lunedì, Settembre 20

L’eredità di Gheddafi a 4 anni dalla morte

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Soluzione che, secondo alcuni analisti, aveva trovato Gheddafi, una soluzione e funzionava perfettamente, la ‘Jamahariya’.
Garikai Chengu
, studioso della Harvard University, per Global Research, sottolinea come, nel 1967, quando assume il potere Gheddafi, la Libia era una delle Nazioni più povere dell’Africa, nel 2011 era una delle Nazioni più ricche del continente, con un alto indice di sviluppo umano, la mortalità infantile più bassa e la più alta aspettativa di vita in tutta l’Africa. Il potere, nel sistema di ‘democrazia diretta’ di Gheddafi, era fortemente decentrato e polverizzato in diverse piccole comunità che erano essenzialmentemini-autonomieall’interno di uno Stato unitario, ciascuna aveva il controllo del proprio territorio e si ripartivano i proventi del petrolio -la principale ricchezza del Paese, la cui estrazione, prima della cacciata di Gheddafi, era pari a 1,6 milioni di barili al giorno, oggi precipitati a 440mila- e fondi di bilancio. Per oltre quattro decenni, Gheddafi ha promosso la democrazia economica e utilizzato la ricchezza petrolifera nazionalizzata per sostenere programmi di welfare -assistenza sanitaria e istruzione gratuita, energia elettrica gratis e prestiti senza interessi. Con la Jamahiriya in Libia tutti i cittadini erano autorizzati a esprimere direttamente il loro parere, non attraverso propri delegati, ovvero un Parlamento di poche centinaia di politici, bensì direttamente attraverso i comitati locali.
L’inizio della fine del Colonnello risale al 15 febbraio 2011, anniversario del massacro nel carcere di Abu Slim di Tripoli del 1996. Due giorni dopo le proteste si allargano ad altre città e sull’onda delle rivolte arabe di quei mesi prende il via laRivoluzione del 17 febbraio‘ contro il rais di Tripoli.
Il 19 marzo, la Francia avvia i primi raid aerei contro le truppe di Gheddafi che minacciano la popolazione civile di Bengasi, decisi in base a una risoluzione Onu, molto contestata. Il 31 marzo la Nato prende la guida dell’operazione cui partecipa anche l’Italia.
Il 23 agosto, il quartier generale di Gheddafi a Tripoli cade nelle mani dei ribelli. Il rais è in fuga, lo resterà fino al 20 ottobre, quando, a Sirte verrà ucciso.
Il Consiglio Nazionale Transitorio dichiara laliberazione’ della Libia.
Il 7 luglio dell’anno seguente si tengono le prime elezioni libere nel Paese. Vince l’Alleanza delle forze nazionali dei moderati laici di Mahmoud Jibril, ma il Paese è già in preda alle violenze delle milizie, ex ribelli che non hanno ceduto le armi dopo la caduta del regime.
In Cirenaica si rafforzano le spinte autonomiste. L’11 settembre, il Consolato Usa a Bengasi viene attaccato dal gruppo qaedista Ansar al Sharia. Muoiono l’ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani. Il 12 gennaio dell’anno successivo, anche l’Italia abbandona Tripoli, dopo che il Console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, scampa a un agguato. Tra l’aprile e il maggio 2013 i miliziani armati assaltano e assediano diversi Ministeri, il Governo di Ali Zeidan (eletto dall’Assemblea nazionale nell’ottobre 2012) vacilla e solo dopo giorni di trattative i miliziani tolgono l’assedio. Il 5 ottobre, con un blitz degli Usa viene catturato a Tripoli Abu Anas al Liby, uomo di al Qaeda considerato la mente degli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania del 1998. L’operazione scatena polemiche e proteste in Libia, sfociate con un breve ‘sequestro’ del Premier Zeidan. Il 18 maggio 2014, l’ex generale Khalifa Haftar dà il via ‘all’operazione dignità’ contro le milizie islamiche a Bengasi. Prima accusato di ‘colpo di Stato’, verrà nei mesi successivi ‘riassorbito’ nelle forze armate regolari contro i jihadisti.
Il 25 giugno 2014 viene eletto il nuovo Parlamento, e il 13 luglio scoppia la guerra tra le milizie di Zintan e quelle filo-islamiche di Misurata per il controllo di Tripoli. Nel corso di luglio e agosto, per motivi di sicurezza, il nuovo parlamento e il Governo di Abdullah al Thani, riconosciuto dalla comunità internazionale, sono costretti a insediarsi a Tobruk, in Cirenaica. Nonostante i raid condotti da Egitto ed Emirati arabi, le milizie filo-islamiche di Fajr Libya prendono il sopravvento nella capitale imponendo un Governo ‘parallelo’ – non riconosciuto dalla comunità internazionale- guidato da Omar al Hassi vicino ai Fratelli musulmani. Di fatto il Paese è spaccato in due. Intanto parte da Derna, a est, che ha giurato fedeltà al ‘califfo’ Abu Bakr al Baghdadi, l’avanzata dell’Is in Libia che ha raggiunto nei giorni scorsi Tripoli e Sirte. Il resto è la cronaca di questi mesi e giorni, con un accordo di pace ONU che non riesce prendere corpo.

A 4 anni da quel 20 ottobre 2011 l’Italia si prepara a entrare in guerra in Libia in una coalizione nel contesto della quale dovrebbe vederla protagonista.

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