domenica, Settembre 26

Leopolda vs Piazza San Giovanni I renziani si contano a Firenze, la minoranza Dem con la Cgil a Roma. Pd verso la scissione?

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Leopolda piazza San Giovanni

Con Matteo Renzi impegnato fino a pomeriggio inoltrato al Consiglio europeo di Bruxelles per trattare di austerità e legge di stabilità, apre oggi i battenti a Firenze la quinta edizione della Leopolda. Il premier ha fatto comunque sapere che sarà presente alla kermesse già dall’inaugurazione, e anche nei due giorni successivi. Intanto, la Cgil definisce gli ultimi dettagli della manifestazione antigovernativa di domani in piazza San Giovanni, a Roma. Presente anche la minoranza Dem. Auto escluso il presidente del partito Matteo Orfini che scappa in Cina. Il segretario Fiom Maurizio Landini minaccia lo sciopero generale. Lo sciopero proclamato per oggi dal sindacato Usb sta creando disagi in tutta Italia, soprattutto nei trasporti locali. Silvio Berlusconi pronto a ricandidarsi. Presunte spese pazze a New York per Renata Polverini con carta di credito Ugl. Lei smentisce e querela.

Leopolda contro San Giovanni. A poche ore dagli eventi che potrebbero segnare la definitiva spaccatura tra un Pd di lotta, appeso alle istanze della Cgil sui diritti dei lavoratori, e uno di governo, traghettato saldamente da Renzi verso un approdo centrista (il Partito della Nazione), si fanno già roventi le polemiche tra le due anime di quello che dovrebbe essere il partito che rappresenta la sinistra italiana. Ecco gli schieramenti in campo. Oltre all’onnipresente Renzi, le guest stars della prima Leopolda di governo saranno i ministri Marianna Madia, Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Giuliano Poletti. I volti vip di piazza San Giovanni, invece, saranno Rosy Bindi, Gianni Cuperlo, Stefano Fassina, Cesare Damiano, Alfredo D’Attorre, Davide Zoggia, Pippo Civati, Sergio Cofferati e Fausto Bertinotti. Tutti quanti, Bindi esclusa, si sono ricordati troppo tardi di essere ‘di sinistra’, quando ormai la sinistra italiana non esiste più, fagocitata dal renzismo.

A rompere il ghiaccio ci ha pensato questa mattina l’ex leader Cgil Sergio Cofferati. «Stavolta in piazza ci sarà il popolo del PD, a manifestare contro un governo di centro-sinistra. Come riuscire a risolvere questa contraddizione spetterà al partito e ancor prima al governo», ha attaccato dai microfoni di Radio Città Futura l’eurodeputato che, naturalmente, scenderà domani in piazza nella speranza di ripetere il bagno di folla del Circo Massimo nel 2002.

Una prima risposta al ‘cinese’ la dà il giovane deputato Edoardo Fanucci, assurto al ruolo di organizzatore della Leopolda (insieme a Silvia Fregolent, Lorenza Bonaccorsi e Luigi Famiglietti) per diretta volontà della ‘zarina renziana’ Maria Elena Boschi, madrina dell’happening radical-chic fiorentino. Alla Leopolda «partecipa anche chi non verrebbe mai a evento Pd», afferma provocatoriamente Fanucci intervistato da ‘Repubblica’, senza rendersi conto che è proprio questo il punto: il Pd non è più (o non è mai stato) un partito di sinistra. «Da una parte si partecipa, dall’altra si urla, ma per carità, le nostre porte sono spalancate. Se domenica i manifestanti, che rispettiamo, vogliono fare un salto a Firenze sono benvenuti», continua il giovane virgulto renziano. Un invito a braccia aperte che potrebbe presto trasformarsi in un bacio della morte verso i ‘traditori’ che oseranno mostrare il loro volto accanto a quello dei trinariciuti comunisti del sindacato guidato da Susanna Camusso. Di queste minacce mascherate sembra non darsene conto il leader della Fiom che porta avanti la sua intransigente opposizione alle politiche economiche neoliberiste praticate dal governo. «La Cgil ha già detto che la manifestazione di domani è solo l’inizio», alza i toni Landini, «lo sciopero generale lo decideremo nei prossimi giorni». Ipotesi sciopero generale confermata anche dal leader di Sel Nichi Vendola.

