sabato, Aprile 17

Letta Presidente del Consiglio dell’Unione europea? field_506ffb1d3dbe2

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Enrico Letta_Van Rompuy

Bruxelles – Arrivando in serata a Bruxelles per partecipare al Vertice straordinario del 16 luglio fissato per designare le cariche più autorevoli dell’Unione europea -dopo la nomina, il 15 luglio, da parte del Parlamento europeo a Strasburgo, di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione europea– il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha assunto una posizione prudente e guardinga, affermando che «non si tratta di chiedere una posizione o l’altra». Renzi ha voluto disinnescare, con questa breve dichiarazione ai giornalisti, una possibile delusione qualora l’ipotesi da lui lanciata sul tavolo del negoziato  -affidare all’attuale Ministro degli Esteri, Federica Mogherini, il posto di Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (PESC)- non avesse dovuto essere confermata, ricordando, comunque, che «l’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’Ue»,  e che, come tale, ha tutto il diritto a chiedere «rispetto».

A tarda notte il vertice si è concluso con un nulla di fatto  -sulla nomina a Lady Pesc di Mogherini resta intatta la contrarietà di 11 Paesi su 28, ovvero il blocco dei Paesi dell’est, guidati dai baltici, ma anche della Germania che valuta la candidata italiana di scarsa esperienza-, tutto rinviato a fine agosto, e Renzi ha dimostrato tutta la sua contrarietà e il nervosismo accumulato:  «La riunione di oggi avrebbe potuto essere più incisiva se preparata meglio. Ci hanno fatto venire qui per un accordo che poi non c’era. L’ho detto anche a Van Rompuy, la prossima volta bastava un sms e risparmiavamo anche i costi dei voli di Stato».

Proprio Van Rompuy  è al centro dell’ipotesi che sta circolando in queste ore a Bruxelles, ovvero l’alternativa italiana alla Mogherini: l’ex Premier Enrico Letta, disarcionato da Renzi dopo il plebiscito che aveva portato l’ex Sindaco di Firenze alla testa del Partito Democratico, potrebbe andare a coprire il ruolo di Presidente del Consiglio dell’Unione europea, lasciando libera per altri Paesi la poltrona dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. Ipotesi non nuova, in verità, e che Renzi ha sempre scartato, dichiarando che l’eventuale alternativa a Mogherini potrebbe essere solo Massimo D’Alema, sempre per la poltrona PESC.

L’ipotesi Letta, sarebbe avvalorata dal fatto che chi la sponsorizza è la stessa persona che Letta potrebbe andare a sostituire, il Presidente del Consiglio dell’Unione europea, il belga Herman Van Rompuy.
Che tra i due vi fosse un ‘feeling’ di reciproca stima e apprezzamento lo ha dimostrato il fatto che il 29 maggio scorso, quando Van Rompuy venne insignito del prestigioso Premio Carlo Magno, fu lui stesso a chiedere proprio a Enrico Letta di pronunciare la ‘lectio magistralis’ in occasione della consegna del premio ad Aquisgrana.  Il premio, attribuito alle grandi figure europee, era stato assegnato in precedenza anche alla Cancelliera tedesca Angela Merkel e, nel 2004, a Papa Giovanni Paolo II.  La stima reciproca tra Van Rompuy e Letta esula, quindi, dagli schieramenti politici -popolare il primo   e centro sinistra il secondo- e potrebbe pesare nella distribuzione delle cariche in gioco.

A conclusione del vertice Renzi ha provato a minimizzare: «Se c’è un nome italiano -oggi ho letto di Letta o, stamattina, di Monti- siamo aperti a qualsiasi posizione. Ma se quel nome non c’è…», ma la sua ‘versione’ è quella di due settimana fa: nessuno gli avrebbe mai proposto il nome del suo predecessore a Palazzo Chigi, neanche nel breve faccia a faccia che ha avuto con Van Rompuy prima dell’inizio del lavori, restano fantasie giornalistiche.

