lunedì, Agosto 2

Lesotho, la miniera di oro blu del Sudafrica field_506ffb1d3dbe2

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Lesotho

Il Lesotho è una enclave del Sudafrica. È un piccolo regno senza sbocco sul mare che ha raggiunto un picco di notorietà nelle scorse settimane. Il tentativo di colpo di Stato ha infatti acceso i riflettori sul Paese africano, facendola conoscere a quanti ignoravano la sua esistenza. C’è molta confusione a riguardo. A distanza di settimane, la dinamica di quanto è avvenuto non è per niente chiara.

Dopo due mesi di tensione, il 30 agosto scorso, l’esercito governativo ha occupato il quartier generale della polizia e diversi palazzi del governo, provocando la fuga del primo ministro, Thomas Thabane, in Sudafrica. Il Lesotho è infatti una monarchia parlamentare, guidato dal re Letsie III (incoronato nel 1996) che esercita il potere esecutivo attraverso un governo guidato dal primo ministro ma soggetto all’autorità del parlamento. Thabane è diventato primo ministro dopo le elezioni del maggio 2012 e ha guidato per due anni un governo di coalizione.

I primi malumori sono scoppiati a giugno, quando, in seguito agli scontri tra le varie componenti che appoggiano il governo, Thabane ha cacciato il comandante dell’esercito.  Le forze armate del Lesotho sono in gran parte fedeli al vice-primo ministro Mothetjoa Metsing, leader del Lesotho Congress for Democracy (il terzo partito della coalizione di governo), che negli scorsi mesi aveva dichiarato di voler sostituire l’attuale gabinetto con un nuovo governo di coalizione. La polizia, invece, sarebbe favorevole a Thabane e per questo motivo numerosi poliziotti sono stati arrestati e disarmati dai militari.

Durante il breve esilio in Sudafrica, il primo ministro ha affermato alla Bbc di essere stato vittima di un golpe: «Sono stato destituito non dal popolo ma dalle forze armate e questo è illegale». L’esercito ha negato l’accusa e ha puntato il dito contro polizia,  la vera mente del golpe. Durante un’intervista all’emittente televisiva sudafricana Ann7, il maggiore Ntele Ntoi ha affermato che l’operazione a Maseru, la capitale, era mirata a disarmare la polizia che «si apprestava ad armare alcuni partiti politici».

Il Sudafrica ha cercato di mediare tra le parti e dopo pochi giorni Thabane è rientrato a Maseru. Nonostante i continui battibecchi, le parti in gioco hanno raggiunto un timido accordo. Durante un summit della Comunità di sviluppo dell’Africa australe, che si è svolto martedì a Pretoria, i principali partiti politici si sono infatti detti concordi ad anticipare le elezioni, inizialmente previste nel 2017. Secondo il comunicato ufficiale della Sadc, il vicepresidente sudafricano Cyril Ramaphosa contribuirà, come mediatore, a preparare le elezioni anticipate su cui dovrebbe esserci l’accordo tra il premier Thomas Thabane, il vice Metsing e gli altri leader di partito. Pretoria ha alzato la voce chiedendo elezioni «democratiche, eque e pacifiche»

La tensione rimane comunque alta. Secondo la stampa locale, il primo ministro rimane circondato da militari sudafricani perché continua lo scontro tra esercito e polizia. La rivalità non sembra aver turbato la gente che continua a fare la vita di sempre e non discute dell’argomento. La popolazione sembra quasi assuefatta dall’instabilità permanente. Fin dalla sua indipendenza nel 1966, il Lesotho ha subito numerosi colpi di Stato, ammutinamenti militari ed assassinii politici.

Per la popolazione, i problemi sono altri. Il Lesotho, senza sbocco sul mare, è uno degli Stati più poveri dell’Africa. Il 40% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e circa un quarto della popolazione è contagiata dal virus HIV. Il Lesotho potrebbe essere definito un Paese malato che vive di stenti. La sua economia dipende dal Sudafrica. I due Stati sono legati da un rapporto malsano. Nel 2004, Pretoria ha lanciato il “Progetto Acqua Highlands” per far diventare  il Lesotho il castello d’acqua della Repubblica del Sudafrica. Questo piccolo Paese (30355 km ²) ha due peculiarità: il suo isolamento e l’altitudine. Non c’è un punto del Paese che sia inferiore a 1000 m. In inverno la neve è abbondante sulle sue montagne e produce una media di 700 ml di acqua all’anno. Per il Sudafrica, il Lesotho è dunque una miniera di oro blu. Due grandi dighe sono già in funzione e una terza è in costruzione. L’energia idroelettrica serve a far funzionare le sue numerose industrie e miniere.

A parte le risorse idriche, non c’è nulla in questo Stato. La terra è arida e ostile alla coltivazione e all’allevamento. Per anni, la gente è andata in cerca di lavoro nelle miniere del potente vicino. Un esodo che non ha frenato la povertà. Secondo le Nazioni Unite, il 40% della popolazione è considerata “ultra-povera”. Vale a dire, vive con meno di 1,25 dollari al giorno.

L’aspettativa di vita nel Paese è diminuita tra il 1990 e il 2012, da 59 a 49 anni. Colpa dell’AIDS. Un quarto degli adulti è infetto, il terzo tasso al mondo. Eccesso di mortalità che provoca tanti orfani. C’è infatti un programma dell’Unicef che sostiene le nonne che hanno almeno 7 nipoti. Non stupisce dunque che popolazione si senta lontana dalla rivalità politica dei suoi governanti. Questa è roba per ricchi.

 

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