lunedì, Luglio 26

L’espansione delle monete virtuali field_506ffb1d3dbe2

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moneta virtuale

Creare un sistema alternativo all’economia tradizionale, per far fronte alle difficoltà sorte da un sistema economico che ha perso la sua caratteristica reale, abbassando i consumi e trascinando il Paese e tutto il mondo in una crisi economica senza precedenti. È un passo eccessivo, forse, ma necessario se vogliamo uscire dalla fase di empasse che stiamo vivendo. Pensare un nuovo modo di intendere la moneta, pur rimanendo ancorati alla moneta tradizionale, può rappresentare un modo per rivitalizzare realtà economiche limitate, portando benefici alla comunità. Su questa scia di pensiero sono nate negli ultimi anni diverse forme di monete virtuali e complementari, alcune delle quali sono molto simili al baratto.

Il primo esempio verificatosi in Italia è stato il Sardex, un circuito di credito commerciale on-line nato nel 2009 in Sardegna dal lavoro di quattro giovani laureati, Pietro Sanna, Carlo Mancosu e Gabriele e Giuseppe Littera. Un esperimento fortunato, che nell’arco di quattro anni ha visto l’iscrizione di oltre 600 dipendenti, la partecipazione di 1500 imprese e più di 14 milioni di euro di transazioni, con un aumento del 321% rispetto all’anno precedente. Al momento il circuito è aperto solo alle imprese e ai dipendenti, i quali possono ricevere parte dello stipendio in Sardex. Da quest’anno, forse, saranno aperte le porte anche ai consumatori finali, coinvolgendo direttamente i cittadini in questo meccanismo di sostegno all’economia locale. Questo sistema è basato su una camera di compensazione di crediti e debiti a interessi zero e sempre alla ricerca di un equilibrio del sistema. Carlo Mancosu, uno dei fondatori del Sardex, ha più volte precisato che «non si tratta di baratto, perché i rapporti tra le parti sono multilaterali e ogni transazione comporta accordi differenti che possono coinvolgere anche pagamenti in euro». Il grande vantaggio del Sardex è quello di riuscire a trasformare le ore di inattività o le rimanenze del magazzino in risorse utili all’azienda.

Il funzionamento del sistema è semplice. Un’impresa viene accolta nella rete del Sardex pagando una quota di iscrizione annuale. Prima deve superare una selezione per valutare se ci sia reale necessità di quel prodotto o servizio nel sistema. Da quel momento l’impresa è libera di muoversi alla ricerca di qualsiasi risorsa gli altri iscritti possono offrire e valutare, ottenendo i crediti necessari per ripagarla.

Un vero e proprio circuito chiuso che sembra paradossale in un momento di picco della globalizzazione, ma che è necessario per poter trovare soluzioni alternative a un sistema economico rigido, che ha messo e continua a mettere in difficoltà un gran numero di aziende, legate anche al primo decennio della moneta unica europea. Secondo Patrizia Polliotto, fondatore e presidente del Comitato regionale del Piemonte nell’Unione nazionale consumatori, “la moneta unica ci dà tutta la rigidità dell’avere una moneta comune, vantaggio sicuramente per i Paesi dell’Ue economicamente più forti dell’Italia, sottraendo di fatto a quest’ultima la flessibilità e la competitività che le deriverebbe dalla facoltà di battere moneta così come accade invece negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Giappone”. Come sostiene la dottoressa Polliotto, dunque, “per noi italiani in questo momento la moneta unica è un limite, dato dallo stato di debolezza della nostra economia. Il fatto che l’euro non risponda adeguatamente alle esigenze di  imprese e consumatori è dimostrato dal crescente favore che sta incontrando in Italia il fenomeno delle cosiddette ‘monete complementari’, un esempio è l’eurocredito ideato da VisioTRade Spa, azienda italiana specializzata nel baratto tra le imprese”.

