mercoledì, Settembre 29

L’eterno sorriso di Borgonovo

0

Nella locandina è stampato il suo viso, quello di un giovane che sorride alla vita, quella stessa che gli è stata strappata a soli 49 anni da una terribile malattia: la Sclerosi Laterale Amiotrofica, la Sla, contro la quale ha lottato tenacemente e coraggiosamente per 5 anni. Anni durante i quali, Stefano Borgonovo, stella del calcio italiano, non ha mai perso la voglia di sorridere alla vita, di gioire per le cose belle che, nonostante tutto, la vita gli ha dato. E’ proprio quel sorriso che ha stregato il giovane regista teatrale e attore Andrea Bruno Savelli, il quale, appena assunta la direzione del Teatro Dante-Carlo Monni di Campi Bisenzio, ha deciso di dedicare la sua prima produzione, che va in scena, in anteprima il 6 e 7 febbraio, a quel campione che incantò le tifoserie con le sue giocate, i suoi goal e poi ci commosse tutti per lo spirito e il coraggio con cui seppe affrontare il male. Il lettore si chiederà perché proprio Campi, un piccolo comune alle porte di Firenze e la città del Fiore abbiano deciso di onorare la figura e la memoria di questo giocatore, nato il 17 marzo del ’64 a Giussano, in Brianza. La risposta è semplice: è a Firenze, con la maglia viola che Stefano si impose alla ribalta nazionale, lui e l’amico Roberto Baggio proprio qui diedero vita alla famosa coppia BB ( bella vivace e fantasiosa come la celebre Brigitte Bardot) o anche B2. Qui, i due virtuosi del goal, hanno fatto scintille alla fine degli anni ’80, ponendosi all’attenzione del mondo sportivo come la più bella coppia del calcio italiano: 44 reti   in una sola stagione, 14 Stefano, 15 Roby ovvero “ i gemelli del gol”. Ed alla storia del calcio viola è consegnato il ricordo del celebre goal di Borgonovo al 90’ di testa su corner del Divin Codino contro l’invisa, agli occhi dei viola, Juventus. Dopo due stagioni a Firenze ( ove era in prestito) fu richiamato dal Milan, con il quale vinse una Coppa dei Campioni, contribuendovi con i suoi goal. Ma a Firenze aveva lasciato il cuore e qui volle ritornare a giocare ancora due stagioni, durante le quali arrivò ad indossare anche la maglia azzurra della Nazionale. E dopo Firenze, ultime tappe della sua carriera di giocatore, Pescara, Udine e Brescia. E Firenze lo ha sempre circondato d’affetto. Indimenticabile, toccante e commovente, la partita amichevole fra Fiorentina e Milan organizzata per combattere la SLA, in uno stadio gremito e trepidante. Era la sera di mercoledì 8 ottobre 2008, il suo ricordo costituisce una delle più intense pagine della recente storia fiorentina, non solo sportiva: tutti abbiamo ancora negli occhi quell’ immagine di Baggio che conduce l’amico del cuore sul terreno di gioco nella sedia a rotelle e Stefano, che risponde al saluto degli sportivi, attraverso il sintetizzatore vocale e con poche parole scritte al pc e proiettate su uno schermo gigante. Furono quelli i giorni in cui Stefano decise di superare la vergogna e uscire allo scoperto, far conoscere la devastante malattia da cui era stato colpito, per sensibilizzare l’opinione pubblica, mobilitare le persone intorno alla sua Fondazione.

Stefano torna ancora a Firenze il 13 aprile 2010, ad assistere, stavolta dalla mitica curva Fiesole, alla partita di Coppa Italia tra Fiorentina ed Inter. E’ in quella occasione che gli viene conferito il più alto riconoscimento della città di Firenze : il Fiorino d’oro. Muore nel pomeriggio del 27 giugno del 2013, lasciando con la moglie Chantal, quattro figli Andrea, Alessandra, Benedetta e Gaia, le sue gioie che lo hanno circondato d’ un affetto infinito. Come quello degli amici che gli sono stati vicino e lo hanno sostenuto nella sua battaglia contro il male, che ha colpito anche altri calciatori ( Lauro Minghelli, Adriano Lombardi, Albano Canazza, Gianluca Signorini, altri ancora). Una lotta instancabile la sua che ha avuto altri scenari, altri importanti momenti collettivi per raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica e a sensibilizzare l’opinione pubblica. Altre partite nel suo nome sono state disputate in altre città e   stadi come quelli di   Milano e Genova. La sua testimonianza Stefano l’ha affidata ad un libro, uscito tre anni fa, e scritto insieme con il giornalista Alessandro Alciato, dal titolo  ‘Attaccante nato’ , un libro per raccontarsi, descrivere la propria vita e soprattutto richiamare l’attenzione su questa terribile malattia che gli fu diagnosticata nel 2008, quando, finita la carriera di calciatore, aveva intrapreso quella di allenatore del Como, la squadra con la quale aveva debuttato a 18 anni. A questo libro, cui sono andati importanti premi e riconoscimenti si è ispirato in larga parte anche Andrea Bruno Savelli nella realizzazione di questo evento teatrale.

E’ sempre difficile mettere in scena, sia in teatro che in cinema, la vicenda sportiva e umana di uno i più atleti, miscelando finzione e realtà, storia e fantasia. Questa è la prima delle domande che mi vien da rivolgere al regista di questo spettacolo, che vuol essere oltreché un omaggio ad un uomo coraggioso, un ulteriore contributo alla Fondazione.

