domenica, Aprile 18

Liberale, libertina, libertaria Elena B.B., la donna che per prima scoprì il seno - Capitolo 2

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Incuriosita, incitata, eccitata, incurante del sole rovente, la gente si assiepava sulla rena adriatica. La piccola folla ormai formava un ampio circolo attorno ai contendenti: per interesse, per attrazione a seguire le risse, ma nel caso anche (magari soprattutto) per vedere dal vivo quei meravigliosi seni. Gli uomini per guardare e fantasticare, le donne per paragonare e criticare. Ma non c’era proprio nulla da rimproverare ai due perfetti globi d’alabastro di Elena: la pelle candida del busto e delle morbide colline contrastava con le grandi areole scure, da creola, da cui i capezzoli emergevano duri e prepotenti. Offerti ora inaspettatamente al pubblico sguardo, da tempo avevano sedotto quanti li avevano immaginati, ammaliato quanti li avevano visti, dannato quanti li avevano assaggiati. Sarebbe bastato, in quei tempi ed in quei luoghi, scoprire anche solamente un seno appena accennato, fanciullesco, per scatenare il putiferio. Ma il suo, incomparabile meraviglia della natura, era già poderoso invito alla sovversione nascosto sottopanni, figuriamoci così drammaticamente proposto.

Il povero sovrintendente Calfàro, reso afasico dalla visione, incapace di profferir verbo, cercò prima di coprirlo con quanto trovò sotto mano, un grande tovagliolo che da lì a poco sarebbe servito per un déjeuner sur le sable. La mano annaspante posò sul petto il lino che ondeggiò un poco, ma più che calato venne accostato, indugiando. E allora la descamisada gli mollò con la destra uno schiaffone, urlando un “Porco!” che si sentì da Bellaria al Lido di Dante. Quello cercò di raccogliere il velo del pudore da terra, poi rinunciò allungando le mani brancolanti, vuote e bramose, verso quell’Eden profferto, ma venne definitivamente stoppato da un epico manrovescio (con anello di casata, il cui simbolo gli rimase per sempre impresso sulla guancia) accompagnato da un ancor più vibrante “Brutto porco maiale!”, che questa volta coprì l’intera Romagna, da Cattolica alla statua ravennate di Anita Garibaldi (che a differenza delle madonne piangenti sorrise soddisfatta), a Casola Valsenio, sconfinando nelle regioni limitrofe.

(‘Elena che esce dalle acque’, opera esclusiva per il romanzo ‘Elena B.B, la donna che per prima scoprì il seno’, di Anna Benedetti, 2015)

Ma fu nulla rispetto all’inarrestabile propagarsi nazionale ed internazionale che ancor più affocò quell’affocata estate, assurgendo, infine, a paradigma del mutamento di un mondo. Inoltratasi di soli dodici anni nel Novecento, la Belle Époque viveva inconsapevolmente i suoi ultimi fasti, ignara dell’imminente conflitto mondiale che ben presto avrebbe spazzato via quella joie de vivre e quella liberazione non solo dei costumi che dalla Francia contagiava tutto il mondo. Più lentamente il nostro Paese, da pochi decenni tornato unito. Però grazie al gesto della intrepida romagnola, fantasiosamente definita da un immaginifico gazzettiere gallico come ‘liberale, libertina e libertaria’, anch’esso assurse di riflesso alla nomea di ‘liberale, libertino e libertario’. Reputazione un po’ usurpata, come si vide poco tempo dopo.

Il Conte Arduino, il trentaduenne marito, stravedeva per quella ragazza nata a Bertinoro da un ricco mercante di cavalli il 5 Aprile del 1886, e la sostenne in tutti i modi. Sfidò così all’arma bianca il Comandante della Regia Tenenza dei Carabinieri di Cervia, Antimo Colopresti, che aveva messo in dubbio la moralità della moglie. Il nobiluomo era formidabile schermidore, ben noto anche per la sua autorevole ‘Integrazione del Codice Gelli’, e il duello si risolse al primo assalto con il ferimento del calunniatore. Alle parti intime ed in maniera irreparabile. Prese in questo modo pubblico vigore quel che sino a quel momento riservatamente si sosteneva (forse con qualche fondamento): che cioè le incaute osservazioni del graduato fossero state dettate più dal rancore per essere stato ‘dismesso’ dalla signora che dall’esigenza di difendere la pubblica morale. Dopo di lui toccò ad un garzone di fornaio, Massimo Forti, ed a Rino Romani, il bagnino che aveva assistito al disvelamento delle grazie di Elena e continuava a tesserne pubbliche, entusiastiche ed a quanto pare eccessive lodi. Quando il Conte affrontò a duello anche l’ingegner Adalberto Maria Guidi (funzionario del Ministero salito da Roma per la ‘regolazione’ delle Valli di Comacchio), il Marchese di Forlimpopoli ed il giardiniere della villa di famiglia, Elena comprese che lo sposo, con il pretesto delle offese alla sua moralità stava facendo strage di tutti in suoi reali o ipotetici amanti, passati, presenti, e magari futuri.

E così per por termine all’ordalia, si ritirò momentaneamente nella Rocca paterna di Fusignano.

 2 – Continua

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