sabato, Maggio 15

L'Europa secondo Matteo false

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Renzi pd europee

In vista del Consiglio d’Europa del 26 e 27 giugno, il Premier Matteo Renzi ha esposto oggi alla Camera le linee programmatiche cui s’ispirerà il semestre di presidenza italiana. «All’appuntamento europeo di giovedì e venerdì» ha esordito Renzi «l’Italia porterà la propria voce con grande determinazione e convinzione». «Indipendentemente dall’appartenenza politica e dal giudizio delle ultime elezioni» ha detto il Presidente del Consiglio «dobbiamo riconoscere che portiamo in Europa un’Italia forte. Agli italiani e alle italiane forse è mancato non tanto l’autorevolezza, ma l’autostima per sentirsi protagonisti del processo europeo». In tal senso, ha incalzato il premier, «non accettiamo da nessuno lezioni di democrazia o democraticità: se milioni di persone hanno votato perché l’UE cambiasse verso abbiamo una responsabilità. La forza del nostro Paese va oltre i risultati elettorali. L’Italia deve smettere di vedere nelle istituzione UE luogo di autorizzazioni. Nessuno può autorizzarci a fare l’Italia. L’Europa non può essere solo la terra di mezzo della burocrazia dove si vive di cavilli, vincoli e parametri. Milioni di giovani non sono morti perché ci attaccassimo ai parametri».

Oggi, ha sottolineato Renzi, l’Europa si trova a un bivio importante e il suo futuro dipende non da nomi, bensì dalle linee strategiche che si vorranno adottare. In particolare sulla questione della nomina del successore di Herman Van Rompuy, il Premier ha affermato che «chi immagina che il gap di democraticità si colmi solo indicando Juncker o un altro vive su Marte»: un’evidente frecciata al cancelliere tedesco Angela Merkel, principale fautrice della candidatura di Claude Juncker alla Presidenza del Consiglio d’Europa. Su questo specifico tema, Renzi ha proseguito dicendo: «Prima diciamo dove andiamo, poi chi guida. E apriamo una discussione che sia un accordo complessivo, perché è impossibile immaginare un percorso che privi l’UE di una visione di insieme. La discussione sui nomi deve partire dal fatto che il vulnus che si è creato nelle istituzioni europee si colma con la politica, non basta un copia-incolla tecnocratico. O l’Europa ne è consapevole o rischiamo perdere un’occasione storica».
Come in occasioni precedenti, il Presidente del Consiglio si è soffermato anche sul tema dei vincoli di spesa: l’obiettivo non è quello di ottenere la concessione di violare il vincolo del 3% nel rapporto tra deficit e PIL, ma cercare di evitare che dall’Europa piova su un Paese in difficoltà «un elenco di raccomandazioni che siano come una lista spesa che capita fra capo e collo». In realtà, ha rimarcato Renzi, «viola il trattato chi parla solo di stabilità, non chi parla di crescita. Non c’è possibile stabilità senza crescita. Senza crescita c’è l’immobilismo. I ‘conservatori’ devono sapere che con la loro ostilità rischiano di bloccare il processo di crescita dell’UE. (…) La stragrande maggioranza degli europei è convinta che la politica economica abbia messo al riparo l’euro ma non abbia consentito all’Ue di crescere e fortificarsi». In tal senso, il risultato elettorale, che ha visto la una netta avanzata dei partiti euroscettici, rappresenta un campanello d’allarme, un evidente segnale del fallimento della linea del rigore a ogni costo. Nelle intenzioni del Governo, però, il semestre dovrà segnare anche un punto di riassetto e rilancio complessivo per il nostro Paese: «L’Italia intende presentarsi al semestre con un pacchetto unitario di riforme» che si svilupperà in un «arco di tempo sufficiente, un medio periodo politico di 1000 giorni: dal 1 settembre 2014 al 28 maggio 2017. Indichiamo un arco temporale ampio, sul quale sfidiamo il Parlamento: vi proponiamo un arco di tempo quasi triennale, 1.000 giorni, in cui individuare, già entro l’1 settembre 2013, in modo esplicito come cambiare il fisco, lo sblocca Italia, come interviene dai diritti all’agricoltura, dalla PA al Welfare,come migliorare il Paese». Al termine del discorso del premier ha avuto luogo il voto che ha approvato le risoluzioni proposte dal Governo per il semestre europeo: i sì sono stati 296, i no 169.