Colpa dell’euro o meno le aziende italiane sono nel bel mezzo di una situazione difficile, che non lascia molte speranze e che non sembra vedere la fine. “Le carenze dell’euro” sottolinea Polliotto “penalizzano le aziende, e i loro prodotti per i consumatori non possono essere competitivi in termini di prezzo. Quindi i numeri delle entrate continueranno a diminuire a fronte di una spesa pubblica che, invece, non diminuisce affatto”.

La necessità di studiare un sistema economico alternativo, anche se non sostitutivo, di quello attuale inizia ad essere sentito anche in altre parti d’Italia. L’esperienza del Sardex ha infatti ispirato molte associazioni, comunità e piccole realtà locali, che hanno trovato gli accordi necessari tra i soggetti interessati. Anche alcune istituzioni non sono indifferenti a creare un sistema di scambio complementare. In questi giorni, ad esempio, in Lombardia è stata approvata all’unanimità dal consiglio regionale una proposta avanzata dalla Lega Nord per l’adozione della moneta virtuale, in via sperimentale, nella regione, con l’obiettivo non di sostituire l’euro, ma di creare un sistema di scambio di beni e servizi tra le imprese complementare a quello attuale, dando loro modo di usufruire delle risorse che hanno a disposizione. Un sistema valido per l’economia locale, che può trarre spunto dall’esperienza ormai consolidata del Sardex, ma quanto si può diffondere questo sistema e che impatto può avere la moneta virtuale e complementare sull’economia e sull’inflazione del Paese? Guido Scorza, avvocato, dottore di ricerca in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, e docente presso il Master di diritto delle nuove tecnologie della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, traccia una panoramica della situazione attuale e le possibili ripercussioni sul sistema economico.

Che cosa sono le monete virtuali e come si usano?

La moneta virtuale significa tante cose diverse. Non a caso, anche nella delibera emanata dal consiglio regionale della Lombardia si demanda a ulteriori provvedimenti la definizione della moneta virtuale e le dinamiche di funzionamento. Quando si parla di moneta virtuale, infatti, ci si ritrova di fronte al bitcoin, ai borsellini elettroinici e al circuito della moneta regionale. Nella delibera si parla di un modello simile al Sardex, una sorta di accumulatore di punti che vengono acquistati utilizzando la moneta reale e che poi vengono scambiati come se fosse un baratto che avviene all’interno di un circuito chiuso. La condizione che viene posta è che questo sistema vale nella regione e tra i soggetti che hanno aderito a questo circuito. Si tratta di un contratto tra persone che scelgono che la moneta virtuale consente lo scambio di beni e servizi. In pratica, è uno strumento che ha l’obiettivo di aumentare gli scambi, dal momento che le monete virtuali non hanno nessun vantaggio nell’accumulo, a differenza della moneta reale, e non consentono il risparmio perché vengono utilizzati solo ed esclusivamente all’interno di un circuito chiuso senza conferme per il futuro. La delibera, quindi, ha l’obiettivo di mettere in circolazione moneta utile per gli scambi tra le aziende che stanno affrontando un momento di difficoltà.

Quante sono le monete virtuali usate attualmente in Italia?

Personalmente conosco solo il Sardex, ed è un circuito che si è consolidato negli anni e che ha saputo darsi una struttura valida. Non escludo che ci siano anche altre monete virtuali usate anche in ambiti più ristretti. Ho presente solo il Sardex, ma tutto è possibile.

La moneta virtuale adottata in Lombardia servirà solo per lo scambio di beni e servizi tra le imprese. Ci sono esempi di monete virtuali usate anche dall’intera comunità?

Questo tipo di moneta virtuale, proprio perché non ha una funzione di deposito e di risparmio, non trova senso nel venire utilizzata da chi non è produttore. L’unico modello che conosco, cioè il Sardex, ha lo stesso limite: viene utilizzato da un circuito di imprenditori, artigiani e produttori. Come funzionerà in Lombardia ancora non lo sappiamo bene, ma credo che limite del circuito chiuso alle imprese non sia facilmente superabile.

Ci sono monete virtuali che si traducono nel baratto?

