sabato, Aprile 17

L’estremismo a senso unico

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Con i recenti sviluppi sul terrorismo internazionale, l’unica cosa che pare emersa con regolarità sconcertante è un vero e proprio sentimento antislamico.  Questo odio profondo e spesso immotivato rientra nella categoria dell’estremismo, ne più ne meno di quanto non sia estremismo quello che miete vittime con i camion nelle città europee.  Quelle islamico però pare essere un’estremismo a senso unico, come se gli unici, appunto ad essere estremi nella loro fede fossero i musulmani. Non è così, l’estremismo è qualcosa che ci circonda quotidianamente, in politica così come nella religione o nelle scienze. L’estremismo è ovunque e dovunque spetta a noi leggerlo, capirlo e possibilmente isolarlo.

L’intervista alla scrittrice e giornalista Barbara Schiavulli ha proprio questo scopo, porre l’accento su un di un problema che non è solo dei musulmani ma di tutti, sempre.

Barbara, l’estremismo ha forme diverse, quello religioso è sicuramente il più conosciuto ma ci si limita  a parlare solo di estremismo islamico. Nella sua carriera di reporter quali testimonianze di estremismo diverso legato all’Islam può raccontarci?

Non si limita all’estremismo islamico. Qualsiasi tipo di religione o ideologia ha forme di estremismo, attuali o storiche. Ho vissuto a Gerusalemme dove ho potuto constatare forme di radicalismo ebraico, di fughe di ragazzi dalla comunità ultraordodossa. La formazione delle sette mi interessa molto e ho conosciuto persone fuggite da scientology che raccontano storie tremende. E poi se penso ad alcune comunità cristiane negli Stati Uniti che si sono macchiate di reati tremendi, so che nessuno è immune, quando si perde il rispetto dell’altro, quando si crede che in nome di Dio si possa fare qualsiasi cosa, in qualche modo si supera un confine.

Ieri a Londra abbiamo visto una forma di violenza nuova, forse una nuova frontiera per il terrorismo interno ai paesi UE. Come possiamo pensare di arginare questo fenomeno evitando l’errata correlazione Islam-terrorismo. 

Intanto cominciando a capire che la maggior parte delle vittime del terrorismo islamico sono i musulmani. La seconda cosa importante è che il giornalismo occidentale sta facendo un pessimo lavoro nel raccontare quello che succede nel mondo, la gente non si rende conto che ci sono attentati tutti i giorni. Quando c’è un attentato in Europa, si vedono volti, si raccontano storie, se avviene a Baghdad, sono solo numeri e luoghi lontani. Quando le vittime saranno tutte uguali, quando non si dirà “però lì sono abituati perché c’è la guerra, forse la situazione potrà essere vista da una prospettiva diversa. Non siamo noi e loro, siamo noi gente perbene di qualsiasi nazionalità, colore, religione e quella minoranza estremista che non guarda in faccia proprio a nessuno. La religione non ha a che fare con il terrorismo, il terrorismo è una depravazione di uomini che usano la religione. I giornali creano una narrazione, quando decidono di riportare dei fatti piuttosto che altri, influenzano l’opinione pubblica. Qualche giorno fa in virginia è stata rapita una ragazza di 19 anni musulmana, 11 ore dopo è stata trovata morta, il suo assassino è stato arrestato. Quanti ne hanno parlato? In Germania gli attacchi contro i musulmani sono aumentati del 57 per cento nel 2016. Quanti articoli sono stati fatti? Sempre in Germania nel 2016 ci sono state 36 manifestazione antislam, 32 solo nei primi mesi del 2017, senza contare le provocazioni su internet, le minacce, gli insulti alle donne con il velo e la situazione non è migliore nel resto dell’Europa.

Nella sua vita è stata molto in medioriente, ha molti amici musulmani come vivono questa situazione in cui la loro religione è così fraintesa ed osteggiata? E Lei come loro amica e conoscenze come li sostiene? 

Un mio amico medico iracheno mi ha pregato di ricordare agli italiani che per loro a Baghdad è Parigi ogni giorno. Che ci sono 3000 morti al mese, che significa che il papà, la mamma, la sposa di qualcuno non c’è più. Il mio compito è raccontare storie. E’ andare in quei posti e fare giornalismo, ma anche diffondere un po’ di empatia, di compassione, vorrei che queste persone non venissero dimenticate.  

