domenica, Agosto 1

Letta non cede il testimone image

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letta bloomberg

Il destino di Enrico Letta è già segnato. La presentazione del “Impegno Italia”, nonostante l’assedio al governo delle truppe renziane, serve a vender cara la pelle per vendicarsi delle provocazioni subite quasi quotidianamente negli ultimi mesi. Il patto, infatti, presentato come «patto di coalizione tra i partiti che sostengono il governo» di fatto non comprende più Scelta Civica (che già da ieri ha chiesto esplicitamente le dimissioni di Letta) e nemmeno il Nuovo Centrodestra la cui sopravvivenza politica dipende esclusivamente dalla durata della legislatura (e la legislatura arriva al termine solo con Renzi alla guida). Il Quirinale si tira fuori dallo scontro fra i “quarantenni” ma, lette fra le righe, le dichiarazioni di Napolitano, «bisogna proseguire sulla strada delle riforme e della responsabilità», sono un beneplacito a Renzi perché solo Renzi ha dimostrato di avere l’energia per intraprenderne il percorso.

Anche a Silvio Berlusconi conviene un cambio alla guida del governo perché dopo aver “bruciato” Letta è sicuro di riuscirci anche con Renzi (così da spianare la strada per un nuovo successo di Forza Italia alle elezioni).Il segretario del Pd, inoltre, registra un’apertura di credito perfino da parte della Lega che, per scongiurare le elezioni anticipate e il molto probabile tonfo elettorale (a causa dei numerosi scandali in cui sono coinvolti molti amministratori regionali leghisti), voterebbe anche un governo del diavolo.

Tutto pronto, quindi, per la staffetta peccato che Letta abbia deciso di non cedere il testimone ma di tirare dritto convinto di essere più veloce di Renzi ma di non averlo potuto dimostrare finora sia per le condizioni di partenza che lui ha ereditato, sia per gli eventi di questi mesi che hanno costantemente limitato lo spazio di azione del governo. È questo in sostanza quello che il premier ha voluto dire ai giornalisti convocati questa sera in conferenza stampa.

«Sono un uomo delle istituzioni – ha detto il premier – e come tale, devo assumermi delle responsabilità. Lo dico perché la mia vicenda qui nasce a partire da una situazione drammatica quale è stata quella di febbraio-aprile dello scorso anno. Situazione drammatica che si è potuto sbloccare soltanto grazie al sacrificio del presidente della Repubblica che ha portato allo sblocco della situazione e alla nascita di quello che fin dall’inizio ho chiamato un Governo di servizio al Paese. Anche adesso considero questo Governo legato al servizio del Paese e non a prospettive personali, a cose che sto facendo adesso e che potrò fare nel futuro».

Si va avanti, insomma, per realizzare i punti del patto “Impegno Italia”: «rilancio dell’economia» con i soldi ricavati dalla spending review ma soprattutto il «completamento delle riforme». «Quando saremo in grado di fare una legge elettorale, quando saranno riformati il Senato e il titolo V della Costituzione, allora sarà terminato il lavoro» ha detto il premier. Una sfida aperta a Renzi, rivolgendosi al quale oggi il premier ha messo da parte l’aplomb che lo ha sempre contraddistinto. «Le dimissioni non si danno per dicerie e giochi di palazzo. Chi vuole venire al mio posto deve dire cosa vuole fare. Si gioca a carte scoperte» è l’attacco diretto al sindaco di Firenze.Ma non è stato l’unico. «Ho sentito parlare già di liste di ministri – ha aggiunto – ma io sono al governo e sono abituato a partire dalle cose da fare».

Provocato sul suo futuro, questa volta non blocca il giornalista, come è avvenuto nell’ultima conferenza stampa: «Le mie prospettive personali non contano nulla. Sono qui per un profondo attaccamento alle istituzioni E’ per quello che è nato questo governo, un governo di servizio. Io mi considero un uomo delle istituzioni e da tale mi comporterò». Ancora presto per rottamarmi, sembra voler dire Letta. Domani, nella direzione del Pd, la risposta di Renzi.

 

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