sabato, Ottobre 16

L'Enit riparte da zero? Speriamo field_506ffbaa4a8d4

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La nuova Enit avrà a disposizione (all’interno della Legge di Stabilità) 10 milioni di euro in più all’anno per la promozione internazionale del Paese. «E’ un buon punto di partenza, di cui ringraziamo sinceramente il premier Renzi e il ministro Franceschini», ha dichiarato Evelina Christillin, neo presidente dell’Ente. Il fatto è che l’Enit, come tanti altri enti (il Codacons ne ha elencati almeno 500), è tra quelli  che dovrebbero essere soppressi, perché male utilizzati e quindi, allo stato dei fatti, un peso morto che grava su una Pubblica Amministrazione già sufficientemente satura. Lo stesso pensava anche Carlo Cottarelli, poco più di anno fa, quando rivestiva la carica di Commissario Straordinario per la revisione della Spesa Pubblica (e altri prima di lui), definendolo un’ente «inutile», molto costoso e quasi per nulla produttivo. Circa cento anni di vita e la metà dei quali sotto gli occhi dei riflettori, non certo per meriti. Spese pazze, sedi in tutto il mondo e poche risorse destinate alla promozione del ‘sistema Italia’ in ambito turistico. I piatti della bilancia non sono mai stati alla pari, anzi pendevano (pendono ancora) dalla parte delle spese. «Paghe più alte che alla Casa Bianca. Ma per promuovere il Paese solo centinaia di migliaia di euro», queste le parole di Stella sul Corriere di qualche settimana fa. Per non parlare delle situazione dei dipendenti. L’Enit non ne ha più, non perché sono stati licenziati, ma perché loro stessi hanno deciso di abbandonare, «se restiamo aperti compromettiamo l’immagine dell’Italia».

Il nuovo Cda della Christillin, insediato da poco, si trova di fronte ad una situazione già molto delicata, oltretutto nel nuovo organigramma gli addetti saranno 160, di cui 8 dirigenti e 31 quadri direttivi. Per non parlare degli 80 dipendenti che rimangono nella Pubblica Amministrazione. Si deve iniziare tutto daccapo, spese comprese.

“La storia dell’Enit si incrocia con le Riforme Costituzionali”, ci spiega Vincenzo Franceschelli, avvocato e professore di Economia del turismo all’Università degli Studi di Milano. Uno degli Istituti più antichi, nato dopo la Prima Guerra Mondiale con una funzione generale di occuparsi del Turismo”. I Padri costituenti avevano una visione lungimirante. “In principio si occupava di due aspetti la promozione del turismo italiano all’estero e l’organizzazione del turismo all’interno dello Stato. Ma con la Riforma del 2001, il turismo è diventato competenza esclusiva delle Regioni. Cosa fa l’Eni se del turismo se ne occupano in maniera esclusiva le Regioni? Perde la sua funzione storica e determinante, quella di coordinare il turismo all’interno e all’esterno dell’Italia. Gli è rimasta una sola competenza: promuovere l’immagine dell’Italia all’estero. Questo è il primo momento di crisi. L’Enit non ha fonti proprie, le sono rimaste le sedi di rappresentanza all’estero. Ma anche le Regioni hanno iniziato a fare una politica di incoming. Con i fondi regionali hanno iniziato a promuovere la loro singola immagine oltr’Alpe. Una scelta discutibile. Si deve promuovere l’immagine dell’Italia in generale. C’è un altro momento estremamente delicato per l’ente. Nell’era della digitalizzazione il progetto era il portale italia.it. E’ costato molto rispetto al bilancio ma non ha ottenuto i risultati sperati”.

Oggi Stato e Regioni continuano a portare avanti una “politica concorrente (in materia di turismo) questo è il problema giuridico. Chiunque lo comandi, o il Consiglio di Amministrazione appena eletto, o il Direttore come nel passato, si trova di fronte a questo ostacolo giuridico di competenze”. Ma “tutti gli studiosi sono concordi che l’immagine del nostro Paese va presentata da un organo unico, come si fa a fare una politica unitaria verso l’estero affidandola alle singole regioni?  E’ chiaro che l’Enit così com’è non funziona. Se mi venisse chiesto se è giusto abolirlo, risponderei che ci vuole un organismo del genere. Bisognerebbe farlo funzionare, invece, e scoraggiare le Regioni a condurre una politica settoriale, che va bene all’interno dell’Italia ma non nei mercati stranieri. Scioglierlo mi sembra assurdo”. L’idea, appunto è di farlo ripartire (lotte sindacali e budget a parte), “se affidassero a me la riforma dell’Enit, in questo quadro costituzionale, creerei un organismo con un Presidente e un numeri di membri del Cda pari al numero delle Regioni, una specie di piccolo parlamentino. Nel nostro sistema legislativo è previsto un organo di coordinazione delle politiche in materia di turismo. Ma sono organismi consultivi che non vengono  quasi mai presi in considerazione”.

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