martedì, Gennaio 18

‘L’Europa siamo noi’ … mentecatti permettendo Tre frasi sintetizzano le tre mentalità che oggi in Italia sono in scontro epocale, dal quale deriverà la sopravvivenza e il progresso del nostro Paese, oppure il suo definitivo declino come ruota di scorta bucata

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Tre frasi, sono, a mio giudizio, emblematiche, significative, paradigmatiche della nostra situazione socio-politica, e del livello della nostra cultura, ma specialmente sono le domande da porre a alle quali rispondere domani: domani, non dopodomani.
Prima frase: «inutile studiare quattro volte le guerre puniche, serve cultura tecnica».
Seconda frase: «sul vaccino ai minori sono esitante, aspettiamo a vedere come vanno le cose in Israele».
Terza frase: «rilancio dell’Europa, parte della quale è una difesa comune per la sovranità europea», «disegnare la sovranità europea senza farsela disegnare da altri».
Mi permetterete di essere molto tranchante: sono le tre frasi, le tre concezioni, ma specialmente le tre mentalità che oggi in Italia sono a confronto: ma non è solo un confronto, una dialettica, è uno scontro epocale, come si dice spesso, dal quale deriverà una conseguenza o l’altra: la sopravvivenza e il progresso del nostro Paese, oppure il suo definitivo declino come ruota di scorta bucata.

La prima frase, si iscrive nella mentalità superficiale e mendicante di quegli ‘studenti’ che chiedono di non sostenere la prova scritta di italiano. E si iscrive nella logica aberrante che una parte di questo Governo, spero non auspice Mario Draghi, propaganda: serve la tecnica, servono elettricisti e idraulici eccetera, ma nella totale ignoranza del mondo in cui si vive, della nostra storia, della nostra società. È il sogno, nemmeno tanto nascosto, deipadroni delle ferrierea vario titolo, tali perché sono lo strumento cardine per il ‘dominio’ (nel senso abietto del termine) sul popolo. L’ignoranza è quel sogno, ed è anche il mezzo per evitare sforzi, pensieri complicati, analisi, coscienza di sé e degli altri. Non per caso, è la stessa ‘cultura’ di quei mentecatti che vanno in strada a sbraitare contro il vaccino o il passaporto, e di quella abbondante, abbondantissima parte del ceto politico italiano, che comprende da una parte i fascisti e simili e dall’altra gli stellini dell’uno vale uno, cioè dell’ignoranza fatta strumento di conquista sociale. Sarà un caso, anzi, non è un caso, ma quella frase ignobile (che peraltro fa seguito alle analoghe del Ministro della Istruzione) è stata pronunciata, senza vergogna, dal Ministro Roberto Cingolani, una delle punte di diamante di Draghi e Grillo. Ma ciò non riguarda solo i politicanti, ma anche gli uomini ‘di cultura’ tecnica e non, tutti dediti alla lingua inglese più o meno scolasticamente e inutilmente balbettata … se si pensa che il Ministero della Università (fucina di geni universali) pretende che i progetti di ricerca e le ricerche, anche in discipline umanistiche, tipo letteratura latina eccetera, siano scritte … in inglese. È il provincialismo decerebrato che prevale.
Sarebbe importante, importantissimo, che dal Presidente Draghi partisse qualche invito ai suoi ministri a leggere qualche libro, ogni tanto. Ma Draghi era impegnato con Emmanuel Macron sul Trattato del Quirinale, che, finalmente, potrà essere letto anche dalla signora Meloni, così ansiosa, per la perdita di sovranità italiana, anzi, per l’asservimento alla Francia. Ci dovremo necessariamente tornare, perché è un passaggio fondamentale del nostro futuro, spero … ancora con le guerre puniche. Certo che, e concludo sul punto, certi ‘ministri’ dovrebbero evitare certe considerazioni da bar notturno, se non ne fossero, purtroppo, abituali frequentatori.

