martedì, Novembre 30

L’Era della migrazione e la Repubblica delle Radici

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Nasce dall’insieme di quei popoli che vivono al di fuori dei loro confini natii, oltre 240 milioni di persone, che formano il quinto Paese più grande del mondo. Una nuova e grande Nazione diffusa, che potremmo definire la Repubblica delle Radici.

Già è stato scritto molto su come il mondo ha cambiato, sotto l’effetto delle migrazioni, le sue politiche nazionali, ma ancora poca è la considerazione data agli effetti geopolitici di questo fenomeno. Il fenomeno è economico e sociale. Il migrante diventa ‘un coefficiente di ruolo‘ e bisogna saperlo collocare al meglio o nel modo giusto per limitare gli svantaggi apportati dalla sua entrata nel Paese di destinazione. Il movimento di massa di tutte queste persone crea tre tipi di superpotenze migratorie, ovvero: i nuovi colonialisti, gli integrati e coloro che si sanno muovere bene.
Non possiamo fare a meno di rintracciare nel mondo i risultati di questi movimenti migratori.

Iniziamo parlando della Cina, che ha realizzato centinaia di miliardi di opere infrastrutturali in almeno 20 Paesi africani e ogni volta vi ha portato la sua manodopera. Gli operai cinesi hanno portato con sé cugini e parenti. Quindi, alla fine, in Africa si sono stabilizzati alcuni milioni di cinesi che, di fatto, stanno formando la classe dirigente africana. Negozi all’ingrosso, al dettaglio, impianti e piccole imprese hanno soppiantato le attività dei locali e creato una classe borghese e dirigente con un’ossatura politica, che i cinesi governano abbastanza bene. L’emigrazione, in questo caso, ha portato a un’immigrazione di grande successo.

Tra quelli che si muovono piuttosto bene ci possiamo mettere anche gli indiani. In 20 milioni dominano una percentuale molto rilevante di start up innovative in California. La diaspora indiana ha già in mano una grossa fetta della tecnologia che si sviluppa non solo in India, ma anche negli Usa. Non solo. Domina anche altre e importanti leve della tecnologia a livello mondiale. Per citare alcuni esempi, non dimentichiamoci che l’Amministratore Delegato di Microsoft, Satya Nadella, è di origine indiana, e anche la ex CEO di Motorola, Padmasree Warrior, oltre all’Amministratore Delegato di Google, Sundar Pichai.

Volenti o nolenti esistono popolazioni e Paesi vincenti, che vanno, creano, controllano, si insediano, si integrano e rimangono, coltivando grandi e ottime basi per i Paesi d’origine. In altre parole, i nuovi colonialisti sono come i coloni europei che si diffusero in tutto il mondo nei secoli XVIII e XIX, portando benefici non solo a se stessi, ma anche alle loro terre. Allo stesso modo, le popolazioni in movimento del XXI secolo aiutano i loro Paesi di origine ad avere accesso ai mercati, alla tecnologia e voce in capitolo nella politica nel mondo.

Nello specifico l’India riceve ogni anno oltre 70 miliardi di dollari in rimesse, quasi il 4 % del suo PIL. Gli orientamenti geopolitici di America e India sono cambiati e gli Stati Uniti nel tempo hanno modificato anche i rapporti politici di equidistanza tra India e Pakistan. Con così tante persone in cammino è possibile avere la percezione dell’esistenza di una superpotenza coloniale senza che questa venga riconosciuta come Stato.

I Paesi furbi, invece, sono quelli che attraggono e ospitano ciò che è il valore aggiunto rappresentato dai migranti. Tra questi da sempre l’America, che ha saputo integrare i talenti mondiali. Tanti scienziati provenienti da ovunque e da molto prima di Enrico Fermi hanno trovato grande accoglienza e supporto negli Stati Uniti.
La grande ossatura tecnologica del Paese, e anche quella relativa e territoriale, è fatta principalmente da stranieri. Lo abbiamo visto durante la presentazione dei nuovi progetti dei professori del Master of Arts in Teaching (MAT) a Boston. Non c’era un americano.

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