mercoledì, Agosto 4

Letta – Renzi: 2 vite, 1 svolta image

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lenzi

 

Sembra incredibile ma anche in Italia, Repubblica notoriamente fondata sul rinvio, potrebbe essere arrivato il momento di una svolta importante.

Tutto sarà deciso giovedì, a valle della riunione di una direzione Pd che definire a questo punto attesissima è un esercizio di understatement. Lo showdown Letta-Renzi sta per andare in scena e, tra sussurri, grida e boatos, l’ipotesi su cui i bookmakers stanno puntando grosso nelle ultime ore appare quella che prevede l’ascesa al vertice del più giovane capo dell’Esecutivo mai visto qui da noi, il Segretario Pd Matteo Renzi.

Nulla è certo, ovviamente.

I due pretendenti alla guida del Paese hanno entrambi avuto il loro bravo colloquio col Presidente Giorgio Napolitano, appena infastidito dalle stupidaggini pompate ad uso promozionale da un pubblicista americano  e dagli strepiti ormai abituali di qualche personaggio folkloristico che si aggira nelle stanze del potere da qualche tempo, e ciò significa certamente più di qualcosa.

Proviamo a fare qualche pronostico, in omaggio a chi sostiene, giustamente, che i pronostici li sbaglia solo chi ha il coraggio di esternarli.

Partiamo dalla situazione così com’è (se vi pare). Da molte parti, per esempio da quelle di Confindustria, aleggia un certo fastidio per i ritardi dell’attuale Esecutivo nel prendere il toro dell’economia per le corna. Enrico Letta è tornato dagli Emirati con un discreto bottino di investimenti mediorientali nel carniere, ma ciò che si attende lo spigoloso Presidente Giorgio Squinzi è una robusta iniezione di lavoro italiano, sotto forma di grandi e medie opere da avviare nel Paese, insieme all’agognata revisione dei patti sociali (prefigurata nel job act del Sindaco di Firenze) e magari anche a un ragionevole taglio del carico fiscale nei confronti delle imprese. Fatti concreti, che farebbero la felicità del mondo imprenditoriale e garantirebbero la ripartenza in quarta dell’economia.

Non a caso Letta ha promesso di sciorinare un piano dell’ultim’ora centrato proprio sulle questioni legate all’economia, nel tentativo di dimostrare che il suo Governo non ha le batterie scariche  -come sostenuto da Renzi-, tutt’altro. Ed è pronto anche il cosiddetto patto di coalizione, che offrirebbe la garanzia di compattezza necessaria alla non facile realizzazione delle tardive promesse di cui sopra.

La visione di Giorgio Napolitano, si sa, è saldamente ancorata al progetto delle larghe intese. Dunque, presumibilmente, che sia Letta o Renzi il premier designato, la consegna da rispettare ad ogni costo sarà quella di una legislatura il più durevole possibile. Se il Capo dello Stato riterrà che l’offerta di questa garanzia sia più nelle corde e nelle possibilità di Matteo Renzi, prepariamoci a un cambio della guardia.

Resta il notevole azzardo che il giovane leader fiorentino compirebbe, nel mettere a repentaglio una enorme fetta della sua credibilità politica futura salendo su un treno in corsa, sia pure non particolarmente veloce, come un allenatore che ne sostituisce un altro a un quarto dello svolgimento del campionato. Impresa stimolante e adrenalinica forse, ma irta di pericoli e trabocchetti.

Visto anche che la tifoseria di casa è molto turbolenta, e potrebbe rivelarsi  il più subdolo dei nemici, reclamando a gran voce, alle prime inevitabili contrarietà, il caro vecchio trainer ingiustamente, per loro, allontanato.       

 

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