mercoledì, Maggio 12

L’Europa funziona, come cambiarla? In fatto di guerre il modello mercantile-capitalista è ottimo, ma allora come sostituirlo?

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C’è una bella paginetta su Wikipedia che si chiama ‘Lista di guerre per ordine cronologico’. Ce le mette proprio tutte, a occhio e croce, almeno dalla Guerra di Troia in avanti.

Io ho fatto un sommario conteggio delle guerre combattute in tutto il mondo a partire dalla Prima Crociata, del 1096, cioè da quando a occhio e croce il modello socioeconomico mercantile-capitalista comincia a dar forma alla Storia. E poi ne ho tratto qualche deduzione.

Sono 39 guerre dalla Prima Crociata allaScopertadell’America: in media, in tutto il periodo, ogni 10 anni iniziava una nuova guerra tra le Nazioni (cioè: una nuova mattanza tra i popoli).

86 guerre fino alla Rivoluzione Francese: una nuova ogni 3 anni e ½.

132 fino alla Seconda Guerra Mondiale (compresa): una ogni 14 mesi.

Per un totale, dalla Prima Crociata alla fine della Seconda Mondiale, di 257 guerre; 162 delle quali combattute sul continente europeo tra i popoli (cioè: le classi proletarie mandate al macello) d’Europa.

Poi 56 guerre fino all’11 Settembre: una ogni anno tondo tondo.

E infine 23 dall’11 Settembre fino ad oggi: una ogni 7 mesi e ½.

Per un totale, dalla fine della Seconda Mondiale a oggi, di 79 guerre; 5 delle quali combattute in Europa: la Guerra Civile in Grecia e le 4 guerre d’indipendenza/fratricide nell’ex-Jugoslavia.

Registro dunque la caduta verticale della percentuale delle guerre europee sul totale, da quasi il 65% per tutto il Secondo Millennio tranne l’ultimo mezzo secolo, ad appena il 6% appunto nella seconda metà del Ventesimo Secolo e fino ai giorni nostri.

Ossia: l’Europa, storicamente terra di carneficine con una frequenza tale che un uomo europeo, dovunque e ‘quandunque’ nato nel Secondo Millennio, ebbe a subirne (e probabilmente a morirci) una ogni intervallo di tempo che va da 15 anni (massimo, nei primi secoli) a 1 anno e 9 mesi (minimo, tra fine Settecento e prima metà del Novecento), diventa dal Secondo Dopoguerra in poi un continente in cui (in un mondo dove scoppia più di una nuova guerra all’anno) si registrano praticamente solo due episodi bellici: uno breve tutto interno alla Grecia, e uno lungo e articolato tra le etnie nazionaliste dei Balcani orfani di Tito.

Perché? Sommessamente azzardo tre ragioni.

L’Europa, dal 1945 in avanti, semmai la guerra la esporta (nella colonie e poi ex-colonie, e recentemente nella guerra al cosiddetto terrorismo). L’Europa, dal 1945 al 1975, vive e si gode i suoi Trenta Gloriosi: il periodo di massima crescita economica, unito alla massima diffusione di conquiste sociali. L’Europa (cioè i suoi popoli, cioè i suoi proletari) comincia a considerarsi un’unione di Stati, dall’intuizione del Manifesto di Ventotene fino all’Europarlamento e oltre: e Nazioni (e classi lavoratrici, un tempo sobillate o costrette allo scopo) che hanno per secoli insanguinato il continente sparandosi addosso (ma prima delle armi da fuoco, scannandosi con qualunque cosa), sperimentano la pacifica cooperazione.

Cos’altro ne deduco?

Soltanto che chi, come me e tanti compagni di buona volontà e retto pensiero, lotta giustamente per il superamento del modello socioeconomico mercantile-capitalista (anche per i lutti infiniti che addusse e adduce all’Umanità, come la tabellina ci ricorda elementarmente), deve, però, pensar bene con cosa sostituire realisticamente questa forma di Unione Europea (a trazione finanziaria, non certo proletaria, lo so bene) una volta che i nazionalismi strumentalmente alimentati saranno tornati a colmare gli spiriti e le menti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in tutto il continente, e l’avranno svuotata, smembrata e sepolta.

 

 

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