venerdì, Settembre 17

L'Europa contro il crimine organizzato field_506ffb1d3dbe2

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Bruxelles – I deputati europei hanno votato in massa ieri a Strasburgo (631 favorevoli, 19 contrari e 25 astenuti) a favore di una nuova legge europea che aiuterà i Paesi membri a rintracciare, congelare e confiscare i beni appartenuti a persone coinvolte in attività criminose.

«Missione compiuta», ha dichiarato soddisfatta l’europarlamentare romena Monica Macovei (PPE) relatrice della proposta sulla lotta al crimine transnazionale, che ha illustrato i vantaggi della confisca dei proventi di reati (traffico di droga, contraffazione, traffico di esseri umani e contrabbando di armi di piccolo calibro) che secondo i suoi calcoli ammonterebbero a mille miliardi di euro. «Di questo ammontare», ha detto Macovei  «solo l’1% è stato finora confiscato». «La nostra priorità», ha aggiunto, «è seguire il denaro anche al di là delle frontiere e confiscare i proventi del crimine. Solo così potremo sperare di ridurre l’impatto della criminalità. E’ intollerabile spedire i criminali in carcere mentre il loro denaro sporco resta in circolazione».
Secondo l’eurodeputata il vantaggio sarà duplice: rimpinguare i bilanci nazionali destinando a scopi sociali i proventi del crimine e alleviare le sofferenze delle vittime. «Se non agissimo in questa direzione rischieremmo di veder questi soldi investiti di nuovo in attività criminose», ha precisato.

L’elemento nuovo introdotto dalla direttiva, oltre al coordinamento tra Paesi europei per effettuare la confisca, è il fatto che tale confisca non sarà una diretta conseguenza di una sentenza penale. L’essenziale è che la confisca avvenga quando un Tribunale, sulla base delle circostanze, stabilisce che i beni in questione sono frutto di attività criminose.
A chi obiettava che la mancanza di processo metterebbe a repentaglio il rispetto dei diritti umani dei criminali, Macovei ha risposto che «il testo della direttiva tiene conto dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che garantisce un processo equo. Ci saranno sempre un giudice e una corte per stabilire la confisca» anche in assenza del criminale.

La direttiva prevede anche la confisca di beni detenuti da terzi quando si può dimostrare che costoro «sapevano o avrebbero dovuto sapere che lo scopo del trasferimento o dell’acquisto dei beni era evitare la confisca, basata su fatti e circostanze concreti, compreso il fatto che il trasferimento è stato effettuato gratuitamente o per un ammontare significativamente inferiore al valore di mercato» del bene.

Secondo la procedura di co-decisione, la direttiva passa ora al Consiglio dei Ministri europei che nelle prossime settimane dovrebbero approvarla formalmente. La sua trasposizione nella legislazione nazionale dei 28 Paesi dovrà avvenire entro 30 mesi dall’approvazione del Consiglio. Regno Unito e Danimarca si sono chiamate fuori, mentre l’Irlanda  parteciperà.

Soddisfatta la Commissaria europea Cecilia Malmström secondo cui «il voto odierno del Parlamento europeo che tende a facilitare il compito della polizia contro il crimine organizzato colpisce dove duole di piu’: i suoi profitti».
Sarà ora possibile, ha aggiunto la Commissaria responsabile per le questioni di giustizia e affari interni, «confiscare i proventi trasferiti a terzi e quelli che non sono legati a un particolare crimine ma imputabili all’attività criminosa delle persone condannate». I beni sequestrati, ha aggiunto Malmström, «appartengono alle vittime della criminalità e a tutti i cittadini». La Commissaria ha poi annunciato che prima della fine dell’anno verrà lanciato uno studio su questo argomento. «Sarà un importante risultato da presentare ai cittadini in vista delle elezioni del parlamento europeo», ha aggiunto. La direttiva prevede anche la confisca di proventi di azioni criminose anche in assenza di condanna, nei casi ad esempio di malattia o di fuga del pregiudicato, per evitare il rischio di vederli scomparire. Essa richiede, inoltre, che i beni confiscati vengano riutilizzati per scopi pubblici o sociali. Si tratta, secondo la commissaria, di «un notevole miglioramento che permetterà alle autorità giudiziarie di sequestrare una fetta molto più consistente che in passato di proventi illegali che sarebbero invece rimasti nelle tasche dei criminali o reinvestiti in operazioni o attività legali».

A livello mondiale, secondo una stima dell’Onu, l’ammontare del riciclaggio di denaro rappresenta tra il 2 e il 5 % del pil mondiale.