Nel suo ultimo libro parla proprio di estremismo, racconti forti che nella quotidianità si trovano in tutto il mondo. Può raccontarci una storia di ordinario estremismo che ha vissuto personalmente?

Le tre storie che racconto in ‘Quando muoio lo dico a Dio’, le ho vissute tutte personalmente, forse per questo ci ho messo tanto a scriverle. Sono tre storie ispirate alla realtà di vittime dell’estremismo delle tre  religioni monoteiste. Soprattutto la seconda che parla di un ragazzo ebreo ultraortodosso che voleva ballare salsa, mi ha toccato molto da vicino perché non rientrava nella mia sfera professionale. Quando fai questo mestiere sei in grado di accogliere qualsiasi storia per quanto dura, dolorosa, terribile possa essere. Ma quando le cose accadono nella tua vita privata, quando stai facendo cose normali, è più difficile da digerire.

Esiste un’estremismo cristiano che rischia di essere altrettanto pericoloso? Ha avuto testimonianza di ciò? 

Basta andare negli stati uniti e farsi un giro tra alcune sette di mormoni, donne costrette a sposarsi minorenni, poligamia, la maggior parte dei leader finiti in carcere per aver abusato di bambini. Vogliamo parlare dei vescovi in Sud America che scomunicano le ragazzine violentate perché abortiscono? O i centri per la riconversione di omossessuali in etero.

Dopo i fatti di Londra possiamo dire che il gaudio che ha attraversato i canali xenofobi e neonazionalisti di tutta Europa riconducono ad una forma di estremismo politico pericolosa ma sottovalutata, Lei cosa ne pensa? 

Credo che comincerei a fare delle scelte su cosa meriti di essere raccontato. Credo che libertà di stampa non significhi essere libero di riportare ogni stupidaggine che viene detta. Ci sono giornalacci inglesi (ma li abbiamo anche noi) che a guardare le prime pagine, istigano all’islamofobia, e questo non è giornalismo.

Ultraortodossi ebrei, comunità chiusa e con rigide regole di comportamento e morali, perchè non sono considerate pericolose e perchè non vengono attenzionate come succede per i ghetti musulmani in europa?

Proprio perché sono una comunità chiusa, non si metteranno mai a mettere bombe per giustificare la loro causa. Questo non vale per l’ideologia, se andate a visitare gli insediamenti ebraici si incontrano personaggi “interessanti” che mescolano idee politiche estreme, giustificandole con la religione e poi agiscono in modo non legale. L’argomento è vastissimo. Se uno entra in un quartiere ultraortodosso di sabato con la macchina verrà aggredito. Perfino se entra un’autoambulanza di sabato succede un macello. Non so quale sia la soluzione, sicuramente l’estremismo va identificato e neutralizzato, e credo uno dei modi, sia attraverso la cultura, la conoscenza, la condivisione. Girando il mondo ho imparato che non voglio che le persone siano come me, o vogliano le stesse cose, desidero conoscere le differenze, voglio trovare i punti comuni, voglio poter ragionare o anche discutere. Nei giorni scorsi un tribunale israeliano ha decretato inaccettabile che un ultraortodosso chieda in aereo che una donna che gli siede accanto, venga fatta spostare perché lui non vuole sedere accanto ad una donna. Accadde anche a me in un taxi collettivo pieno all’aeroporto di Tel Aviv, l’uomo di mise ad urlare dicendo che non mi voleva vicino, l’autista mi fece sedere accanto a lui per farlo smettere. Accettai per poterci muovere, ma quando il tipo era ancora giù dal mezzo, con la giacca abbandonata sul sedile, l’ho presa e l’ho stropicciata tutta mentre dentro di me dicevo “ecco la donna impura che ti tocca tutta la giacca”. Non un comportamento ortodosso, non molto educato, ma ci sono cose che non hanno prezzo. In Iraq ho intervistato imam, quindi musulmani che non mi neanche guardato mentre parlavo con loro, un’altra volta una ragazza cristiana, mi ha detto “sei tanto simpatica, peccato che andrai all’inferno perché non credi in Dio”. Ma quello che conta è che la maggior parte delle persone non è così, per la maggior parte degli esseri umani la religione è cultura, tradizione, privato, un modo per celebrare la vita. Gentilezza, ospitalità, umanità e compassione questa è la regola, il resto sono anomalie pericolose, a volte solo per alcuni, o per una comunità o per il benessere di chiunque.

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