martedì, Aprile 13

Lgbtqi: il paradosso di Verona 40

0

omofobia

Siamo al paradosso. Flavio Tosi, sindaco di Verona, apre ai diritti delle coppie omosessuali, Alberto Zelger, consigliere comunale di Verona eletto nella Lista Civica Tosi Sindaco, stila una mozione in cui si chiede in modo molto sottile di monitorare se si parla di omosessualità nelle scuole. Ovviamente la mozione ‘Famiglia, educazione e libertà di espressione’ è stata approvata -17 voti favorevoli e 12 contrari- e adesso nelle scuole pubbliche di Verona gli insegnanti dovranno misurare le parole, perché ‘i progetti educativi devono essere volti solo alle famiglie composte da uomo e donna’. Insomma, una sorta di osservatorio sull’educazione affettiva degli studenti.

Come è facile immaginare, queste due posizioni hanno creato un po’ di sconquasso nel Consiglio Comunale di Verona, ma il Sindaco non ha mai smentito quanto pubblicato dalla stampa in merito alle sue “aperture”. Per fare un po’ di chiarezza ho chiesto via email a Flavio Tosi e ad Alberto Zelger di spiegare le loro posizioni ponendo due domande precisa:

Flavio TosiNon pensa che la mozione che impedisce di parlare di omosessualità nelle scuole sia un po’ anacronistica nel 2014? E possa anche incentivare atteggiamenti e azioni di bullismo omofobo?”

 Inoltre ad Alberto Zelger ho chiesto:

“Come si coniuga tale mozione con l’apertura del Sindaco, Flavio Tosi, alle unioni civili per le coppie omosessuali?”

E a Flavio Tosi:

“Come si coniuga tale mozione con la sua apertura alle unioni civili per le coppie omosessuali?”

Il Sindaco e il Consigliere non hanno risposto, ma Roberto Bolis, Capo Ufficio Stampa del Comune di Verona, mi ha comunicato che “Alberto Zelger risponderà se vorrà o potrà visto che potrebbe essere in ferie”. Bolis ha anche tenuto a precisare che: “Per quanto riguarda il Sindaco, che non era nemmeno presente alla seduta del Consiglio in cui è stato votato l’O.D.G. cui Lei fa riferimento e che, comunque, non contiene nessun impedimento a parlare di omosessualità. Le ricordo, infine, che non è comunque competenza dell’Amministrazione comunale la programmazione didattica (e relativi contenuti) nelle scuole”.

Non c’è che dire, una grande disponibilità al dialogo.

 

La mozione Zelger

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, vale la pena di citare alcuni passaggi della mozione Zelger: «Il Consiglio comunale riconosce alla famiglia, formata dall’unione di un uomo e una donna, un ruolo primario nella trasmissione dei valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e dell’intera società».

E poi quello in cui sono definite le modalità d’intervento: «Il Consiglio comunale invita il Sindaco e la Giunta a delegare al Coordinamento Servizi Educativi l’onere della raccolta delle segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sul materiale didattico, che risultino in contrasto con i loro principi morali e religiosi».

Alberto ZelgerE infine quello in cui si fa riferimento alla delazione: «Il Consiglio comunale invita a predisporre uno strumento di raccolta delle segnalazioni di cui sopra, con apposito spazio sul portale del Comune ed eventualmente anche attraverso un numero verde, istituito dal Comune o da qualche altro ente o associazione, che se ne assumesse l’onere; al Comune spetterebbe comunque il compito di darne adeguata pubblicità; a riferire periodicamente alla Commissione competente sulle segnalazioni di cui sopra».

Chi lo desidera può leggere la mozione completa sul sito del Comune di Verona.

 

Una interferenza molto grave

A mio parere quanto approvato nella mozione è molto grave perché entra a gamba tesa nella scuola, un luogo dove si dovrebbe insegnare a non discriminare, a non avere paura della diversità, a superare i timori generati dalla non-conoscenza. 

Anche per Rachele Baglieri di Rete Agatergon, un collettivo impegnato da anni contro le discriminazioni e che dal 2005 realizza un Osservatorio Nazionale su Omofobia e Transfobia, i contenuti sono molto chiari e contrastano con uno dei compiti della scuola: educare.

La proposta Zelger, – sottolinea Baglieri – oltre a prevedere l’istituzione di un “osservatorio” che vigili sulle attività scolastiche affida al Coordinamento dei Servizi Educativi la raccolta delle segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sul materiale didattico, che risultino in contrasto con i loro principi morali e religiosi. Inoltre sarà anche istituito un numero verde incaricato di raccogliere tali segnalazioni”. L’educazione sessuale – continua Baglieri – è uno strumento per garantire la salute fisica e psicologica della popolazione, per ridurre le gravidanze precoci e contrastare la diffusione delle malattie”.

Quello che nel nostro Paese viene messo all’indice, è consuetudine in Europa. Infatti, spiega Baglieri: “L’educazione sessuale è obbligatoria nell’Unione europea, con poche eccezioni tra cui l’Italia. In Danimarca sono previste lezioni anche con omosessuali e in Francia i programmi vertono su prevenzione Hiv”.

