per trasformare la Liberia in una sua colonia. Pechino si è già assicurato il controllo dei immensi giacimenti liberiani di ferro. Opportunità unica per rafforzare la produzione industriale cinese. Con astuzia ammirevole, Pechino, ha deciso di interrompere l’esportazione del ferro dalla Liberia per installare fabbriche e produrre nel Paese acciaio pesante. Una tattica utile per raggirare le misure protezionistiche americane, in quanto la Liberia gode del trattato commerciale AGOA con gli Stati Uniti. Le fabbriche avranno una forte partecipazione dello Stato liberiano e non saranno delle succursali delle multinazionali cinesi, ma entità giuridiche e imprenditoriali puramente liberiane. Pechino mira ora a estromettere la ExxonMobil dallo sfruttamento degli immensi giacimenti di petrolio presenti nelle acque territoriali liberiane. «Nel migliore dei scenari il Presidente George Weah potrà beneficiare della rivalità tra Stati Uniti e Cina per ricevere da entrambi i fondi e gli investimenti necessari per ricostruire il Paese. Nel peggiore dei scenari la Liberia, dopo essere stato per secoli un protettorato americano, diverrà un protettorato cinese», avverte Konneh.

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