sabato, Settembre 25

Leopolda, San Giovanni, i problemi restano Renzi e le mille riforme solo annunciate

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Lasciamo perdere la Leopolda, i suoi cento tavoli, le discussioni su chi-siamo-dove-veniamo-dove-andiamo; gli imprenditori che accorrono a frotte per omaggiare un Presidente del Consiglio che ostenta sicurezza da tutti i pori, e che del resto non ha torto, se uno pensa a chi sono, e a cosa sono ridotti i suoi oppositori.
Lasciamo anche perdere una ringalluzzita Susanna Camusso, che smuove mari e monti, e a San Giovanni porta si’ un milione di persone, ma non e’ che riempire la piazza risolva i problemi e le mille contraddizioni in cui il Sindacato si dibatte.
Lasciamo perdere, per una volta, battute acide di questo, e repliche stizzite di quello. Lasciamolo perdere il pio-pio, il miao-miao, il bau-bau, il bla-bla di questi giorni e ore. Chi ne ha le tasche piene non ha torto. Cerchiamo, per quanto possibile, di occuparci dei fatti, della carne dei problemi.

E’ vero o no che il Governo ha dovuto ammettere di non sapere (o di non potere, la cosa non cambia) attuare i tagli alla spesa che aveva previsto e annunciato? Sarebbe bello poter dire: non è vero. Invece lo è.

E’ vero o no che Matteo Renzi annuncia l’aumento della spending review nel 2015 da 10 miliardi scarsi a 16 miliardi? Sarebbe bello poter dire: non è vero. Invece lo è.

E’ vero o no che la diminuzione delle tasse e i fondi agli investimenti comportano necessariamente robusti tagli alla spesa pubblica, e che se non si taglia la spesa le tasse sono destinate ad aumentare ancora e non ci saranno investimenti? Anche qui, la risposta, unica e possibile, è si, è vero.

Il fatto è la revisione della spesa pubblica non s’improvvisa. Non bastano i flautati annunci di una Marianna Madia, o i sorrisi smaglianti di una Elena Boschi. Va pianificata nel tempo, per avere risultati, altrimenti ce la cantiamo e ce la suoniamo.

Di già ci siamo accorti che Matteo Renzi ha cambiato metodo: camminava tre metri sopra il cielo, assicurava urbi et orbi che avrebbe sistemato tutto, e in poco tempo… Ha dovuto prendere atto che le parole non incantano più un Paese stremato e salassato oltre misura. Per ripartire, la strada obbligata è eliminare sprechi e mangiatoie, dando per primo l’esempio: picchiando certamente le regioni che in questi anni ne hanno fatte di tutti i colori, al Nord come al Sud; ma anche i ‘suoi’ Ministeri vanno frustati; l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori fa parte di un mondo che non c’è più, dice Renzi; ma allora non può esistere neppure la discriminazione esistente tra un lavoratore del pubblico impiego e uno che invece lavora nel privato… Gli sprechi delle Regioni nella Sanità sono stranoti; ma tra i mille decreti che Renzi si ingegna di fare, perchè non se ne comincia a studiare uno che riformi l’intero settore, e impedisca che accada quello che accade?  Parlamento e Governo a questo dovrebbero servire, e su questo lavorare.
Le leggi di riforma non si possono solo annunciare, sarebbe bello se ogni tanto il Presidente del Consiglio o i suoi Ministri raccontassero non quello che vogliono fare, ma quello che sono riusciti a fare.
Perchè Renzi dice di non volere un Partito Democratico di reduci, al 25 per cento. Ma è pur vero che il suo 40 e passa per cento di successo riguarda solo la metà degli aventi diritto al voto. Gli altri, coscientemente hanno disertato le urne, hanno detto un sonoro ‘No’ alla vecchia politica, ma anche a lui, giudicandolo un ‘nuovo’ identico al ‘vecchio’.
Le prossime elezioni, quelle da cui Renzi si attende un ‘pieno’, saranno disertate ancora più massicciamente. Il Re, allora, apparirà più nudo che mai; e non sarà un bello spettacolo per nessuno.

 

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