lunedì, Ottobre 18

Liberare Raqqa da terra

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Bruxelles – Era una visita programmata da tempo quella di Yoram Schweitzer, esperto israeliano in terrorismo internazionale, capo del programma ‘Terrorismo e Conflitti Minori’ dell’Istituto di Studi per la Sicurezza Nazionale (INSS) di Tel Aviv. Ma la coincidenza con gli eccidi di Parigi ha fatto sì che questa visita assumesse un interesse particolare, dal momento che Yoram Schweitzer ha lavorato sia nel mondo dei servizi di intelligence sia in quello accademico, ed è stato consulente per le strategie di antiterrorismo dei gabinetti di vari premier e del ministero della difesa israeliani. Ora lavora esclusivamente nel mondo accademico e sta preparando un libro che dovrebbe uscire a fine anno.

Un incontro di routine, organizzato al Press Club Brussels Europe, il circolo della stampa di Bruxelles, dall’EIPA (European Israeli Press Association) si è così trasformato in un dibattito approfondito sulle motivazioni di questa azione terroristica e sui suoi mandanti.

 

I mandanti degli attentati di Parigi sono in Siria ?

Parrebbe che l’operazione sia iniziata lì ma è stata poi attuata dai contatti europei dello stato islamico (Is), come Salah Abdelslam, ora ricercato. Era un’azione prevedibile, ma quello che ha colpito è la compattezza della rete che ha mostrato di avere una serie di collegamenti e un sistema di comando ben organizzati che si sono attenuti alle consegne con grande precisione. Va ora chiarito chi fosse la mente della rete, potrebbe essere Salah ma non è ancora chiaro. Non è molto facile che i partecipanti seguano le direttive in maniera così precisa. Dietro i fatti di Parigi c’era una squadra addestrata a colpire e inviata nelle città ad agire. La rete è ancora relativamente piccola, come lo era quella che aveva gestito l’operazione terroristica di Mumbai nel novembre 2008 (che comunque riuscì a fare alcune centinaia di morti ndr), ma ci sono stati allarmi in Europa in precedenza di questo tipo e l’Ue era certemente un obiettivo. Abbiamo visto materializzarsi a Parigi squadre ben addestrate inviate a compiere attentati. Un’operazione del genere ha certamente bisogno di un servizio di intelligence ben organizzato. La ‘legge della giungla’ di questo stato islamico sta cercando di imporsi e di infiltrare la popolazione di arabi, ebrei, americani, europei e la ‘guerra’ viene combattuta con ogni tipo di soldati. È una guerra vera, e per opporvisi servono forze speciali appositamente addestrate a far fronte a questo tipo di minaccia.

Come in Israele?

Si tratta di una guerra che in Israele abbiamo combattuto e stiamo combattendo con eserciti di guerriglia che usano a volte la tecnica del ‘shoot and run’ (spara e scappa). Ora, per sconfiggere l’Is non c’è altra alternativa che quella di liberare Raqqa che non potrà essere liberata dall’aria, con i bombardamenti aerei. Servono forze locali con il supporto aereo e consulenti, contingenti, attrezzature per combattere lo stato islamico in Siria. La politica poi dovrà rimuovere Assad dalla Siria. Lo stato islamico è strategicamente in guerra, e la guerra contro la jihad deve distruggere sia lo stato islamico sia Al Quaeda. Raqqa è il centro dello stato islamico in Siria.

Il ruolo dell’Iran in questo momento?

E’ importante avere l’Iran dalla nostra parte. L’Iran deve fare parte della coalizione. Ma non dimentichiamo che sono stati gli hezbollah che anno iniziato la tecnica degli attentati suicidi e ora abbiamo visto il gusto amaro di questa tecnica in Libano. In Siria ci sono gruppi nazionali che hanno operato insieme e che si sono poi scontrati, bisogna cercare di capire come si muovono e per questo la guerra deve essere basata sull’intelligence. A causa della rivalità tra lo stato islamico e al Qaeda c’è un grosso lavoro di intelligence da fare per combattere Isis.

Per l’Iran bisogna distinguere: la questione nucleare è una cosa, ma per quanto riguarda queste altre vicende non c’è dubbio che l’Iran abbia un pesante coinvolgimento nella guerra in Siria e che usa questo potere per sostenere gli hezbollah. E’ pericoloso il fatto che ci siano in Siria gruppi nazionali che, quando arrivano, entrano a far parte di un “crogiuolo” di nazioni che è una delle caratteristiche dello stato islamico. Lo stesso fenomeno l’avevamo sperimentato all’inizio del conflitto in Afghanistan, professionisti che si sono mescolati ai locali.

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