sabato, Luglio 24

L’Europa, il suo senso, e il suo futuro

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Da sempre, l’Unione Europea con la sua raison d’être, la sua struttura, e il suo futuro, è stata stata vista da diverse prospettive.  Ma la vera essenza dell’Unione, con le sue visions contrastanti, affonda le sue radici nello storico Trattato di Maastricht. Come spesso accade, l’opinione pubblica viene plasmata e influenzata da elementi di varia natura, come la cultura e l’interesse personale verso la nazione. Sin dal principio, il concetto di integrazione europea è stato molto dibattuto, diventando spesso motivo di reale disaccordo. E, se da un lato il famigerato trattato ha rappresentato un forte motivo di entusiasmo per il Presidente francese François Mitterrand, dall’altro lato, quella stessa fonte incontrò lo scetticismo di Margaret Thatcher. Infatti, molte delle questioni che oggi accendono gli animi, erano viste come taboo già all’epoca.

L’identità dell’Europa, con la sua integrazione, la sua indipendenza, la sua espansione, e l’avvento della moneta unica, sono tutti temi spesso dibattuti in ambito pubblico, ma evidentemente non abbastanza, se si considerano i recenti sviluppi dell’Unione in fatto di politica, economia e società. Nel tentativo di far ulteriore luce su queste problematiche, ho intervistato due giovani appartenenti alla stessa classe sociale, almeno in apparenza. Entrambi sono membri della comunità europea per gli affari, ed entrambi sono cittadini d’Europa. Si tratta di una giovane spagnola che lavora in banca – che chiameremo Dipendente di Banca Spagnola – e di un un giovane commercialista della Germania – che chiameremo Commercialista Tedesco. A seguire, le domande a cui hanno risposto i due giovani, in separata sede.

Le due interviste non vogliono rappresentare un sondaggio. Come già detto, si tratta del risultato di un’occasione che ha voluto fare il punto su alcune problematiche al centro del dibattito dell’Unione Europa e sul suo futuro.  

 

Lei si sente di appartenere all’Europa?

Dipendente di Banca Spagnola: In generale sì, mi sento europea, ma non in primis. Sono spagnola prima di tutto.

Commercialista Tedesco: Sì, certamente.

 

Qual è il significato che associa all’ identità europea?

Dipendente di Banca Spagnola: Se osservo la bandiera europea, non ho l’impressione di essere davanti a un’ identità precisa. Cosa che sentirei, invece, dinanzi a una bandiera della Gran Bretagna. Sono europea, ma ciascun Paese ha caratteristiche proprie. Non si può chiedere alla Spagna di diventare tedesca, né alla Germania di diventare spagnola. Perché le culture sono ben distinte.

Commercialista Tedesco: Si tratta di una identità della diversità. Gli europei arrivano da Paesi diversi e parlano lingue diverse, hanno abitudini, tradizioni e modi di pensare diversi. Siamo diversi, ma uniti in un grande sistema che porta con sé la pace.  

 

Cosa vuol dire essere cittadino europeo?

Dipendente di Banca Spagnola: Essere cittadino europeo è sinonimo di libertà. È facile viaggiare in Europa senza troppe complicazioni. L’Europa è un ambiente sicuro, ricco di storia, cultura e diversità. Se mettiamo da parte i problemi attuali UE (principalmente politici ed economici) , l’Europa rappresenta davvero un gran bel posto in cui vivere.

Commercialista Tedesco: Per me vuol dire spostarmi tranquillamente col mio passaporto, acquisire e rivendicare gli stessi diritti in tutti i Paesi europei, non sentirmi straniero in terra d’Europa, avere amici su tutto il territorio UE, beneficiare di alcune uniformità (es. patente, mercato del lavoro). Essere europeo è essere parte di qualcosa di realmente grande e lontano da discriminazioni.

 

Tra il Nord – es. Germania e i Paesi Bassi – e il Sud – es. Spagna e Grecia – dell’Unione Europea esistono differenze. A suo parere, il Sud dovrebbe impegnarsi per eguagliare il Nord, o crede che le differenze vadano rispettate e mantenute come tali?

Dipendente di Banca Spagnola: Credo che dovremmo imparare dagli altri. In particolar modo, questo concetto vale per il Sud che ha molto da imparare dal Nord, anche se le differenze sono ciò che rendono unico ciascun Paese dell’Unione, e alcune delle differenze esistenti non cambieranno mai. Esistono differenze culturali, con una lunga storia alle spalle, e al tempo stesso, non bisogna trascurare il fatto che ciò che funziona bene in un posto potrebbe non funzionare in un altro posto. Per questo, a volte accade che ciascun Paese debba riuscire a diventare il Maestro di se stesso.