Discorso a parte va fatto per il sindacato ‘di destra’ Ugl che domani sarà in piazza, sempre a Roma, sempre contro il Jobs Act e l’austerità imposta dall’Europa, ma in un’altra piazza: quella dei SS. Apostoli. Al ‘Corteo per il Lavoro 2014’ dovrebbe partecipare anche l’ex numero uno Renata Polverini. Ma la pasionaria berlusconiana si ritrova, suo mal grado, al centro di un giallo. La Polverini ha reso noto nel pomeriggio di oggi di aver adito le vie legali per i «contenuti diffamatori» di un articolo apparso stamane sul ‘Fatto Quotidiano’. Secondo il giornalista Fabrizio D’Esposito, l’ex governatrice del Lazio (dimessasi nel 2012 dopo lo scandalo di Batman Fiorito) si sarebbe abbandonata a spese pazze per migliaia di euro in shopping a New York durante un viaggio di piacere compiuto nel luglio 2013. Tutto pagato con una carta di credito intestata all’Ugl. Se la circostanza dovesse dimostrarsi vera, anche se la diretta interessata smentisce e querela, si tratterebbe di un caso di recidiva perché la Polverini era già stata pizzicata mentre andava a fare shopping per le vie di Roma, con l’auto blu e pure contromano. E poi, il filone ‘vacanze a New York’ è solo parte dell’inchiesta che la procura di Roma sta conducendo sulla gestione da Banda Bassotti del sindacato destrorso. Il segretario generale Giovanni Centrella, del clan Polverini, si è dovuto dimettere mesi fa e ora  dovrà rispondere di appropriazione indebita per centinaia di migliaia di euro svaniti nelle sue tasche, dicono i pm.

Per il momento, l’unico a non dimostrare tensione per la possibile resa dei conti nel Pd sembra essere proprio il presidente del Consiglio che, nel suo consueto tweet mattutino, questa volta spedito da Bruxelles in apertura della seconda giornata del Consiglio europeo, si ritaglia il solito spottone pubblicitario autoprodotto: «Oggi si torna a casa, ma solo per ripartire #leopolda5 #italiariparte». Eppure Matteo Renzi, impegnato nella seconda giornata del Consiglio Ue, deve affrontare la reazione stizzita della Commissione europea (quella uscente, guidata da Manuel Barroso) dopo che ha avuto l’ardire di rendere pubblica la lettera ‘strettamente confidenziale’ inviata mercoledì notte al governo italiano dal suo vice-presidente, il ‘falco’ finlandese Jirki Katainen. Dai corridoi brussellesi giunge voce che Barroso non abbia preso proprio con stile britannico lo sgarbo istituzionale compiuto da Renzi. Oggi Katainen prova a smorzare i toni perché «tutti vogliamo evitare lo scenario peggiore. Nulla è inevitabile» (ovvero la bocciatura della finanziaria italiana). Il vero problema è che i conti della legge di stabilità tra Bruxelles e Roma non tornano proprio, e i burocrati europei non si fidano dei numeri offerti dal duo Renzi-Padoan. Ma il ‘bomba’ di Rignano, prima di lasciare Bruxelles, prova a derubricare la contesa con l’Ue ad una «discussione tosta, accesa, ma positiva» e giura che siamo «vicini a un accordo politico». Euroscettico convinto rimane Beppe Grillo che dal suo blog lancia un sondaggio sull’uscita dall’euro in vista del referendum per cui il M5S raccoglierà le firme da novembre.

«Appena la sciagurata sentenza sui diritti Mediaset verrà cancellata dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo sono assolutamente sicuro che mi ricandiderò». Lo ha annunciato questa mattina Silvio Berlusconi alla trasmissione La telefonata di Maurizio Belpietro. Ma questo non è l’unico colpo di scena perché l’ex Cavaliere ha fatto sapere che la sua condanna ai servizi sociali potrebbe terminare in anticipo. «La scadenza», ha detto Silvio, «dovrebbe essere anticipata al 15 di febbraio per il modo in cui ho svolto e condotto questo servizio». Complimenti auto-corrisposti in perfetta simbiosi con il pupillo Matteo.

 

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