martedì, Ottobre 26

L’era digitale ha dato nuova energia ai musei? Ne abbiamo discusso con Paolo Cavallotti del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia ‘Leonardo da Vinci’ di Milano e Mauro Felicori della Reggia di Caserta

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Nella società contemporanea i musei non sono più sistemi chiusi come avveniva nel XX secolo, ma istituzioni culturali che diventano elementi di un sistema più ampio di relazioni territoriali, scientifiche e professionali. In più, negli ultimi vent’anni, abbiamo assistito a un vero boom tecnologico e al cambiamento radicale della comunicazione grazie a dispositivi sempre più sofisticati che hanno modificato il modo di interagire e di relazionarsi tra le persone. Ovviamente, anche i musei hanno accolto la sfida digitale, uscendo fuori ‘dalle proprie mura’, per trovare nuovi visitatori e comunicare in maniera interattiva con una più ampia platea di pubblico, proponendo un’esperienza di visita migliore. Ecco perché la chiave di lettura di tutti questi aspetti si trova nella tecnologia, nella forza della comunicazione digitale e nel valore aggiunto che la digitalizzazione dei contenuti può creare in ambito culturale. Tali elementi permettono al museo di diffondere se stesso e di offrire una proposta ad alto engagement, sia dentro sia fuori dal contesto meramente fisico.

La comunicazione digitale è diventata così strumento imprescindibile per un museo: sito web, presenza sui social network, postazioni interattive e installazioni digitali all’interno delle mostre consentono a contenitori culturali quali sono i musei di far ‘vivere’ ai potenziali visitatori la propria vita quotidiana attraverso nuovi contenuti, rafforzando la propria reputazione e accrescendo la propria popolarità. È quanto emerso dalla ricerca del progetto europeo Mu.SA, che si focalizza sull’influenza del driver digitale e sulla sua importanza d’intercettare diversi target di pubblico e migliorarne l’interazione. Ecco perché, al fine di valorizzare le risorse di un museo, aumentarne la reputazione e trovare sempre nuovi visitatori, è necessario dare ‘energia digitale’ sia al loro interno sia all’esterno.

Per comprendere l’importanza della strategia di comunicazione digitale per un museo, il suo impatto in termini di engagement sul pubblico e le competenze digitali di uno staff dei musei, ci siamo rivolti a Paolo Cavallotti, responsabile Digital del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano ‘Leonardo da Vinci’ e a Mauro Felicori, Direttore generale della Reggia di Caserta.

Per Paolo Cavallotti, nella società di oggi, lo sviluppo digitale all’interno della pianificazione strategica di un museo è diventato abbastanza imprescindibile. E aggiunge che se, fino a un po’ di anni fa, quantomeno in Italia, c’era ancora il concetto che fosse un qualcosa in più e solo un arricchimento della comunicazione – a differenza dei Paesi di cultura anglosassone – oggi è considerato da tutti un elemento fondamentale all’interno di una strategia di comunicazione anche per un’istituzione culturale quale un museo”.

2017_09_29_Area Spazio_050 credits Lorenza Daverio

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia vanta un’esperienza ventennale nell’ambito della comunicazione digitale: è stato uno dei primi musei ad avere un sito web e ad investire su personale interno dedicato al digitale.

“Si è evoluto molto il Web da questo punto di vista. Ai tempi la centralità era data dai siti web, strumenti fondamentali per trovare informazioni riguardanti le istituzioni culturali. Da questo punto di vista, oggi, il Web si è parcellizzato con la nascita soprattutto dei social network, di piattaforme, del blogging. I social hanno spostato tantissimo il bilanciamento dell’importanza della comunicazione digitale”, aggiunge Cavallotti.

Pertanto, per un contenitore culturale come il museo, il lavoro sui canali digitali si è diversificato ed è cambiata la percentuale di lavoro destinata agli account dei social media da un lato, e ai siti web dall’altro. Paolo Cavallotti precisa che “una cosa molto importante è ricordarsi sempre quale dev’essere la voce di un canale social per un’istituzione culturale e, in particolare, per un museo. Invece, basilare è tenere un flusso di racconto diversificato, andando a mostrare svariate tipologie di contenuti dai tenori diversi con i quali, attraverso i social, si raccontano storie, retroscena per coinvolgere il pubblico rendendolo speciale, in modo tale da ravvivare l’interesse del visitatore”.

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano presenta una pagina Facebook con un flusso di racconto diversificato, andando a mostrare diverse tipologie di contenuti dai tenori diversi con i quali racconta storie e retroscena per coinvolgere il pubblico, rendendolo speciale, in modo da ravvivare l’interesse del visitatore. Poi c’è l’account Twitter e anche il canale Youtube.

Area Spazio_295 credits Lorenza Daverio

Anche Mauro Felicori ritiene strategica la comunicazione digitale per un museo e, in particolare, per la Reggia di Caserta che dirige dal 2015. “La comunicazione digitale per un museo è importante tanto quanto lo è per il mondo. I musei come sistemi culturali non vivono in un mondo diverso da quello reale. Così come la comunicazione digitale si sta imponendo come una comunicazione importante per la gran parte della popolazione, inclusa in particolare la popolazione colta che è la prima popolazione nei musei, credo che noi ne dobbiamo fare normalmente uso, assecondando le tendenze generali. Lo stesso dicasi qualora il mondo social fosse solo un mondo dove d’abitudine vanno le persone meno attente al mondo dei musei, come ad esempio i giovani o persone meno istruite; in quel caso, a maggior ragione, noi dovremmo essere nel mondo social perché uno dei nostri compiti è quello di promuovere la cultura e le visite ai musei. Purtroppo, nel mondo culturale ci sono ancora atteggiamenti che potremmo definire snob o elitari per cui c’è gente che si vanta di non essere su Facebook, come se un intellettuale 20 anni fa si fosse vantato di non leggere il giornale”.

La Reggia di Caserta integra l’aspetto online e offline della comunicazione attraverso un’importante presenza nel mondo dei social: la pagina ufficiale di Facebook ha 170.000 contatti e poi ci sono Twitter, Instagram, Pinterest e il canale Youtube.  L’aspetto interessante della strategia digital della Reggia è che lo stesso Felicori usa la fanpage come piattaforma di comunicazione personale. “Una così notevole esposizione individuale è anche un’esperienza abbastanza originale nel mondo delle istituzioni culturali pubbliche. Dopo la Riforma Franceschini i Direttori dei musei sono diventati dei ‘personaggi ‘ e, quindi, credo che sia giusto esporsi, anche se magari può essere rischioso … Poi, naturalmente, noi ci avvaliamo di tutta la comunicazione tradizionale, conoscendone l’importanza. Il nostro museo ha sempre una certa quantità di piccoli eventi e abbiamo bisogno di comunicarli uno ad uno e giorno per giorno”, prosegue il Direttore.

Grazie all’impatto positivo della svolta digitale all’interno dei musei e – nello specifico della Reggia di Caserta – Mauro Felicori ritiene che il mondo online e offline della comunicazione siano perfettamente comunicanti.  “E’ piuttosto evidente che la carta stampata prenda tantissime notizie dal Web. Noi stessi diamo prima la notizia su Facebook rispetto ai comunicati stampa. Quindi, il dialogo diretto con i  seguaci in Rete e con i giornali avviene sempre attraverso i social. Io vedo che, anche quando non è mia intenzione, ci sono sia siti web sia i giornali che riprendono i miei post su Facebook come se fossero comunicati stampa. Ormai, l’aspetto online e offline si stanno mescolando. In ambedue le direzioni i due mondi sono sempre più connessi”.

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