Commercialista Tedesco: Le differenze dovrebbero restare tali. É proprio la diversità che fa l’Europa. Noi europei riusciamo a distinguere a malapena che non esiste una grossa differenza tra chi arriva dal Dakota del Nord e chi dall’Oklahoma, pur trattandosi della stessa distanza che divide Monaco da Madrid. Parlano la stessa lingua, hanno la stessa cucina, si comportano allo stesso modo. Quante regioni diverse culturalmente e linguisticamente, invece, si attraversano lungo la tratta Monaco-Madrid? Perciò, l’obiettivo dell’Europa non è quello di rendere il tutto omogeneo. Gli usi e i costumi regionali devono essere mantenuti. I millenni di storia europea hanno fatto l’Europa con la sua identità, e nessuno dovrebbe diventare qualcun altro. I Nord-europei possono senz’altro imparare dal Sud e viceversa. Essere aperti e saper ascoltare è una vera opportunità da non sottovalutare. E gli Stati Uniti non hanno questa fortuna.

 

L’Indro: Avverte la presenza di differenze culturali con la gente della sua età di altri Paesi europei, specialmente con chi arriva dal Nord Europa, tedeschi o scandinavi per esempio? Se sì, quanto sono grandi e forti queste differenze?

Dipendente di Banca Spagnola: Sì, esistono chiaramente delle differenze. Anche nella stessa Spagna si avvertono differenze culturali regionali. Ma ‘diverso è buono’. La sinergia e il lavoro di squadra che ne deriva è proprio ciò che serve all’Europa per migliorarsi. Si tratta di cooperare per un obiettivo comune, insieme. E per agire in questa direzione bisogna conoscere le differenze e capirle, imparare gli uni dagli altri, senza mai perdere di vista la propria identità, proprio quel quid ciò che ci rende tedeschi, spagnoli o greci.

 

Avverte la presenza di differenze culturali con la gente della sua età di altri Paesi europei, soprattutto con chi arriva dal Sud Europa, come greci e italiani? Se sì, quanto sono grandi e forti queste differenze?

Commercialista Tedesco:  In ambito europeo, io ho vissuto, ho studiato e lavorato in Germania, Austria, Svizzera, Francia, Spagna e Regno Unito, ma ho conosciuto anche territori al di fuori dell’Europa. Le differenze culturali in Europa sono di grande portata, poiché si tratta di comportamento, modo di esprimersi e molto di più. E in un contesto come quello europeo, dove la densità di regioni, lingue e tradizioni è elevatissima, le differenze non mancano, anzi, sono onnipresenti. Io le avverto molto forti. Quando mi capita di parlare al telefono con un’azienda norvegese e pochi minuti dopo di prendere una telefonata di una compagnia italiana, ho la sensazione di avere a che fare con due mondi totalmente diversi. La differenza è parte integrante delle nostre vite e così dovrebbe sempre essere.   

 

L’Unione Europea ha rappresentato un buon punto di partenza?

Dipendente di Banca Spagnola: Per l’Europa, unirsi e difendere obiettivi comuni ha molto senso, ma bisognerebbe muoversi rispettando l’indipendenza, l’identità e la struttura economica del Paese. Sarebbe stato, per esempio, più oculato rafforzare il mercato libero europeo, piuttosto che posizionare tutti i Paesi sotto lo stesso scudo. Allo stesso modo, sarebbe stato meglio creare un meccanismo di difesa ad hoc per difendersi in modo più efficace ed efficiente davanti alle minacce esterne.  

Commercialista Tedesco: Sì. Dopo la seconda Guerra mondiale, l’idea di rafforzare la cooperazione ai danni dell’Unione Sovietica è stata una grande trovata. Fu l’inizio di un percorso all’insegna dell’ unità per un continente profondamente segnato da due guerre, da latitanti, religioni diverse e benessere economico su vari livelli. Dopo la caduta del muro di Berlino, l’Europa ha finalmente capito che cooperare all’avanguardia sulla linea dell’UE era il solo modo per avanzare. Alla celebrazione della riunificazione della Germania, il Cancelliere Kohl disse che la Germania voleva più responsabilità in Europa, contribuire di più, supportare di più. Credo che ci sia riuscita alla grande. Si pensi anche solo all’idea di pace nell’ UE, la ragione principale per dire che quella era già stata una buona idea.  

 

Oggi si parla tanto di indipendenza degli Stati membri dell’Unione Europea, e del fatto che dovrebbe essere limitata o consolidata. Cosa pensa dell’indipendenza di ciascuna nazione vs l’Europa?

