domenica, Maggio 16

L’ex Presidente Ahmadinejad dietro le rivolte in Iran? E quanto sostiene il comandante dei Pasdaran. Ma potrebbe essere un pretesto per eliminare dalla scena politica un protagonista scomodo

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A una settimana dall’inizio delle nuove rivolte che hanno coinvolto circa 15mila persone, almeno 23 delle quali sono morte e alcune centinaia sono state arrestate, contro il carovita e la corruzione in Iran, ci sarebbe il nome di chi le ha fomentate e forse organizzate: Mahmoud Ahmadinejad, l’ex Presidente che ha guidato la Repubblica islamica dell’Iran dal 2005 al 2013.
Non è la prima volta che l’ex Presidente viene accusato di fomentare disordini, nelle scorse settimane l’accusa gli era stata sollevata dal capo della magistratura, Ayatollah Sadegh Amoli Larijani, considerato come possibile successore della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Kahameni.
Andiamo per ordine.
Ieri, il comandante dei Pasdaran -i potentissimi Guardiani della Rivoluzione Islamica, che rispondono solo alla Guida Suprema l’ayatollah Ali Kahameni, quasi uno Stato nello Stato-, il generale Mohammad Ali Jafari, dopo aver annunciato la fine della ‘sedizione’, ha dichiarato che più che Stati Uniti e Arabai Saudita, c’è un ex alto dirigente iraniano dietro le rivolte. Jafari, riferiscono i media locali, non ha fatto nomi ma ha fornito elementi per arrivare all’ex Presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad, che è sotto inchiesta.
Jafari ha ricordato che le proteste sono partite dopo che un sito web, affiliato con l’ex alto funzionario, ha esortato la gente ad unirsi alle proteste. Jafari, per non lasciare alcun dubbio sull’identità del colpevole, ha aggiunto che l’ex alto dirigente è al momento sotto inchiesta. Da ultimo ha ricordato come l’ex Presidente Ahmadinejad -una volta fedele della Guida Suprema con cui ha rotto- ha criticato il Governo ed i giudici. «Le proteste a Mashad sono iniziate a seguito dell’invito di un sito ritenuto collegato ad uno degli ex responsabili della Nazione che oggi ha iniziato a criticare i principi e i fondamenti del nostro sistema», ha detto il comandante in capo dei Pasdaran.
Jaafari ha aggiunto: «Le forze di sicurezza stanno esaminando la questione e se sarà provato il coinvolgimento di questo ex responsabile, sicuramente ci sarà un’azione legale nei suoi confronti».

Il già due volte Presidente iraniano, nel 2017 si era candidato alle presidenziali, contro il volere di Ali Kahameni, e dopo aver lavorato a questa candidatura due anni, la sua idoneità non è stata confermata dal Consiglio dei Guardiani, la corte costituzionale iraniana, per tanto non ha potuto concorrere. Esclusione che, come vi era da attendersi, ha bruciato parecchio. Ahmadinejad non è stato ammesso per i casi di corruzione nella quale potrebbe essere coinvolto (numerosi suoi collaboratori sono stati processati) e per le vistose e clamorose azioni che da Presidente, nella parte finale del suo secondo mandato, decise di compiere contro la persona di Khamenei, suprema guida spirituale dell’Iran.
Nelle settimane scorse, Ahmadinejad e i siti a lui vicini e i personaggi tuttora fedeli a lui, avevano sollevato forti critiche contro il Governo di Hassan  Rohani. Rohani, secondo Ahmadinejad, è stato un traditore perchè ha firmato l’accordo nucleare che non ha dato nulla all’Iran (le sanzioni bancarie non sono state abolite ancora oggi). I responsabili del Governo Rohani sono dei ricchi che vivono in ville sfarzose e uomini d’affari che pensano a stringere accordi con gli stranieri e ignorano le richieste della popolazione. Il Governo Rohani non ha la capacità di gestire la Nazione, Rohani non è in grado di fermare il carovita.
Ma nel mirino del partito di Ahmadinejad, non c’è stato solo Rohani, ma anche coloro che alle elezioni del 2021 potrebbero presentarsi come possibili candidati di spicco. Uno di questi è Ali Larijani, vittima di accuse pesanti da parte dei fedelissimi di Ahmadinejad.
Il piano di Ahmadinejad sarebbe quello di denigrare i protagonisti della scena politica iraniana che ruotano attorno a Rohani e puntare alla candidatura alle prossime elezioni.

Se le accuse venissero provate, dunque, le rivolte di questi giorni sarebbero firmate Ahmadinejad, il quale per interesse personale avrebbe fatto scendere in piazza migliaia di persone in manifestazioni che poi sono degenerate e hanno portato alla morte alcune decine di persone. Tutte queste giornate sarebbero, insomma, frutto di una lotta politica interna tra forze politiche contrapposte. Uno scontro che sicuramente ha fatto gioco agli Stati Uniti di Donald Trump -la Casa Bianca ha fatto sapere che sta valutando sanzioni contro il Paese e nello specifico coloro che sono stati attivi nella repressione delle manifestazioni, e Trump in persona ha promesso sostegno ai manifestanti-, ma anche alla guerra (non dichiarata) dell’Arabia Saudita contro l’Iran.

Come ha commentato la fonte dell’Amministrazione Trump nell’annunciare le possibili sanzioni, «ci sono un sacco di informazioni disponibili», anche contraddittorie, si tratta di capire quali sono attendibili. Il coinvolgimento di Ahmadinejad appartiene a questo insieme tutto da controllare ed esaminare. Mahmoud Ahmadinejad potrebbe aver sfruttato il momento, anche nella consapevolezza che Trump non aspettava altro che un buon pretesto per azzannare l’Iran. Da settimane, infatti, i media locali parlano dell’attivismo dell’ex Presidente contro i vertici del potere attaule. Lo scontro durissimo tra il capo supremo ayatollah Ali Khamenei, Rohani e tutti i vertici a loro fedeli, e Ahmadinejad si era acuito con la condanna di Hamid Baghaei, ex vice Presidente di Ahmadinejad, letta da molti osservatori come un monito del regime al suo ex Presidente. Così come si erano acuite le tensioni tra Ahmadinejad e il capo della magistratura Ayatollah Sadegh Amoli Larijani, per il quale l’ex Presidente aveva chiesto le dimissioni dopo le accuse di Larijani secondo cui l’ex Presidente avrebbefomentato agitazioni’ e ‘diffuso menzogne’, accuse alle quali l’ex Presidente ha risposto chiedendo che Larijani fornisse le prove. Secondo molti analisti, lo scontro è stato determinato dalla volontà di Ahmadinejad di danneggiare la figura di Larijani, considerato un possibile successore del leader supremo Khamenei. Non a caso proprio nei giorni delle rivolte, tra le varie informazioni che circolavano vi era quella che metteva in dubbio la permanenza al potere di Khamenei.

Non è possibile escludere che l’accusa di ieri del comandante dei Pasdaran non sia altro che il segnale che Khamenei (i Pasdaran rispondono solo esclusivamente al lui) intende chiudere definitivamente la partita con Ahmadinejad eliminandolo dalla scena politica, constatato che non ha raccolto l’avvertimento venuto dalla condanna di Baghaei, e che comunque tutte le sue azioni di questi mesi hanno sicuramente fomentato il malessere che poi è scoppiato nei disordini di questa settimana.

Altro elemento certo: la partita della rivolta iraniana delle uova, o almeno il suo primo tempo, è a una svolta, il come si concluderà inciderà sul futuro del Paese e dello scontro con USA e Arabia Saudita.

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