Nel dibattito che ha preceduto il voto del Parlamento europeo, la relatrice Monica Macovei aveva illustrato le ricadute positive che la confisca potrebbe avere se utilizzata per finalità sociali insistendo sull’importanza di proseguire la lotta al riciclaggio con la confisca anche in assenza di procedura penale (si pensi ad esempio al decesso dei criminali prima della condanna e quindi prima del sequestro dei beni che resterebbero quindi nelle mani delle organizzazioni criminose).  Ma questa ultima ipotesi ha suscitato le ire dei conservatori britannici che l’hanno contestata annunciando la loro opposizione. 

E’ stato l’eurodeputato Salvatore Jacolino (PPE) a ricordare che «il voto del Parlamento europeo rappresenta una tappa importante nella lotta al crimine transnazionale che esige uno sforzo congiunto per avere successo». Si tratta, ha spiegato, «di misure giudiziarie indispensabili per un contrasto efficace ai fenomeni criminali transnazionali che oggi hanno natura essenzialmente economica». «Anche la Procura Europea, a regime, ha aggiunto, potrà trarre vantaggio da un sistema europeo rafforzato di mutuo riconoscimento degli ordini di sequestro e confisca».
Jacolino ha anche elogiato il lavoro svolto dalla Commissione Speciale sulla Criminalità Organizzata (CRIMI) creata nel marzo 2012 e presieduta dall’eurodeputata Sonia Alfano (ALDE).
Dei 1000 miliardi di euro che sarebbero i proventi del crimine organizzato, ben 120 miliardi sono frutto di corruzione. «Vorremmo veder realizzate azioni concrete», ha detto Jacolino, «per poter rendere più rapida la giustizia verso questi trafficanti di morte».

Il disegno di legge, già informalmente concordato con i Governi nazionali, fa parte di una più ampia strategia dell’UE per combattere la frode e la corruzione. Le nuove norme dovrebbero consentire alle autorità nazionali di identificare e rintracciare i proventi derivati da attività criminali -come le liquidità detenute nei conti bancari, i beni immobili, i veicoli, gli animali, le opere d’arte, le quote di società, le aziende e gli oggetti da collezione- e di congelarli, gestirli e confiscarli in tutta l’UE.
Per Sonia Alfano «il voto del Parlamento europeo rappresenta un piano europeo destinato allo smantellamento delle mafie con la criminalizzazione delle attività di stampo mafioso».  Per Alfano la commissione CRIMI è una «pietra miliare di questa legislatura».  

 Il Commissario europeo per il mercato unico Michel Barnier, intervenuto nel dibattito che ha preceduto il voto in plenaria, ha dichiarato che «la confisca è uno strumento molto efficace contro la criminalità organizzata».  Ma gli strumenti per la confisca dei beni non erano stati ancora definiti ed è per questo motivo, ha spiegato, che la Commissione europea ha proposto nel 2012 la direttiva sul congelamento e confisca dei proventi di reati. La direttiva migliora la legislazione in vigore poiché prevede la confisca di beni derivanti da azioni criminose anche in assenza di condanna.

Per l’eurodeputata dei Socialisti e Democratici (S&D) Rita Borsellino la direttiva approvata è un primo passo importante nella lotta alla criminalità organizzata. «Ma è solo un primo passo», ha detto, rammaricandosi per lo scarso coraggio di alcuni Paesi membri dell’Ue che non hanno permesso che la lotta al crimine organizzato potesse fare un salto di qualità più incisivo. «Mi auguro che seguiranno altri provvedimenti che serviranno a contrastare la criminalità», ha concluso.

Dal canto suo Roberta Angelilli (PPE) ha ricordato che i 120 miliardi l’anno attribuiti ai proventi del crimine in Europa equivalgono all’1% del pil dell’Unione europea. Angelilli ha poi invitato ad armonizzare a livello europeo i regimi di confisca dei proventi del crimine organizzato.

Un commento, infine, anche dal rappresentante della Commissione europea nel Granducato di Lussemburgo, Georges Bingen: «La lotta contro il riciclaggio di denaro e contro il finanziamento di attività terroristiche e criminose- ha detto – è una priorità per l’Unione europea. La libertà di circolazione dei capitali resa possibile grazie al processo di integrazione europea  non deve facilitare la vita dei criminali ma puntare ad agevolare senza carichi amministrativi eccessivi il funzionamento delle imprese europee, specialmente quelle piccole e medie che sono le forze trainanti dell’economia».

 

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