venerdì, Maggio 7

Letta di nuovo con le spalle al muro image

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Letta

Dopo la “google-tax” Matteo Renzi si oppone nuovamente a un emendamento inserito in un altro decreto del governo e votato oggi al Senato.

Il decreto è il Salva-Roma e l’emendamento oggetto delle polemiche, presentato dalla senatrice Federica Chiavaroli del Ncd, prevede che lo Stato tagli i trasferimenti di denaro agli enti locali che hanno adottato dei regolamenti per limitare la diffusione di slot machine, video-lotterie e simili qualora queste disposizioni riducano il gettito erariale o generino contenziosi con gli operatori del settore. Tali tagli verranno interrotti solo quando le norme e regolamenti “scomodi” saranno ritirati.

A favore hanno votato 140 senatori del Partito democratico (non uno o due), Scelta Civica, Ncd e Gal. Hanno votato contro i 128 parlamentari di M5S più Sel, Forza Italia, Lega e quattro dissidenti del Pd (Laura Puppato, Lucrezia Ricchiuti, Roberto Ruta e Stefano Vaccari).

Per il senatore Giovanni Endrizzi del M5S si tratta di un «ricatto». «Sono senza parole di fronte a un provvedimento da Stato cravattaro. Ci hanno detto che serve per mantenere la continuità del gettito erariale, ma è solo l’ennesimo modo per lasciare soli i nostri amministratori locali. Questa misura – ha spiegato il senatore grillino – va contro tutti i principi di sussidiarietà e decentramento, ma soprattutto colpisce la prevenzione della diffusione del gioco d’azzardo».

Purtroppo per il governo Renzi ha alzato pollice verso. Il responso ancora una volta viene da Twitter. «Non posso spiegarlo perché è inspiegabile. Ho chiesto al Pd di rimediare». Nel caso il messaggio non fosse sufficientemente chiaro ai deputati del Pd (che ora dovranno esaminare il decreto alla Camera), Renzi ha aggiunto, intervenendo sul periodico Vita, che «è pazzesco, allucinante. Ho chiamato Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria che ha già parlato con Roberto Speranza e stanno cercando tecnicamente una soluzione. O un ordine del giorno o altro perché è stata votata una cosa inaccettabile. Il Pd bloccherà la porcata sulle slot»

Quindi, come quello avvenuto negli ultimi giorni sta a dimostrare, il duello fra il premier e il segretario del Pd abbandona il teatrino dei retroscena e si misura sui provvedimenti concreti in esame in Parlamento. Enrico Letta ha già dovuto fare un passo indietro sulla google tax (introdotta nella legge di stabilità dal governo e fatta ritirare da Renzi) e vedremo se rilancerà o abbozzerà anche questa volta. Purtroppo per lui i toni perentori di Renzi non offrono molto spazio per tatticismi politici in cui Letta è numero uno assoluto.

E per rispondere a Renzi, il premier prende spunto dalle parole di Giorgio Squinzi che questa mattina, commentando i dati Istat, non è stato nemmeno lui tenero nei confronti della classe dirigente degli ultimi anni. Il «Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale. Danni commisurabili solo con quelli di una guerra» ha dichiarato Squinzi che ha snocciolato una serie di dati drammatici («disoccupati e poveri raddoppiati», «consumi tagliati di 5037 euro per famiglia», «andamento del Pil ancora negativo», «Una situazione che mette a rischio la tenuta sociale»).

Non si è fatta attendere la replica ma è chiaro che il vero destinatario del messaggio non è tanto Squinzi quanto il neo-segretario del Pd. «Io ho la responsabilità di tenere in equilibrio la barca dell’Italia. Per farlo devo promuovere la crescita senza sfasciare i conti pubblici. Confindustria dovrebbe sapere che tenere i conti a posto vuol dire far calare gli spread, come oggi che abbiamo raggiunto il punto più basso in due anni e mezzo». Si percepisce, nei toni delle dichiarazioni del premier, una progressiva perdita di quell’aplomb che lo ha contraddistinto in momenti altrettanto difficili del governo. «Il mio massimo sforzo da premier? È mordermi la lingua» rispose un giorno a un cronista. Uno sforzo da cui sta iniziando a liberarsi.

 

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