martedì, Ottobre 26

L’Europa del domani: dai giovani di Ventotene ai ‘grandi’ del G7

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Quattro giorni per discutere circa il futuro dell’Europa e la possibilità di cambiarla, riscrivendo il Manifesto di Ventotene. Questo il programma e l’iniziativa di alcuni liceali, provenienti da Roma, Parigi e Berlino (in rappresentanza dei tre Paesi fondatori dell’Europa), i quali, da ieri 24 maggio e fino al 28 parteciperanno alla prima edizione del ‘Ventotene Europa Festival’, organizzato dall’associazione no profit La Nuova Europa, nata per diffondere i valori solidali dell’Unione, cioè la solidarietà, la condivisione del bene comune, e della convivenza nella diversità.

Padre fondatore è Roberto Sommella, esperto di finanza e di temi europei, il quale ci spiega che noi, in Europa, abbiamo oggi una Costituzione che di fatto tutela le banche e gli Istituti finanziari; e non le persone; “i punti chiave del nuovo Manifesto saranno la libertà di movimento, la libertà di studio e l’uguaglianza di fronte alla legge, non scritta del mercato”, ci dice, “detto ciò, la nostra associazione propone che siano i giovani nati dopo il 2000 a cominciare a scriverelo, per non aspettare che lo facciano le istituzioni”.

Guardando all’Europa di oggi, alla crisi che sta affrontando da qualche anno a questa parte, l’iniziativa intende “ribadire il concetto di integrazione europea e, soprattutto, indicare i passi da seguire per cambiare. Io credo che l’impegno di questi ragazzi debba essere quello di lavorare affinché l’Europa cambi rotta”, questo è il messaggio che dovrebbe passare secondo Virgilio Dastoli, già assistente parlamentare di Altiero Spinelli alla Camera dei Deputati ed al Parlamento europeo e, oggi, Segretario Generale onorario del Movimento Europeo Internazionale. “L’Europa può essere cambiata, ci vuole una grande mobilitazione popolare e, ovviamente, i giovani devono essere i protagonisti di questa mobilitazione”, continua.

La sfida che si propone il ‘Ventotene Europa Festival’ è quella di far capire a tutte le istituzioni  -e per questo poi la dichiarazione verrà poi presentata e consegnata al Presidente della Camera, Laura Boldrini, e al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani– che l’Europa si muove sulle gambe dei giovani e che solo grazie all’iniziativa dei giovani si può andare verso una maggiore integrazione.

Il Manifesto di Ventotene fu originariamente redatto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Ursula Hirschmann, con il titolo ‘Per un’Europa libera e unita’, tra il 1941 ed il 1944, quando per motivi politici furono confinati presso l’isola di Ventotene, nel Tirreno. Considerato uno dei testi fondanti dell’Unione Europea, il Manifesto propugna ideali di unificazione dell’Europa in senso federale, un’Europa dotata di un Parlamento eletto a suffragio universale e un Governo democratico.

Ma per l’Europa è ancora possibile diventare uno Stato federale? Il sogno di Spinelli e Rossi troverà mai realizzazione? Secondo gli esperti sì.  “Dell’Europa federale”, ci dice Sommella, “per ora, abbiamo solo la moneta unica; manca difendere i confini in modo europeo e avere un unico debito, emesso da un unico Ministero del Tesoro”. Avere un sistema federale vuol dire, infatti, avere un Governo che curi gli interessi dell’insieme dei Paesi membri, avere delle politiche comuni che vengono stabilite a livello europeo, avere un Parlamento con più poteri e avere una legge fondamentale; “non è una cosa che si può realizzare da un giorno all’altro, ma gradualmente. Il primo passo da fare è stabilire un’autorità che risponda agli interessi dei cittadini. Il Parlamento Europeo nel 2019 si impegnerà a riscrivere la legge fondamentale dell’Unione Europea e questo sarà un passo in avanti per la federazione europea”, ci spiega Dastoli.

