domenica, Maggio 9

L’era digitale ha dato nuova energia ai musei? Ne abbiamo discusso con Paolo Cavallotti del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia ‘Leonardo da Vinci’ di Milano e Mauro Felicori della Reggia di Caserta

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Chiaramente, la strategia sui canali social dev’essere in sinergia con quella che è una strategia digitale più ampia, che è all’interno della strategia di un museo“Nel nostro caso, il lavoro molto importante è il lavoro sui pubblici. La digital strategy del nostro museo, negli ultimi anni, è stata quella di lavorare molto sulla nostra reputazione”,  dichiara Paolo Cavallotti, “nel senso che il primo veicolo che attira una persona a recarsi in un determinato posto, a comprare un determinato prodotto e a visitare un determinato museo è la sensazione che invade la mente quando qualcuno ti nomina qualcosa. L’ingrediente base della nostra digital strategy è rafforzare la nostra reputazione, che è già ottima, ma è sempre suscettibile di miglioramenti, in modo da raggiungere sempre più pubblico e più pubblici. Quindi, la parte significativa del nostro lavoro è quella di incrementare il nostro pubblico e d’intercettare altri target di pubblico. Noi siamo convinti che il nostro museo, negli ultimi 10 anni, abbia talmente implementato la nostra offerta, che oggi siamo pronti ad accogliere tipologie di pubblico sino ad oggi rimaste lontane dal nostro museo. Abbiamo target classici di famiglie e di visitatori che vengono prima con le scuole e, dopo, con le famiglie. Ma anche i giovani non ancora genitori, ad esempio trentenni, possono trovare stimoli nel nostro museo per una visita pienamente interessante e soddisfacente”.

Extreme4104 credits Paolo Soave

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia integra l’aspetto online e offline della comunicazione attraverso un lavoro fatto in stretta sinergia. Cavallotti divide assieme agli altri tre responsabili della comunicazione (Digital, Divisione Corporate e Ufficio Stampa) lo stesso ufficio in virtù di una condivisione sia degli obiettivi sia degli ambiti di lavoro che si delineano insieme a seconda di ciò che intendono raggiungere mediante i vari materiali e i vari canali (corporate, media, istituzionale e digital).

Secondo Cavallotti, negli ultimi anni, con la svolta digitale gli aspetti online e offline della comunicazione si sono integrati moltissimo all’interno del sistema museale. “C’è stato sicuramente un periodo nel quale, a seguito del boom del digitale, quest’ultimo aveva un’anima distinta, come se costituisse un mondo a parte, specifica Cavallotti, “, quindi, anche gli aspetti della comunicazione digitale avevano una  vita che andava su gambe proprie. Devo dire, invece, che questa fase è stata molto superata e, ad oggi, in verità, l’integrazione tra ciò che è online e ciò che è offline è strettamente connessa e gli aspetti vanno di pari passo in modo congiunto. Non si nota più una discrepanza forte tra questi due mondi della comunicazione”, prosegue il responsabile Digital.

Extreme_4131 credits Paolo Soave

Nel corso del 2017 il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano ha avviato il Progetto di Digital Transformation, in partnership con Accenture. Esso prevede il salto di qualità verso la creazione di un vero ‘digital museum’ per sviluppare ed implementare, anche nel lavoro dei dipendenti del museo, l’uso di piattaforme e strumenti digitali che inizino a diventare una sorta di tessuto connettivo della stessa istituzione del museo. Paolo Cavallotti specifica che “con Accenture si sta mettendo in piedi un sistema di CRM e quindi di piattaforma di relazione con il cliente e con i visitatori. Anche il personale interno dovrà essere formato all’uso di un CRM come piattaforma di base per molti degli applicativi di comunicazione e delle liste di contatti dei nostri visitatori per riuscire ad avere una maggiore conoscenza del nostro pubblico. Parallelamente, stiamo sviluppando un CMSuna piattaforma centrale di appoggio e di utilizzo dei contenuti digitali del museo. E stiamo anche rafforzando la tecnologia di connettività interna al museo. Questo avrà diversi frutti come la nascita di un’applicazione per il pubblico con una grande quantità di contenuti. Attraverso l’offerta  e l’uso di questa applicazione da parte dei nostri visitatori, gli stessi avranno un miglior accesso ai nostri contenuti e una migliore conoscenza del museo. Invece, noi avremo una migliore conoscenza del nostro target di visitatori (gusti, interessi, tendenze, ecc.) per entrare sempre più contatto diretto con loro. Questo, gradualmente, porterà a un rifacimento del sito web del museo; anche il modo di lavorare delle persone del museo, grazie ai nuovi strumenti, sarà quasi rivoluzionato”.

Tra gli obiettivi del Progetto europeo Mu.SA., si persegue anche l’identificazione dei profili professionali emergenti necessari nel settore dei musei. Cavallotti osserva che da tale interessante progetto è emersa una declinazione di profili molto strutturati, da adattare alle varie istituzioni. E precisa che “soprattutto alcuni di quei ruoli professionali ricadono in funzioni che non lavorano in un Ufficio Digital e, magari, fanno parte di caratteristiche di persone che fanno un altro lavoro. Un Digital Cultural Asset Manager è lo stesso curatore di un museo che, ormai, deve possedere delle competenze digitali per andare poi a supportare l’attività digitale col proprio lavoro”.  Ritiene altresì fondamentale che, allo stesso tempo, all’interno dei musei e dei mondi culturali, ci siano degli uffici dedicati al mondo digitale nei quali ci sia la regia centrale di tutto ciò che riguarda l’uso dei linguaggi e degli strumenti delle tecnologie digitali, sia per la comunicazione stretta, sia per ciò che guarda oltre la comunicazione, come ad esempio il supporto a tutti i progetti del museo.

ExtremeCollisioni Creative credits Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

“Fondamentale è ricordare che, per fare un lavoro di questo tipo, non è tanto importante la competenza tecnica o tecnologica, ed essere ingegneri o programmatori, ma un percorso di sensibilità e di comunicazione da un lato e di declinazione ed uso dei linguaggi digitali dall’altro. È importante conoscere i linguaggi digitali e quando usare determinati linguaggi e tecnologie, sempre in sinergia con gli altri staff del museo. Bisogna lavorare in modo congiunto affiancando le conoscenze di cultura digitale, che tutte le persone oggi devono possedere, pur svolgendo altri lavori”, prosegue Cavallotti.

Dello stesso parere Mauro Felicori, il quale dichiara che “al di là delle tecnicalità, che bisogna conoscere,  la comunicazione è un unico mestiere ed è sempre lo stesso mestiere che si farà sempre: si devono dare le notizie e comunicarne i contenuti in maniera chiara e semplice in modo tale che tutti li capiscano. Mettersi dalla parte di chi legge e non dalla parte di chi scrive. Le regole della comunicazione sono sempre quelle”.

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