giovedì, Settembre 16

Letta, sì, ma Enrico non c’è, è andato via E alla fine fu DC. In quel suo discorso dove sta la sinistra? che c’entra il PD con tutte quelle cose? Certo, Letta ha in mano una bomba con la miccia accesa

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Come noto, una delle regole fondamentali del giornalismo è quella per la quale i ‘pezzi’ (che io malamente chiamo articoli, ma io sono dell’Ottocento) sono titolati dal Direttore, mai dall’autore. E non intendo infrangere la regola, anche se, dipendesse da me, il titolo di questo articolo potrebbe essere ‘E alla fine fu la DC’, senza punto esclamativo. Lo ha capito, infatti, anche l’onorevole Gianfranco Rotondi, che, però, lamenta che si sia trattato della vittoria della sinistra DC, come se gli dispiacesse, e come se si fosse in grado di capire cosa sia la destra della DC. La DC è la DC e, temo, Enrico Letta, benché si commuova perché si chiama Enrico (come se fosse merito suo), è appunto quello.

Poi, per carità, il discorso è lungo e articolato e merita attenzione, ma specialmente merita di vedere cosa e quanto di ciò che ha detto, si farà davvero. Già cominciando dal fatto che su oltre 800 vo-tanti ha avuto due (dico 2!) voti contrari e quattro (dico 4!) astensioni, in una assemblea in cui nessuno ha parlato, anzi, sono stati presentati quattro ordini del giorno, che saranno discussi nella prossima assemblea: insomma, Letta ha in mano una bella bomba con la miccia accesa, ma, da buon democristiano, lo sa. Non voglio fare l’ipercritico, assolutamente, anche se il discorso di Letta non mi è molto piaciuto, pur avendo detto un paio di cose interessanti su cui vengo subito, ma voglio cercare di capire: Letta ha detto che ora vuole parlare con tutti, vuole fare l’Agorà (e ti pareva che non trovava la parola difficile, ma aperta anche ai non PD, e vedi la novità!) che andrà nei circoli, e quant’altro, parlerà anche con ‘il volontariato’, eccetera, e poi, parla per un’ora e si vota, voila, come dicono i suoi amici francesi.

Si chiama Partito Democratico, anche se c’è chi gli vuole cambiare nome … ora io posso anche capire che ci sia questa unanimità, ma una briciola di discussione, no? Solo per fare vedere, non per altro. Poi dicono la ‘democrazia dall’alto’! E invece niente. O meglio niente proprio no. Perché, ferma restando la libertà dei parlamentari eletti (lo ha detto ben forte … forse proprio per non fare sentire bene il seguito) ora si propone di fare qualcosa per evitare che troppi parlamentari finiscano in quella sorta di golfo mistico che lui ha descritto, identificandolo con il gruppo misto … una sorta di Tahiti dei parlamentari a sentir lui. E si propone di parlarne anche con i presidenti delle camere. Niente vincolo di mandato, sottolinea, la Costituzione lo vieta, ma … ma che? vincolino di mandatino? Boh!
È una fissazione, chiunque arriva al potere vuole cambiare la Costituzione e i suoi immediati dintorni, a cominciare -ma tu guarda che novità!- dall’introduzione della sfiducia costruttiva: una fissazione. E sì, che lui dice di essere stato un professore universitario che molto si è goduta la cosa, e quindi dovrebbe saperlo che solo dirlo implica proporsi uno stravolgimento della logica della nostra Costituzione; ripeto, della logica, della natura stessa di essa. Forse ha dimenticato che è stata la proposta di Berlusconi, fortunatamente bocciata dagli italiani, e la proposta di Renzi, idem come sopra e ora vuole farla lui … dopo aver parlato con Renzi, però!

Io, lo confesso, sono sospettoso di natura. Ritengo che la Costituzione italiana sia una grande cosa e probabilmente una delle più belle al mondo (anche perché breve, quando non ci mettono le mani gli incompetenti!) anche se, diversamente da molti (leggi tutti) costituzionalisti, penso che vi siano delle norme di diritto internazionale, poche ma buone, che possano prevalere anche sulla nostra Costituzione, come, non per caso, è scritto agli articoli 10.1, 117.1, 2, e 11 ecc. della Costituzione: purtroppo il provincialismo prevale anche negli illustri. Ma, non condivido la tesi arrabbiata di molti illustri costituzionalisti (io, non sono illustre) secondo la quale la interpretazione letterale della Costituzione che dice che il Governo essendo l’esecutivo può tranquillamente essere costituito da non parlamentari (come avviene in varie parti ‘democratiche’ del mondo) permette di non scandalizzarsi, anzi essere contenti, che si facciano Governi senza parlamentari, anche se, poi, non è il caso del Governo Draghi, accusato appunto di questo e di essere calato dall’alto, che proprio non si capisce che voglia dire.

