lunedì, Giugno 21

Liberate Ali Mohammad al-Nimr L’Arabia Saudita ha uno dei peggiori record al mondo nel campo dei diritti umani

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L’Arabia Saudita ha uno dei peggiori record al mondo nel campo dei diritti umani. Negli ultimi decenni, violando totalmente le leggi internazionali, il Paese ha incarcerato e giustiziato decine, per non dire centinaia, di cittadini, usando la sicurezza nazionale e la religione per instillare terrore nella popolazione.

Dalla salita al trono del re Salman nel gennaio del 2014, il suo regno si è tinto di rosso col sangue degli innocenti. Si stima che l’Arabia Saudita abbia giustiziato 175 persone lo scorso anno, con una media di una ogni due giorni, secondo quanto dichiarato da Amnesty International. Il regno ha ucciso 102 condannati solo nei primi sei mesi del 2015, e tra questi vi sono anche bambini e disabili.

Quanti Raif Badawi ci vorranno prima che si rompa il silenzio? Raif Badawi è uno scrittore e attivista saudita, e il creatore del sito Free Saudi Liberals. È stato arrestato nel 2012 con l’accusa di aver insultato l’Islam per via elettronica ed è stato portato in tribunale con vari capi d’imputazione, tra cui l’apostasia. Nel 2013, è stato dichiarato colpevole di numerose accuse e condannato a sette anni in prigione e 600 frustate. Nel 2014, è stato nuovamente condannato a 1000 frustate, dieci anni di prigione e una multa. Le frustate avrebbero dovuto essere suddivise in 20 settimane e le prime 50 sono state inferte il 9 gennaio di quest’anno. Un secondo gruppo è stato però rimandato per via della salute precaria di Badawi, che soffre di ipertensione e la cui salute è peggiorata dall’inizio della fustigazione. La moglie, Ensaf Haidar, teme che lui possa morire se le autorità decideranno di portare a termine la condanna. Nonostante le richieste della comunità internazionale, il tribunale supremo dell’Arabia Saudita a giugno di quest’anno ha confermato la condanna a 1000 frustate e dieci anni di prigione.

Quanti ragazzi, quanti Ali Mohammad al-Nimr dovranno essere torturati e ingiustamente condannati a morte prima di riconoscere le responsabilità di questa potenza petrolifera?

Gerald Staberock, segretario generale dell’Organizzazione mondiale contro la tortura, ha affermato: «Il problema in Arabia Saudita è che il sistema giudiziario viene usato come un’arma contro coloro che vogliono più libertà. In Arabia Saudita esiste la cosiddetta ‘polizia religiosa’, il cui ruolo è quello di trovare chi sostiene i diritti umani e lotta per la libertà e di punirlo. Poi ci sono i tribunali superiori, che non funzionano come quelli dei Paesi occidentali perché non si occupano di garantire la protezione dei diritti ma di assicurare la messa in atto dei castighi. Esistono rapporti che affermano che molte persone incarcerate, spesso anche senza accuse chiare, vengono torturate per umiliarle e farle soffrire; inoltre, i detenuti subiscono torture anche per estorcer loro le confessioni, che sono alla base del sistema legale saudita. Questa è una violazione grave degli standard internazionali se si considera che l’Arabia Saudita ha volontariamente firmato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura».

L’Arabia Saudita è uno Stato del terrore.

I reali hanno mutilato, torturato, umiliato e oppresso intere comunità basandosi sul fatto che queste avrebbero potuto fare qualcosa. In Arabia Saudita, non c’è uomo, donna o bambino che sia al sicuro dalle mani di un sistema costruito attorno al regime più violento, abusivo e reazionario al mondo. Lo scorso mese di aprile, il regno ha introdotto una nuova legge che allarga il concetto di terrorismo.

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