Dipendente di Banca Spagnola: Credo che il tipo di accordi che la Svizzera e la Norvegia hanno con l’UE avrebbero dovuto rappresentare il programma per la cooperazione e l’unità in Europa, e non fare l’Unione Europea.   

Commercialista Tedesco: L’indipendenza di ciascuno Stato membro dovrebbe essere rispettata e mantenuta fino a quando non diventa un problema per gli altri Stati membri. Il pericolo può farlo un debito, un impianto nucleare chiuso al confine, una minaccia di guerra, ecc. Ma non è necessario che Bruxelles intervenga su ciò che ciascuno Stato membro dell’UE può gestire da sé. Complica solo le cose e apporta costi insostenibili. 

 

L’Euro, intesa come moneta unica, funziona nei Paesi dell’Eurozona?

Dipendente di Banca Spagnola: Da un punto di vista economico, il libero commercio, i flussi migratori e simili eventi si fondano sull’Europa. Non avevamo bisogno dell’Euro, che ha trasformato il modello economico della Spagna. È troppo forte, avremmo dovuto mantenere la Peseta. Avrebbe avuto più senso. La Spagna è stata il produttore d’Europa a buon mercato. Ora,  proprio a causa dell’Euro non lo è più. Per giunta, ha perso punti ed è in difficoltà economiche.   

Commercialista Tedesco: Assolutamente. Tutta l’Eurozona trae beneficio da una valuta stabile, bassa inflazione e sicurezza. Molti Paesi esportatori di petrolio preferiscono l’Euro a discapito del dollaro statunitense. Di certo, l’Euro è troppo forte per alcuni Paesi, quindi ostacola la riconquista della concorrenza. Nessuno costringe nessuno a entrare nell’Eurozona, e chi vuole può uscire dal circuito. Di certo, la situazione diventa critica se uno Stato inscena una truffa pur di farne parte. 

 

Crede che l’Euro vincerà o è in pericolo?

Dipendente di Banca Spagnola: Oggi i rischi per l’UE arrivano non solo da Grecia, Spagna o Portogallo. C’è anche la Francia e io credo che l’UE rischia lo smantellamento se la situazione francese continua a degenerare. La Francia e la Germania sono i padri fondatori dell’UE. E se le cose in Francia continuano a andare di male in peggio, il Paese uscirà dall’Eurozona, ciò che potrebbe segnare l’inizio della fine, per l’Eurozona e per l’UE.

Commercialista Tedesco:  Sono certo che resisterà. Per una semplice ragione: porta più vantaggi che svantaggi. Arriverà il giorno in cui il debito sarà saldato e ridotto a un livello sostenibile per gli Stati membri. Un’ inflazione breve ma intense farà il resto. É già accaduto tante volte nel corso della storia. Troppe sono le occupazioni che dipendono da una simile presenza.  

 

Cosa pensa di un’Europa Federale, sul modello degli Stati Uniti? 

Dipendente di Banca Spagnola: La soluzione ai problema europei è meno integrazione a livello europeo e più indipendenza nazionale, ciò che Bruxelles non sta rispettando.

Commercialista Tedesco: Non mi convince del tutto. Preferisco lo stato attuale, con un certo livello di cooperazione, ma al tempo stesso con una certa indipendenza per ciascun Paese. Non bisogna necessariamente fare l’Europa Federale, perché il modo in cui stiamo attualmente lavorando sembra funzionare nella giusta direzione. Esiste cooperazione su tutti i fronti, in ambito economico, finanziario, dell’istruzione, del controllo alle frontiere, del crimine, ecc. e ciascun europeo gode di una nazionalità europea. Il nostro passaporto parla chiaro.

 

Oggi L’UE è costituita da 28 Paesi. Dovrebbe continuare ad espandersi?

Dipendente di Banca Spagnola: Credo che 28 rappresenti un bel numero. A questo stadio, bisognerebbe piuttosto pensare a mantenere la stabilità dei Paesi che ne fanno parte. Se ne entrassero di nuovi, vorrebbe dire nuovi capitali, e ora come ora l’Europa non può permetterselo, farebbe bene a stabilizzare ciò che già esiste. L’Unione Europea ha tanto da fare. Perciò, per il momento cerchiamo di fare ciò che ci siamo promessi da organizzazione unita, e di essere lungimiranti.

Commercialista Tedesco: Sì, dovrebbe continuare a espandersi, ma non alla velocità attuale. Una pausa di almeno dieci anni non sarebbe poi così male. 

 

Traduzione di Silvia Velardi

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