 

Andrea, il tuo è un lavoro basato sulla biografia sulla carriera e la vicenda umana di Borgonovo o su altre suggestioni?

 No, ho seguito un altro percorso, non quello pedissequamente biografico, cronachistico, il mio lavoro non è una doc-fiction teatrale, mi sono lasciato condurre dalle emozioni, dal sentimento, seguendo il filo dei miei ricordi e quelle pagine del libro che ci restituiscono lo spirito combattivo, il carattere gioioso scherzoso e allegro di Stefano Borgonovo, la sua ironia, qualità che non l’ hanno mai abbandonato, neanche nei momenti più terribili. Per dirtene una: ero un ragazzino ed assistevo dalla curva Fiesole alla quella memorabile partita   dei viola contro l’Inter, vinta dalla Fiorentina per 4 a 3, proiporio sul finale per merito di Borgonovo. Ebbene, il gol decisivo fu il suo e dopo aver intuito un passaggio arretrato di Bergomi, si gettò sul pallone, anticipando Zenga, portiere dell’Inter, ma prima di deporre la palla in rete, rivolse uno sguardo sorridente alla curva, ai suoi tifosi. Ebbene, era come se quel sorriso fosse stato rivolto a me. Mi è rimasto nel cuore e nella mente. E poi, toccanti quei momenti di commozione che presero le migliaia di persone   che affollavano quella sera d’ottobre il Franchi, quando Roby spingeva la sedia a rotelle di Stefano su quel terreno di gioco sul quale pochi anni prima avevano corso e danzato insieme, intorno ad un pallone. Piangevano tutti. La lettura del libro è stata la spinta determinante per dar corso a questo progetto che, senza l’adesione, il contributo appassionato di ricordi anche personali, di Chantal, la moglie, non si sarebbe potuto realizzare. Lui stesso era felice che il libro avesse uno sviluppo diverso.

E quale immagine di lui trasferisci sulla scena?

 Quella di un giovane animato da una incredibile voglia di vivere e di ridere, per ciò che la vita gli ha dato, anche se condannato ad un tragico destino. Il suo carattere, il suo spirito, la sua ironia , la gioia di vivere, l’amore per la famiglia, per il sole, la pioggia, la natura abbiamo cercato di porre al centro dello spettacolo. Il suo coraggio.

Qual è stato nella fase preparatoria l’apporto di Chantal, la moglie?

 Senza di lei non saremmo riusciti a cogliere molti aspetti di questo straordinario ragazzo. Chantal ha assistito a diverse prove ed ha arricchito il nostro bagaglio di conoscenze con aneddoti e ricordi di famiglia, di vita condivisa fin dall’età di 17 anni con Stefano. Fra questi ce n’è uno davvero inquietante, quando Chantal e Stefano ancor giovanissimi erano a passeggio per le vie di Giussano una donna andò loro incontro e rivolta a Stefano gli disse: “ Avrai tutto dalla vita, fama, amore, soddisfazione, ma verrà un giorno che pagherai un prezzo molto alto.” Chantal ha manifestato la sua soddisfazione per l’interpretazione dell’attrice – Caterina Carpinella- che le dà voce e volto. Vi si è riconosciuta. Così come nei dialoghi dei vari protagonisti ha ritrovato le idee, i pensieri, le parole del suo amato Stefano. In questo lavoro si parla molto di calcio, gli attori giocano a pallone sulla scena che è rappresentata da un letto in mezzo ad un campo di gioco. Potrebbe essere anche un campetto di periferia. Qui, attraverso la bella e tragica vicenda di Borgonovo, il calcio è davvero una metafora della vita. Quella vita che Stefano ha affrontato a viso aperto e con il sorriso fino all’ultimo appuntamento terreno.

 

 

Le pagine del libro confermano quanto ci ha detto Andrea Bruno Savelli. Parlando di questa sua malattia subdola che lo stava annientando un poco per   volta, Borgonovo scriveva : «Rosicchiava il mostro senza farsi notare troppo. Ero la sua crosta di formaggio e lui puntava al buono….»Poi, in altre: «Mi piace ridere ancora adesso che non ne avrei motivo. Non sono cambiato da questo punto di vista, felice di essere felice, nonostante tutto. Ho imparato ad apprezzare quello che mi è rimasto. Gli amici, le sensazioni positive, qualche raro movimento. Prendo il buono della vita e mi sento comunque fortunato, so che addirittura c’è chi ha meno di me. Quindi rido». Nessuna autocommiserazione, ma l’ impegno fino all’ultimo a lottare perché un giorno, prima possibile, il sostegno alla ricerca scientifica possa debellare questo terribile male. «Caro Stefano», scriveva Baggio, «l’impresa più bella che sei riuscito a fare è stata quella di trasformare il veleno della malattia in medicina per gli altri. Ciao amico mio, onorerò per sempre la tua persona».  E anche questo spettacolo intende onorarla contribuendo per quanto sarà possibile alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica e al sostegno alla Fondazione Borgonovo. In scena, in ‘Attaccante nato’, gli attori Massimo Poggio, che interpreta Stefano Borgonovo, Caterina Campinella, Massimo Grigò, Nicola Pecci, Vanessa de Feo e lo stesso Andrea Bruno Savelli.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->