Ma qui, ora, bisogna capirsi perché Letta sul punto dice cose sospette, appunto. Prima se la prende con quelli che cambiano casacca senza chiedergli il permesso, il che lo associa ai costituzionalisti illustri di cui sopra, ma poi fa un discorso complesso sulla competenza. Vi dico la verità, sentendolo d’acchitto, mi è piaciuto. Ha detto in sostanza, che fare politica non vuol dire essere necessariamente deglistrascinafacenti‘ (chi non è napoletano si faccia spiegare il termine), anzi, occorre che i politici siano preparati, ben preparati, anche perché se fanno bene i politici poi hanno successo nella vita quando la lasciano (la politica, non la vita) cosa che francamente mi lascia molto perplesso … certo, ‘conoscenze amichevoli’ ne hanno. La cosa importante, comunque, è proprio questa: bisogna essere competenti anche se vuoi fare politica, bisogna cioè studiare e non solo studiare come si fa il politico. E poi ha aggiunto, in sostanza, che si propone di fare in maniera che solo i preparati facciano politica. Premesso che mi domando con curiosità come pensa di spiegarlo a certi suoi attuali colleghi, mi domando anche se ciò non significhi che si propone di fare sì che ora passino avanti i competenti. Bene, ottimo, perfetto, condivido. Forse i costituzionalisti illustri no, ma io sì.

Cioè, no, no per nulla, se leggo questa proposta con quell’altra sui cambia-casacca e sulla sfiducia costruttiva. Eh no, proprio no: che ha in testa, costui? Sì, poi cita la ‘radicalità’ per fare godere Gianni Cuperlo, ma ci vuole altro.

Peccato, perché poi, sorvolando sulle solite insopportabili citazioncelle da googelista esperto, fa un discorso sull’Europa di ampio respiro, intelligente, ma specialmente consapevole.

Parla, senza allusioni, della replica della next generation ecc. (non ha ascoltato le parole di Draghi, male, comincia male e sorvolo sulle mie raccomandazioni) cioè delle istituzione regolare degli euro-bond (poi uno li può chiamare Federico, basta intendersi) perché sarebbero la prova della solidarietà europea. Vabbè, la solita solfa, lo ho detto mille volte (mi sorprende che un ‘politico competente’ le ripeta) la solidarietà c’entra come i cavoli a merenda, il tema è la conversione dell’Europa in una struttura tendenzialmente unitaria, federale.
E anche sul resto, in termini di politica europea è stato interessante.

Appunto, qualche punto era interessante, altri meno, tipo la vecchia storia delle azioni delle aziende ai lavoratori, roba superata vecchia e inutile se non peggio. Ma, ad esempio, tornare sullo ius soli è importante, anche se poco credibile, lo disse anche Zingaretti. Quanto alla questione migrazioni, molto evasivo, ma certo non una parola sul dato di fatto, proprio oggi emerso da varie pubblicazioni di dati, che la politica di Luciana Lamorgese ha portato meno migranti di quella di Matteo Salvini, ma in modo molto soft, utilizzando il trucco dei fermi amministrativi. Su questo neanche un singulto. Se le navi sono in porto non prendono naufraghi, si dice. Già, ma che vuol dire: che le navi delle organizzazioni non governative vanno in mare a richiesta? Beh, cari signori Lamorgese e Letta: se è questo che pensate, ditelo chiaro e assumetevene la responsabilità, perché se invece, senza le navi in mare, la gente affoga e nessuno lo sa, prendetevene la responsabilità.

No. Lo dico chiaro: ci sono stati punti interessanti, forse meritevoli di approfondimento, ma nel complesso quel discorso non mi è proprio piaciuto. Mi sono domandato e mi domando in quel discorso dove stia la sinistra, insomma, che c’entra il PD con tutte quelle cose.
Ah già, dimenticavo, lo ha detto Rotondi: è una sinistra … DC. Sinistra, in che senso?
Allegri compagni!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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