domenica, Settembre 19

Libano, ‘ YouStink ’: ben altro che spazzatura Il Paese, secondo il Premier Tammam Salam, rischia di finire nell’elenco degli Stati Falliti

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«La crisi dei rifiuti», che per altro prosegue da luglio, da quando la principale discarica della capitale era stata chiusa un mese fa e i politici non sono riusciti a concordare un luogo alternativo «è quello che ha fatto traboccare il vaso, ma la storia è molto più grande di questo»: l’ammissione è dello stesso Premier Tammam Salam. Tanto grande che il Libano potrebbe entrare presto nell’elenco degli Stati Falliti, sempre secondo Salaman, il quale, in una conferenza stampa, ieri, ha affermato che  a causa dell’incapacità di prendere decisioni, il Governo potrebbe non essere in grado di pagare gli stipendi del mese prossimo e di collocare sul mercato le proprie obbligazioni. Da qui il rischio che il Libano possa formalmente essere dichiarato dalle società di rating come ‘fallito’.

Ammissioni allarmanti, quelle di Salam, che fanno seguito a due giorni di violenti scontri a Bierut, durante i quali 402 persone sono rimaste feriti (secondo la Croce Rossa libanese) nel corso delle proteste denominateYouStink’, e le Forze dell’ordine del Paese hanno dichiarato che sono state fermate 32 persone. Le manifestazioni sono diventate cruente quando, alcuni giovani con il volto coperto, hanno cominciato a tirare bottiglie e pietre contro la Polizia a guardia degli edifici delle istituzioni. Qualcuno, non identificato, ha sparato colpi di pistola mentre altri hanno dato fuoco a veicoli e motociclette. La Polizia ha risposto con cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e barriere per proteggere i palazzi del Governo e del Parlamento. Il movimento organizzatore della protesta, che, secondo alcuni osservatori locali, per alcuni tratti ha cominciato da assomigliare alle Primavere arabe, ha preso le distanze dai violenti, affermando che gli autori delle violenze sono infiltrati stranieri di alcuni partiti politici, non certo membri del movimento ‘YouStink’.
Un ‘puzzi’, quello dei manifestanti libanesi, che va ben al di là del problema spazzatura, come ammesso dal Premier, è un grido rivolto alla politica libanese, contro la corruzione, la crisi economica e sociale che attanaglia il Paese bloccato dai veti incrociati e dai conflitti religiosi, che dal maggio 2014, quando è scaduto il mandato dell’attuale Premier Michel Suleiman, non riesce eleggere il nuovo Presidente. Alla radice della paralisi libanese, lo scontro tra le potenze sunnite e quelle sciite regionali -l’Arabia Saudita e l’Iran- e la guerra in Siria, come già era evidente all’inizio della paralisi sull’elezione del Presidente. Il Libano è, da oltre un anno, un ring dove svariati contendenti della scena mediorientale -non solo Arabia Saudita e Iran, anche Turchia, movimenti salafiti, Fratelli Musulmani, Francia, Russia, Usa e in origine Qatar- si stanno scambiando messaggi di sangue, i molti attentati degli ultimi 18 mesi lo provano.

«La gente vuole rovesciare il regime», urlano i manifestanti, riprendendo gli slogan della primavera araba. Il Premier Tamman Salam è tra le personalità politiche contestate con maggiore forza. Di lui e di altri esponenti governativi i manifestanti chiedono le dimissioni -che, per altro, ieri egli stesso ha minacciato-, ma secondo numerosi osservatori il rischio è che il Libano possa piombare ancora di più nel caos.

Il malcontento, da Beirut si è diffuso anche in altre città del Paese. Nelle ultime settimane hanno iniziato a moltiplicarsi gli incendi dei cumuli di rifiuti, che hanno rilasciato fumi tossici.

L’Ambasciata del Kuwait e quella del Bahrain hanno invitato i connazionali a non recarsi in Libano in quanto preoccupati per l’instabilità che si sta manifestando, e ai connazionali presenti è stato rivolto l’invito di lasciare immeditamente il Paese.

Le manifestazioni in programma oggi sono state annullate dal comitato promotore ‘YouStink’, mentre il Ministro dell’Interno Nohad al-Machnouq, dopo un incontro con il Premier, ha affermato che i sostenitori della campagna della società civile hanno il diritto di manifestare. Ma «ci sono alcuni gruppi legati a certi partiti politici che hanno un’agenda diversa».

E intanto sale la protesta anche tra i rifugiati palestinesi -nel Paese sono registrati 450mila profughi palestinesi in 12 campi. Nelle ultime ore si sono registrati almeno 2 morti e dieci feriti per scontri avvenuti nel campo dei profughi palestinesi di Ain el Helu. Il campo profughi si trova nei pressi della città di Sidone ed il più grande del Paese.  I morti sono di Al Fatah e gli scontri si sono sviluppati tra due fazioni per il controllo del campo. In precedenza ignoti avevano inutilmente tentato di assassinare Abu Ashraf al Armushi, responsabile della sicurezza. L’Esercito libanese controlla gli ingressi e le uscite, ma i palestinesi gestiscono autonomamente la sicurezza all’interno del campo profughi.

 

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