La seconda frase è del professor Andrea Crisanti, che di nuovo si esprime dubbioso sul vaccino. Già, lo ricorderete, lo fece una volta per poi rimangiarsi la frase inopportuna, oggi di nuovo. La frase è inopportuna perché, detta in un contesto come una trasmissione televisiva qualunque, è fatta apposta per creare equivoci e paure, anche se magari è detta con le migliori intenzioni. Ma, a parte ciò, quello che colpisce in questa frase è la mentalità che nasconde, tipicamente … no-vax:aspettiamo gli altri, se non crepano la faccio anche io‘. Quanti imbecilli lo dicono e lo hanno detto in questi ultimi terribili mesi! Ma che ci caschi Crisanti proprio non me lo sarei aspettato. Perché, molto malamente, nasconde una mentalità, magari rimossa accuratamente come direbbe Freud, ma ben presente: quella per cui a scanso di problemivai avanti tu‘, ‘armiamoci e partite’. Una mentalità non popolare, ma popolana, rozza, di nuovo, provinciale, danon studiamo le guerre puniche‘.
Posso capire che uno scienziato dica che le prove di efficacia non sono adeguate anche se sono le stesse che si usano sempre, ma lo dice in un congresso di specialisti. Ma che dica di guardare se per caso in Israele ci fosse una moria di bambini prima di vaccinare i nostri, non è nemmeno da no-vax, è da ‘no-man’! Provincialismo e senso di responsabilità pari a 0.
Questa mentalità è una delle più grosse palle al piede dell’Italia, insieme alla scuola pessima e inculturale, anzi a-culturale, dalla quale siamo aggrediti e saremo anche di più con le assunzioni in massa nella scuola e con i ministri che abbiamo.

La terza frase è, semplicemente ma fragorosamente, il domani. Un domani messo giù chiaro e duro da Mario Draghi, che sa benissimo che oltre ai ministri cingolanidi, ha a che fare con i sovranisti locali tipo Giorgia Meloni e Matteo Salvini e non solo.
Ma, specialmente detta così in un intervento pubblico e internazionale che più internazionale non si può, è una affermazione di linea politica innovativa, anzi, rivoluzionaria. È un scelta politica radicale e sostanziale. È il rovesciamento delle solite frasette melense ‘l’Europa ci chiede’, ‘l’Europa ci dà i soldi’, ‘se non facciamo così l’Europa si riprende i soldi’, ecc.
È il rovesciamento di quelle frasi, è l’affermazionel’Europa siamo noi‘, anzi, con una punta di malizia permettetemelo, la frase si può leggere ‘l’Europa sono io’ … detta non a caso all’erede de ‘lo Stato sono io’.
Che si accompagna ad altre due fondamentali iniziative di Draghi, che forse (ma non oso dirlo) sta riprendendo coraggio dopo un paio di mesi di evidente sbandamento. La prima, la convocazione dei partiti per definire la linea per l’approvazione della legge finanziaria. Un gesto forte e ‘di forza’, per dire: se avete remore ditemele qui in faccia, le risolviamo e poi votate e zitti. Che è anche il rifiuto di ‘misurarsi’ con il cialtronismo dei ‘peones’ in attesa di pensione. Forse non sarà l’ideale della democrazia intesa come assemblea di condominio, ma è un modo sia per costringere alla concretezza, sia per ottenere che la manovra sia di tutti: nessuno potrà dire ‘io non volevo’, salvo Meloni, ma chi se ne cura ormai. Non è, almeno non credo che sia, un atto di debolezza: Draghi ha fretta, c’è moltissimo daffare e non si possono passare settimane a discutere di un finanziamento di diecimila euri al galoppatoio di Forlimpopoli.
La seconda iniziativa ha mandato fuori dei gangheri leparti sociali‘ (specie i padroni delle ferriere, lo avete notato?), che si trovano di fronte ad una manovra in cui si dà un miliardo per l’IRAP e sette di riduzione fiscale ai ceti medi e bassi: due ceffoni belli sonori ad entrambi, specialmente i sindacati che speravano, specie col sempre più corporativo Maurizio Landini, di metterci le mani e dividerli in mille rivoli per soddisfare i loro amici, mentre Carlo Bonomi voleva accaparrarsi tutto.

E ora, la conclusione.
Lo so, direte che ho le fissazioni, che non penso ad altro, … forse.
Secondo me, Draghi ha risposto alla domanda che tutti i giornalisti vorrebbero porgli: quella sul Quirinale. E lo ha fatto da politico ‘alto’, se mi permettete il termine. Non è andato per campagne: ha detto chiaro e tondo cosa si deve fare da domani: da domani, ha detto, si deve fare l’Europa, poi ci sarà tempo per fare gli europei. E, se si vuole fare l’Europa di Draghi, di Macron e, forse, di Olaf Scholz, pensateci bene: il tedesco c’è, alla Commissione; il francese c’è, alla BCE; manca solo l’Italiano, sì, con la I maiuscola.
E al Quirinale? Non faccio che ripetermi oggi: una donna, la signora Rosy Bindi.
E, se costringono Draghi ad andarci lui? L’Italia, ruota bucata, continuerà a perdere aria!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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