domenica, Ottobre 24

Les jeuxs sont faits: il gioco d’azzardo fa impazzire l’Italia

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Il Bel Paese risulta il primo consumatore del gioco d’azzardo in Europa e il terzo nel mondo. Oltre 100 miliardi di euro di raccolta ogni anno (quasi 90 miliardi tra gratta e vinci, slot machine, Totocalcio, lotterie a cui si sommano i proventi del gioco illegale), insomma un vero e proprio business.

Gli ultimi dati di Confindustria parlano di circa 140.000 persone impiegate direttamente o indirettamente nel settore; è la terza industria italiana dopo Eni e Fiat, oltre a produrre un gettito erariale di poco meno di 9 miliardi di euro. Con le entrate provenienti dal gioco si pagano stipendi e contributi a centinaia di migliaia di persone con profili che vanno dal manageriale al tecnico di software, dall’addetto all’accoglienza clienti e alla sicurezza, al cuoco, ai camerieri. Un mondo ricco di sfaccettature, ma anche di professionalità diverse che deve essere gestito e formato.

E’ sufficiente un’occhiata fugace a questi dati per rendersi conto che il settore non sia stato affatto piegato dalla crisi, anzi pare che proprio la recessione economica abbia contribuito ad incrementare il gioco d’azzardo, in quanto si fa strada nella mente delle persone l’illusione di un facile guadagno, nel senso che i giocatori sono convinti che ci si possa arricchire divertendosi e perché no anche cambiare vita.

«Effettivamente se per crisi intendiamo una riduzione del gettito erariale derivante dall’attività del gioco legale no, questo comparto non è in crisi, o meglio, lo Stato italiano non ha una criticità legata a questo ma purtroppo», rileva Alejandro Pascual, Amministratore delegato di Codere Italia una multinazionale leader nel settore del gioco in Europa e America Latina, quotata alla Borsa di Madrid, «i fattori che generano uno stato di crisi non riguardano solo i proventi statali. Sono anni che assistiamo ad una demonizzazione del settore che non tiene conto di due fattori fondamentali: la differenza tra gioco legale e gioco illegale e i livelli di occupazione. Politici e media hanno fatto dei numeri del gap il loro cavallo di battaglia senza mai che neanche un numero ufficiale possa essere citato a sostegno delle tesi professate. I Concessionari si sono da tempo fatti carico di portare avanti iniziative per arginare il fenomeno e per attuare programmi di informazione verso la clientela e di formazione verso gli operatori e, tuttavia, nessun organo di informazione ha mai tenuto conto di questo. Il mondo politico, poi, sta usando in maniera assolutamente demagogica le tematiche legate al gioco e, attraverso una politica fiscale insostenibile, sta condannando il gioco legale all’oblio restituendo ampi spazi al gioco illegale e di conseguenza, alla criminalità organizzata.»

Giusto o non giusto, intanto il Governo, con un emendamento presentato qualche giorno fa alla legge di Stabilità, intende modificare il settore dei giochi, dal quale, nel triennio 2016-18, prevede incassi extra di 171 milioni l’anno, e cosi le leggi legate al comparto diventano sempre più restrittive. Basta pensare ai tagli relativi agli spot radio e televisivi per i giochi d’azzardo e on line, i gratta e vinci e le lotterie dove media specializzati a parte, saranno permessi solo dalle ore 22 alle 7. Dall’anno prossimo non si potranno installare nuove slot machine, ma solo sostituire quelle già esistenti. Aumenterà invece il prelievo erariale che le riguarda (innalzato al 17,5 per cento ) e diminuirà la percentuale degli incassi obbligatoriamente destinata ai premi, ovvero dal 74 al 70 per cento della raccolta. In questo modo le società che operano nel settore sono costrette e rimboccarsi le maniche e ad inventare o proporre qualcosa di nuovo per rispondere a queste leggi che tendono a stritolare il mercato del gioco d’azzardo.

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