Basso profilo anche tra i collaboratori di Van Rompuy: non confermano che il Presidente del Consiglio abbia proposto all’Italia la nomina di Enrico Letta alla presidenza del Consiglio europeo, bollando l’ipotesi Letta come ‘vecchio ‘rumour’ e confermando che il nome non è stato fatto negli incontri bilaterali con Renzi. E però, sottolineano tali fonti, rientra nel perimetro dei poteri del Consiglio europeo suggerire nomi di candidati che possano creare consenso condiviso tra i leader degli Stati membri, coordinare i lavori e agevolare il raggiungimento di intese.

Le richieste di Renzi -Mogherini o, in ultima analisi, D’Alema alla PESC- vanno a scontrarsi contro le aspettative di altri Paesi, che avanzano anch’essi candidature ‘di peso’, come la bulgara Kristalina Georgieva, attuale Commissario dell’Ue per le questioni umanitarie, o l’attuale Premier danese  Helle Thorning-Schmidt, che aspirano entrambe alla carica di Alto Rappresentante. Tre donne in lizza, tutte di peso specifico rilevante.

L’ipotesi di Enrico Letta nel ruolo di Presidente del Consiglio europeo, esplorata dall’uscente Van Rompuy, secondo fonti del Ppe presenti al vertice dei leader popolari, sembra godere di un consenso trasversale e condiviso, non ultimo quello del cancelliere britannico David Cameron.
Il rinvio del vertice a fine agosto sembra deporre a favore proprio di questa candidatura. Se Letta andasse alla presidenza del Consiglio europeo, Kristalina Georgieva (in quota Ppe) potrebbe essere la futura Lady PESC, lasciando la Mogherini alla Farnesina.

A Strasburgo, intanto, il Parlamento europeo aveva portato avanti, nella sua sessione ancora in corso, oltre alla nomina di Jean-Claude Juncker alla carica di Presidente della Commissione europea, anche quella dei quattro Commissari europei che andranno a sostituire quelli che sono stati eletti al Parlamento europeo. Tra loro Antonio Tajani che, da Commissario europeo per gli affari industriali  e le imprese, è diventato primo Vice Presidente vicario  del Parlamento europeo dopo essere stato rieletto nelle file di Forza Italia. Al suo posto, nell’attesa di inviare un candidato italiano, Matteo Renzi ha chiesto all’ex rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles, Ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, ora Presidente dell’Istituto Affari Internazionali, di occuparsi del portafoglio dell’industria fino alla scadenza del mandato della Commissione europea, a fine ottobre. Dal 1 novembre un altro Commissario europeo verrà  inviato a Bruxelles dal Governo italiano.

Nelli Feroci ha ottenuto lunedì 14 luglio, dopo una seduta dinanzi ai neo eurodeputati membri della Commissione industria dal Parlamento europeo, il via libera ad occuparsi di questo portafoglio di grande importanza per l’Europa in un momento in cui il rilancio dell’attività industriale viene visto come il modo per ridare respiro ad un’economia asfittica e in difficoltà.

«Sono pienamente consapevole del mio nuovo ruolo e delle mie nuove responsabilità», aveva detto  Nelli Feroci nel rivolgersi al Parlamento europeo durante la sua audizione di lunedì, «e di ciò che questo comporta in termini di indipendenza e di autonomia. Sono anche consapevole delle mie precise responsabilità nei confronti del Parlamento. E colgo l’occasione per esprimervi fin d’ora la mia piena disponibilità a mantenere con voi un dialogo costante, aperto, leale e trasparente», continuando il lavoro avviato dal predecessore Antonio Tajani  nella consapevolezza che «industria e impresa possono e devono svolgere un ruolo decisivo», come motore essenziale di crescita e occupazione.

Se per le nomine europee si deve ancora attendere, qualcuno è comunque già al lavoro.

 

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