Rachele BaglieriInsomma, sempre secondo Rachele Baglieri, la mozione Zelger mette in discussione numerosi punti cardine: che l’educazione sessuale sia uno strumento oggettivamente valido. Essa deve infatti passare attraverso il giudizio del “moralmente valido” ed “eticamente accettabile”. Che l’omosessualità sia un orientamento sessuale. Ancora una volta viene tirata fuori la fantomatica “teoria gender” di padre ignoto a tutti meno che ai soggetti che continuano a propinarla in ogni dove così da poter giustificare il concetto che l’omosessualità non sia altro che ‘un’ideologia che non trova riscontro con il dato biologico e con la necessità di un equilibrato sviluppo psico-fisico del bambino’. Che viviamo in uno stato laico le cui Istituzioni dovrebbero garantire pluralità e libertà nell’educazione dei figli senza imposizioni di carattere religioso alcuno, essendo la laicità dello Stato definita come “supremo principio costituzionale”, sentenza 203 del 1989”. La laicità dovrebbe essere dunque la guida per ogni partito e per ogni politico, ed invece…

Ma non è tutto, la militante di Rete Agatergon evidenzia un altro aspetto molto grave posto in discussione dalla mozione Zelger: che i professori e la scuola abbiano progetti educativi super partes applicabili senza il preventivo consenso o intervento dei genitorio di chi ne fa le veci. E aggiunge: “Mentre nel resto d’Europa si cerca di fare passi avanti, in Italia, e a Verona nello specifico, la Santa Inquisizione è praticamente dietro l’angolo. Cosa succederà al professore che dovesse essere denunciato? E come reagirà lo studente gay o lesbica che sentirà di non poter nemmeno parlare del proprio orientamento, ammesso che ne abbia effettiva consapevolezza?”.

 

E la libertà d’insegnamento sancita dalla Costituzione? 

E qui nasce spontanea una domanda: ma nella mozione Zelger è tutto legale, o meglio, viene rispettata la libertà d’insegnamento sancita dalla nostra Costituzione? Ancora una volta Rachele Baglieri non ha dubbi. “Tutto ciò ha il sapore di leggi censorie di fascista memoria. Bisogna rendersi conto che in tal modo vengono violati numerosi articoli della nostra Costituzione circa la libertà di insegnamento e la libera gestione dell’istruzione, ad esempio gli articoli 33 e 34. Si può fare inoltre riferimento all’articolo 3 della Costituzione, che nel primo comma, non ammette distinzione di ‘condizioni personali’. Le condizioni personali costituiscono l’identità di ognuno, che ha diverse sfaccettature, e l’educazione dovrebbe, pertanto, formare all’identità e all’uguaglianza, rimuovendo gli ostacoli non solo di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Ma anche quelli che evocano i vari profili dell’educazione: educazione interculturale, educazione alla diversità, educazione alla vulnerabilità, educazione della pauraL’educazione stessa dovrebbe dunque essere una ‘effettiva partecipazione’ oltre che un ‘compito’ che spetta alla Repubblica – soprattutto mediante la scuola -, alla famiglia e al lavoro”

E poi vi sono l’articolo 13, quello che disciplina la libertà personale e l’articolo 32, quello dedicato alla salute. “È indispensabile l’educazione alla libertà da, di e nella libertà. – afferma Baglieri – L’educazione dovrebbe essere una liberazione ma nel senso profondo di emancipazione e di responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Nell’articolo 32, dedicato alla salute, compare il concetto di salute umana. I soggetti deputati all’educazione sanitaria sono principalmente le scuole o altri enti, come previsto legislativamente, così come tutta la comunità educativa a cominciare dai genitori, come stabilito nell’articolo 24 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989. Infine, nell’articolo 111 si fa riferimento alla giustizia: l’educazione deve mirare alla giustizia.

Proseguendo nell’analisi, Rachele Baglieri si pone un quesito: “se tutto ciò viene ignorato, se si parte da valori di giudizio che presuppongono di essere in possesso della Verità, a discapito di quanto indicato nella nostra stessa Costituzione, a discapito del rispetto delle differenze e della formazione degli individui ognuno dei quali ha una propria personalità… cosa ci impedisce di pensare che, con la mozione Zegler, il rischio dietro l’angolo non sia quello di cadere in relazioni educative “incestuose”, ossia in relazioni educative in cui l’intervento dei familiari e della morale religiosa, provochino una sorta di attaccamento morboso e di dipendenza affettiva il cui fine ultimo non sia altro che lasciare nell’ignoranza e nell’incapacità di ragionare, crescere e diventare adulti i propri figli?”

E conclude citando quanto disse Jean-Baptiste Henri Lacordaire, nell’800: ‘Noi chiediamo la libertà di insegnamento, perché essa è un diritto naturale ed è la prima libertà della famiglia; poiché senza di essa non esiste né libertà religiosa, né libertà d’opinione’.

 

Osservatorio Nazionale OmofL’omo-transfobia è un virus

Purtroppo, nelle stesse ore in cui veniva approvata la mozione, si perpetrava l’ennesima violenta aggressione: a Bussolengo, a 17 chilometri da Verona, veniva insultato e picchiato Andrea, un ragazzo gay di soli 19 anni. Ma la mozione approvata dal consiglio comunale di Verona è solo la punta di un iceberg.

L’omo-transfobia è un virus che ogni giorno colpisce molte persone in Italia e contagia anche tanti politici, anche quelli che dovrebbero essere immuni da tale malattia. E non lo dico solo io o i soliti esponenti del Movimento Lgbtqi (Lesbian, Gay, bisexual, Trans, Queer, Intersex). Secondo un’indagine condotta dall’Unione Europea e diffusa da L’Espresso, il nostro Paese è ai primi posti in Europa per discriminazioni, pressioni, violenze e paura subite dalle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans, e agli ultimi posti per riconoscimento di diritti e protezioni.

Ma questa è un’altra storia che racconteremo nelle prossime settimane.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->