A fronte dei ripetuti annunci-mantra del Governo sulla speditezza delle riforme, negli ultimi giorni è cresciuta a dismisura la querelle attorno al DDL Boschi sulla riforma del Senato. In un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, i parlamentari 5Stelle hanno definito una “porcata” la proposta legislativa del Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi: «Il M5S» recita il post «da sempre è contrario all’immunità dei parlamentari, e da anni promuove il ‘Parlamento pulito’. Il recente testo del Ministro Boschi costruisce un Senato di nominati, sindaci e consiglieri regionali a cui, solo come contentino al popolo, si toglie l’immunità per rendere più passabile la porcata. Noi abbiamo rigettato in toto la sconcia proposta, con il semplice emendamento 6.5: ‘sopprimere l’articolo’. Anche perché nessun gruppo parlamentare, né tantomeno il governo, ha proposto di abolire l’immunità ai rappresentanti alla Camera: Genovese, Galan e molti altri ringraziano». Ad ogni modo, nei prossimi giorni è previsto un incontro per le riforme tra il Governo e una delegazione del M5S che sarà composta da Giuseppe Brescia e Maurizio Buccarella, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli; contrariamente alle voci che circolavano in queste ore, non sarà invece presente Grillo.

Intanto, si è svolto oggi il secondo incontro tra il Ministro Boschi e Paolo Romani, capogruppo di FI a Palazzo Madama. Al termine del colloquio, cui ha preso parte anche Denis Verdini (FI), Romani ha dichiarato ai cronisti che «È stato un buon incontro, positivo» e che il ministro ha avrebbe dato la disponibilità del Governo a discutere le proposte di FI riguardanti le modalità di elezione dei senatori, finalizzate ad assicurare la «proporzionalità della rappresentanza politica all’interno del nuovo Senato». Il capogruppo di FI ha riferito che nelle 2 ore e mezzo della riunione si è parlato anche della questione dell’elezione del presidente della Repubblica, dei membri della Corte Costituzionale e del CSM. In riferimento al tema caldo dell’immunità, Romani commentato: «decidano il Governo e i relatori, noi non poniamo problemi». «Noi avevamo pensato ad un Senato elettivo» ha spiegato ai giornalisti «l’immunità era funzionale ad esso; ma nel caso di un Senato delle Autonomie, con consiglieri regionali e sindaci, tutto è più complicato».

Anche il Segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, è intervenuto sulla questione immunità: «Chi sbaglia paga, ma il diritto di parola deve essere garantito a tutti. Ci sono troppo arresti fondati sul nulla». Su posizioni decisamente più nette sono Fabrizio Cicchitto: «L’immunità parlamentare era nella Costituzione e serviva a bilanciare una autonomia così piena della magistratura che non c’è in molti altri ordinamenti giuridici. Poi essa è stata ridimensionata nel biennio ’92-’93. Adesso, per ciò che riguarda questa nuova versione del Senato, è logico che – visto il ruolo che comunque il Senato svolge – ci sia un meccanismo di immunità simile a quello della Camera. Ed è totalmente inaccettabile che si entri in un controsenso per cui l’immunità non va messa al Senato e va eliminato alla Camera».

Intervenendo alle Commissioni Difesa del Senato e della Camera, il Ministro della Difesa Roberta Pinotti ha lungamente parlato della sospensione del programma F-35, definendola un’iniziativa “doverosa’’, che ha tenuto in debito conto le «le indicazioni emerse in Parlamento». Il ministro ha però anche sottolineato come tale iniziativa comporti «oneri non trascurabili» e «prospetta il rischio di causare effetti particolarmente negativi in termini di sostenibilità industriale». Il caccia F-35, ha ricordato Pinotti, rappresenta «un sistema innovativo e ad altissimo contenuto tecnologico, e ciò implica inesorabilmente che ci siano ostacoli da superare nel percorso di sviluppo. Tuttavia ad oggi sono oltre cento i velivoli realizzati, i quali operano regolarmente e con una crescente intensità, permettendo sia di procedere con la fase di sviluppo, sia di addestrare i futuri piloti destinati ai reparti operativi». Il ministro ha informato che «mentre i lavori di allestimento del sito di Cameri sono ormai quasi completati, sono già state avviate le operazioni di assemblaggio dei primi velivoli italiani: a luglio 2013 il primo velivolo F-35A italiano ha iniziato l’assemblaggio, seguito dal secondo velivolo a novembre 2013 e dal terzo a febbraio 2014. Lo scorso aprile è giunto a Cameri, per il montaggio, il primo motore».
Nel suo intervento, Pinotti ha fatto anche il punto sulla Marina Militare, sostenendo la «necessità di continuare a disporre di una Marina che sia pienamente efficiente», con mezzi moderni ed equipaggi addestrati. Il ministro ha concluso ricordando come «negli ultimi sei anni la Difesa ha visto diminuire le consistenze iniziali del Bilancio dei settori Investimento ed Esercizio, di complessivi 1.732,7 mln di euro, pari ad un -27,51% delle disponibilità del 2008». Spese necessarie che implicano “oneri non trascurabili” (per utilizzare un’espressione del ministro Pinotti), quelle per la Difesa. Viene da chiedersi se non sia arrivato il momento di cominciare a lavorare a una Difesa europea non più fondata sui contingenti nazionali. Magari potrebbe diventare uno dei punti del semestre di presidenza europea per Renzi e il suo Governo.

 

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