Tutte le monete virtuali si traducono nel baratto. In altri tempi, quando si parlava di baratto, si intendeva anche lo scambio delle figurine, che avveniva non solo in termini di quantità, ma anche di valore. La logica del baratto e anche delle monete virtuali si gioca sul piano di valori che vengono attribuiti dagli appartenenti al circuito. Il concetto di ‘moneta’, infatti, rischia di dare un’idea fuorviante rispetto a quello che poi accade realmente con le monete virtuali.

La diffusione delle monete virtuali può togliere la circolazione dell’euro?

Non so dirlo con precisione, ma sono portato a pensare che sia difficile che esistano circuiti alternativi i grado di erodere le monete reali. Stiamo parlando di un circuito di baratto, con un forte radicamento territoriale. È difficile pensare che un soggetto privato possa determinare un tale senso di fiducia da spingere l’intera comunità a non usare le monete ufficiali e a rifugiarsi nella moneta virtuale. Poteva succedere, forse, in passato quando i collegamenti erano più limitati, ma oggi con un mondo sempre più interconnesso, questa prospettiva mi sembra improbabile.

Il paniere Istat, per il calcolo dell’inflazione, può considerarsi non approfondito se non tiene in considerazione della presenza delle monete  virtuali?

Per quel poco che so dei numeri degli scambi delle monete virtuali, no. Si tratta di un sistema ancora troppo episodico per poter avere l’ambizione a entrare nel paniere Istat, anche se nelle ultime versioni ha visto l’entrata di elementi di ricchezza molto innovativi. Si parla di circuiti con 300-400 imprenditori sardi e siamo appena agli inizi in Lombardia. Non mi sembra ancora fondamentale considerarlo in questo tipo di valutazione.

Che impatto possono avere le monete virtuali nel lungo termine sull’economia reale del paese?

Siamo ancora lontani da questo scenario. Non credo che le monete virtuali possono diventare monete nazionali, ma se ciò avvenisse, immagino che ci sarebbe un salto in stile bitcoin, con un necessario riconoscimento sovranazionale. Attualmente siamo di fronte a uno scenario in cui gli scambi di ricchezza sono limitati al territorio, ed è impensabile uno sviluppo di grandi dimensioni. Tuttavia, credo che l’utilizzo di moneta virtuale negli scambi tra le imprese sia un elemento molto innovativo. A differenza della moneta reale, la moneta virtuale non ha funzione di risparmio e favorisce gli scambi e quindi l’economia reale locale. Quindi, se non è solo un fenomeno di passaggio, può innescare un meccanismo virtuoso per l’economia reale del circuito.

Le monete virtuali possono contribuire a ridurre l’inflazione?

In linea teorica si, ma dati i livelli di inflazione attuale, dipende dalla qualità più che dalla quantità. Prima di cogliere miglioramenti a livello locale ci vorrà tempo, potenzialmente questi circuiti potrebbero contribuire a diminuire l’inflazione.

Che tipo di disposizioni legislative devono essere adottate per regolare l’uso delle monete virtuali?

Molto dipenderà dalla dinamica di funzionamento della singola moneta. Nel caso della Sardegna non è stato necessario nessuno sforzo di adattamento normativo. La partita si gioca sulla capacità di entrare in un circuito in grado di darsi delle regole, come una specie di club. Le maggiori preoccupazioni sono volte a evitare che la moneta virtuale si trasformi in uno strumento per il riciclaggio di denaro e per favorire le infiltrazioni illecite. L’unico elemento fondamentale è l’identificazione forte da parte dei membri della comunità virtuale. Il fatto che la comunità sia fatta di imprenditori è già di per sé una garanzia, per via delle regole di trasparenza imposte dalla legge. Non servono, quindi, così tante leggi se non qualche regola di base e la tutela dei soggetti che si scambiano beni e servizi.

Cosa succederà, secondo lei, nei prossimi mesi in Lombardia?

Si tratta di capire se viene fuori qualcosa di reale da questa delibera o se si tratta solo di una mossa politica. La scommessa è stata lanciata anche in Lombardia, ma per il momento c’è solo una cornice legislativa. Adesso va creato il circuito per vedere quanti soggetti sono realmente interessati a questa forma di scambio.  

 

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