La relazione sulla cittadinanza dell’UE 2017, dal titolo ‘Rafforzare i diritti dei cittadini in un’Unione di cambiamento democratico’, intende, infatti, assicurarsi che tutti i cittadini dell’UE conoscano i loro diritti e possano partecipare pienamente al processo democratico europeo, poiché «Cittadinanza dell’Unione significa anche beneficiare della parità di trattamento e condividere un sistema di valori comuni sostenuti dall’Unione, compresi il rispetto per la dignità umana, l’uguaglianza e i diritti umani nonché l’inclusione, la tolleranza e il rispetto della diversità».

Dai tempi del Manifesto l’Europa è cresciuta ed è cambiata molto. Negli anni ’40, l’Europa era insanguinata dalle guerre e sotto dittatura. “Il mondo è cambiato in meglio”, crede Sommella. “In fondo, per mezzo millennio, in Europa ci si è fatti la guerra. Da quando è nata l’Europa, quella che conosciamo dal Trattato di Roma nel 1957, viviamo, per fortuna, un periodo di pace, il più lungo periodo di pace della storia”.

Ciò non toglie che l’Europa abbia seguito, spesso e volentieri, anche rotte sbagliate e si sia allontanata dai valori che i propugnatori del manifesto volevano diffondere. I trattati di oggi non sono adeguati e affinché soddisfino davvero le esigenze dei suoi Stati membri e dei suoi cittadini, l’Europa “deve diventare un soggetto politico, deve avere un Ministro unico europeo del Tesoro, deve avere un vero Ministro degli Esteri. Deve diventare un soggetto politico e, purtroppo, oggi, l’Europa è solo un mercato unico”, ci dice Sommella.

Nel contesto internazionale, dal punto di vista culturale, economico e politico, essa ha pur sempre un ruolo importante e rilevante. Un po’ meno nell’ambito del G7 (il prossimo vertice si terrà a Taormina il 26 e il 27 Maggio). Il ‘Gruppo dei 7’ riunisce, in teoria, i Capi di Stato e di Governo delle 7 Nazioni più industrializzate del mondo, quali Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti. In realtà, come ci spiega lo stesso Dastoli, il G7 e, contestualmente, anche il ruolo dei rappresentanti dell’Europa, conta ben poco. Intanto, perché molti ‘grandi della Terra’ non appartengono al club dei 7, bensì al G20. La stessa iniziativa di Ventotene fa riferimento al G7. “Ma sappiamo tutti che, tra qualche anno, i Paesi Europei non saranno più membri del G7, né la Francia, né La Germania, né l’Italia, né tanto meno il Regno Unito che, nel 2019, non sarà più membro dell’Unione Europea. Quindi per essere protagonisti in un quadro come il G7 o G20 ci vuole una realtà europea unica” e questa realtà unica non esiste ancora. Bisognerebbe rilanciare l’idea e il progetto di un’Unione Europea più unica e condivisa.

In secondo luogo, pur considerando che, dapprima, dal 1977, anno del primo Vertice a Londra, l’Unione Europea interveniva con ruolo tecnico e limitato, e oggi, invece, sono presenti sia il Presidente della Commissione europea che il Presidente del Consiglio, i quali intervengono con ruolo politico, il problema riguarda il fatto che, pur sedendo al tavolo comune, a parlare sono sempre i Capi di Stato dei Governi e, inevitabilmente “questo, in qualche modo, indebolisce il ruolo del Presidente del Consiglio Europeo e il Presidente della Commissione, i quali dovrebbero, invece, rappresentare insieme l’Unione Europea. E poi non c’è un pensiero politico unitario; non c’è un’unica politica di immigrazione, non c’è un’unica politica estera della sicurezza e della difesa quindi è evidente che, non avendo queste politiche a livello europeo, i rappresentanti dell’Unione, al tavolo del G7, contano ben poco”, continua Dastoli.

Basta rendersi conto che al tavolo del G7 siederanno, da una parte, un Presidente degli Stati Uniti d’America, il quale è fortemente isolazionista, dall’altra un Primo Ministro britannico che ha deciso di portare la Gran Bretagna fuori dalla comunità europea. Per cui, chi dovrà, e potrà, preoccuparsi di tenere unita l’Europa? A questo punto, gli unici sembrano essere proprio quei ragazzi, quei ragazzi italiani, francesi e tedeschi, che avranno l’importante incarico di riscrivere il Continente di domani, l’Europa, forte e valida, del futuro.

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