sabato, Aprile 17

L'Europa sociale salvata dalle religioni? Incontro a Bruxelles dei leader religiosi europei con le massime autoritá europee

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Bruxelles – Erano numerosi i leader religiosi all’incontro del 10 giugno con le tre maggiori istituzioni europee. E’ stato il decimo incontro del genere tra Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo e i leader cristiani, musulmani, ebrei, indú, sikh e mormoni.

Ma questa volta, mentre l’Europa cerca di riprender fiato dopo il responso delle urne del 25 maggio, il senso dell’incontro ha avuto un taglio molto più concreto e in un certo senso drammatico, con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy che ha parlato di un’Europa, «la nostra casa comune», «al centro di un fortissimo temporale». Ma,  ha proseguito Van Rompuy, «essa ha nel complesso resistito bene, grazie ai valori su cui si basa e grazie all’anima di questa casa, un’anima che si basa sull’idea che noi perseguiamo nell’Unione europea di dar valore alla persona umana e ai rapporti con gli altri».
Il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha esordito con un appello, firmato da tutti i leader religiosi presenti all’incontro, alle autorità politiche e giuridiche del Sudan perché revochino il verdetto di morte alla madre sudanese cristiana Meriam Yahya Ibrahim, condannata per apostasia e adulterio per voler non voler rinunciare alla religione cristiana. La libertà di religione,  ha detto Barroso, «è un diritto umano universale che va protetto ovunque e nei confronti di chiunque. La libertá di religione comprende la libertá di avere una religione, di cambiarla o di non aderire a nessuna religione».
E in un affondo contro gli estremismi, Barroso ha inneggiato all’ importante contributo che «le chiese e le comunitá religiose possono dara per assicurare che la dignitá degli esseri umani venga rispettata a favorita evitando che le differenze si trasformino in odio, conflitto e assassinio».

Barroso ha anche evocato il ruolo delle religioni nel rafforzare i legami tra i cittadini europei e il processo democratico su cui procede l’Unione europea. «Sono fermamente convinto  che l’impegno attivo delle chiese e delle comunitá religiose possa decisamente contribuire al dibattito in atto sul futuro dell’Europa», ha detto il Presidente uscente della Commissione. Ecco perché, ha spiegato, «ho avviato dieci anni fa questi incontri ad alto livello, anche prima che entrasse in vigore il Trattato di Lisbona, che prevede l’obbligo per le istituzioni europee di creare un legame diretto con le comunità religiose. E spero che questa diventi un’utile piattaforma per il futuro», volta specialmente a combattere l’estremismo, il fondamentalismo e il razzismo di ogni tipo.

La vicenda del quadruplice assassinio al museo ebraico di Bruxelles è stata anche evocata nel dibattito per invitare le autorità ad essere vigilanti contro i tentativi di derive estremiste in contrasto con i valori che sono alla base dell’Unione europea, derive che inducono a «percepire l’altro come nemico». «Ogni forma di discriminazione ad esempio contro le comunità ebraiche va combattuta con fermezza», ha proseguito Barroso. Ma vanno anche combattute tutte le forme di discriminazione.

Nel dibattito con i leader religiosi è stato anche evocato il legame tra i risultati delle elezioni europee e l’estremismo predicato da alcuni partiti, ed è stato lanciato un forte invito ad essere vigilanti contro ogni tentativo di lasciarsi attrarre da questi estremismi che vedono l’altro come nemico riportando invece l’Europa ai suoi valori, quelli che ispirarono i suoi padri fondatori. Molti hanno sottolineato l’importanza dell’incontro di preghiera di domenica tra Papa Francesco, il Presidente israeliano Shimon Peres e il Presidente palestinese Mahmoud Abbas  «che ha indicato che c’è bisogno di leadership e di coraggio per trovare oggi la pace», ha affermato Barroso.

Intensificare quindi il dialogo è ora della massima importanza, ha detto il vicepresidente del Parlamento europeo, il polacco László Surján, specialmente in un periodo di crisi quando il tessuto della costruzione europea rischia di deteriorarsi. Le chiese e le religioni, ha detto Surján  «hanno contribuito non solo alla ripresa economica del continente europeo, ma anche a quella sociale e soprattutto morale. La loro voce conta e deve diventare sempre più forte, avviando un dialogo costruttivo con le istituzioni europee e con i cittadini europei».
Il futuro dell’Europa, secondo il rappresentante del Parlamento europeo oggi al centro di pericolose derive estremiste, dipende anche dal fatto che la religione non venga vista dal punto di vista del suo valore storico ma che esprima la «consapevolezza che essa è una fonte di vita per i cittadini alla ricerca della felicità». Surján ha anche evocato, rispondendo alla domanda di un giornalista, ‘l’obbligo moraleche l’Europa ha nei confronti dei migranti: essa deve aiutare i migranti in pericolo, specialmente quelli che puntano verso le coste dell’Europa meridionale. Sarebbe anche meglio comunque, ha detto, che l’Europa si attivi per aiutare le economie dei paesi in stato di necessità i cui abitanti sono costretti a emigrare per trovare pane e libertà.

Il Capo dei Rabbini di Bruxelles Albert Guigui, rappresentante permanente della conferenza dei rabbini europei, è poi interventuo in risposta a una domanda per sottolineare che «non ci sono religioni degne di questo nome che possano voler dare la morte agli innocenti». E’ quello che fanno i fanatici, ha aggiunto, che usano la religione come leva per i loro interessi e per distruggere gli esseri umani. Bisogna fare la differenza tra coloro che cercano di costruire e rispettare i diritti e coloro che vogliono solo distruggere.
Qual è allora il consiglio che i leader religiosi possono dare all’Europa? Ha risposto il cardinal Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera. Noi vediamo l’Europa, ha detto, «come un cantiere, in cui anche noi dobbiamo lavorare. E’ bene che l’Europa cerchi di risovere i problemi per la vita dei cittadini: disoccupazione, scambi commerciali, frontiere, cambiamenti climatici».
I politici devono allora spiegare agli europei cosa vogliono fare per risolvere questi problemi. «Noi come leader religiosi  pensiamo che questo sia positivo per i nostri Paesi e i nostri cittadini», ha concluso Marx.

 

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