sabato, Luglio 24

Libano, il teatro politico field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Le consultazioni per l’elezione del Presidente del Libano sono una vicenda al limite del grottesco che va avanti da quasi due anni. La prossima puntata sarà mandata in onda mercoledì 2 marzo, quando il Parlamento affronterà la 36esima sessione. La seduta precedente, tenuta all’inizio di febbraio, non ha raggiunto il quorum. Infatti, solo 51 dei 128 parlamentari libanesi si sono presentati.

Il panorama politico libanese è notoriamente un guazzabuglio estremamente difficile da dirimere e ancora più complicato da capire. Partiamo dalle informazioni di base. Il sistema politico del Paese è organizzato lungo linee confessionali sin dal Patto Nazionale del 1943, un accordo non scritto che ha di fatto istituzionalizzato il confessionalismo libanese. Il Presidente del Parlamento deve essere un musulmano sciita, il Primo Ministro un musulmano sunnita e il Presidente un cristiano maronita.

Il Parlamento libanese è costituito da 128 seggi. Una metà vanno ai cristiani e l’altra ai musulmani. All’interno delle due categorie, le diverse confessioni hanno una quota di seggi. Per quanto riguarda i cristiani, la stragrande maggioranza dei deputati (34 su 64) appartengono al culto maronita, i restanti sono suddivisi tra le altre confessioni. Sunniti e sciiti dispongono di 27 seggi ciascuno, mentre otto vanno ai drusi e due agli alawiti  -la confessione cui appartiene il famigerato Presidente siriano Bashar alAssad.

Questa suddivisione si deve ai cosiddetti Accordi di Taif, siglati in Arabia Saudita il 22 ottobre 1989 a conclusione della guerra civile che si è consumata tra il 1975 e il 1990. L’ultimo Presidente del Libano, Michel Suleiman, ha terminato il suo incarico il 24 maggio 2014. Da allora a fare le veci della massima carica dello Stato è il Primo Ministro Tammam Salam. Infatti, benché il Presidente debba essere un cristiano maronita, questa figura non deve essere meramente il rappresentante della propria confessione, ma un uomo capace di raccogliere il consenso di tutto il Paese dato che l’elezione spetta al Parlamento con una maggioranza di due terzi.

presidenziali Libano

Quali sono i candidati in corsa?
I papabili rispondono al nome di Suleiman Frangieh e Michel Aoun. Cerchiamo di capire chi sono e quali alleati hanno raccolto attorno a sé. Frangieh, il leader del Movimento Marada, appartiene alla cosiddetta Alleanza dell8 marzo, un movimento interconfessionale filo-siriano stabilito nel 2005, cui aderisce anche il partito sciita Hezbollah.

Sul finire del 2015, Saad Hariri (figlio di Rafiq, il due volte Primo Ministro assassinato il 14 febbraio del 2005), leader della formazione sunnita Movimento Futuro, ha reso noto il suo appoggio alla candidatura di Frangieh. Frangieh, in realtà, è un alleato altamente improbabile per Hariri, dato che è quasi certamente il più filo-siriano dei filo-siriani. Intanto, Frangieh come Aoun appartiene allo schieramento dell’Alleanza dell’8 marzo mentre Hariri guida il movimento anti-siriano Alleanza del 14 marzo.

Suleiman Frangieh senior, il nonno di Frangieh, fu colui che ‘invitò’ i siriani a intervenire nella guerra civile libanese nel 1976. Frangieh (junior) è amico d’infanzia di Bashar al-Assad e ha offerto al ‘fratello’ siriano sostegno incondizionato sin dalle prime ore della guerra civile innescata per rovesciarlo.

Hariri, invece, non ha affatto buoni rapporti con la Siria. Considera Hezbollah e il regime siriano i principali responsabili dell’assassinio del padre. Nel 2012, la Siria ha emesso nei suoi confronti un mandato di arresto e Hariri ha risposto dicendo che Assad ha «tutte le caratteristiche di un mostro», che ha perso «l’autorità morale, umana e politica [di governare]e sarà presto o tardi sottoposto alla giustizia che il popolo siriano desidera». Parole molto chiare, non c’è che dire.

Non solo, l’attrito con Hezbollah si nutre anche delle controversie politiche. Hariri vive in esilio in Arabia Saudita da quando è stato costretto a lasciare la carica di Primo Ministro in seguito alla caduta del suo Governo di unità nazionale, avvenuta anche con la complicità del partito di Frangieh. Ma se l’alleanza tra Frangieh e Hariri non basta, un altro sostenitore inaspettato è Walid Jumblatt, il leader druso del Partito Socialista Progressista che detesta Assad tanto quanto Hariri.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->