venerdì, Settembre 24

L'energia pulita del nuovo mondo La goccia e lo stelo, conversazione sulla poesia

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Ancora una volta il tempio di Adriano a Roma si conferma il tempio della poesia. Dopo il successo delle numerose edizioni di “Ritratti di poesia”, evento patrocinato dalla Fondazione Roma Arte-Musei, è proprio il presidente della Fondazione, Emmanuele Francesco Maria Emanuele a presentare la sua terza raccolta di versi, La goccia e lo stelo.

L’evento è stato coordinato da Vincenzo Mascolo, direttore artistico di “Ritratti” e dall’agenzia di organizzazione eventi InventaEventi. A loro, insieme al poeta e giornalista Ennio Cavalli, all’attore Cosimo Cinieri, a Valerio Toniolo, presidente dell’Associazione Buona cultura e a Rino Caputo, docente di letteratura all’Università Tor Vergata si deve la platea entusiasta di partecipare ad un’affascinante conversazione sulla poesia.

Il libro di Emmanuele rappresenta infatti il bilancio di una vita privata, un “giro di boa” come l’ha definito Ennio Cavalli, necessario per la ricerca di un’interiorità e di un percorso esistenziale pieno.

La goccia e lo stelo, che segue come in una trilogia Un lungo cammino e Le molte terre – tutti pubblicati dalla casa editrice Lietocolle – si pone l’obiettivo di «sintetizzare il mondo in un’immagine», fermare il momento in cui ci si riappropria delle certezze e dei valori che accompagnano l’uomo, prima che lo scrittore, nel corso della vita.

Durante l’intervista aperta emerge un’intimità sommessa, fatta di luoghi e ricordi d’infanzia, ma anche di viaggi e amori, di strade intraprese o abbandonate, infine di una natura – quella del titolo – che affonda la sua delicatezza in chi dimostra la sensibilità adatta per comprenderla.  

I ricordi si intrecciano alla terra di nascita dell’autore, la Sicilia, che continua ad essere per chi la ama un intero continente, in grado di insegnare l’umanità e la diversità dell’altro come valori profondi dell’essenza stessa degli abitanti. Riportare i principi eterni del mondo alla propria storia personale, i grandi luoghi alla “madre”, la capacità di scrittura alla partecipazione di un’unica umanità e portare con sé il seme stesso della bellezza e dell’arte sono lo scopo di questa lunga ricerca che comprende il tempo, senza rincorrerlo.

Coltivare la bellezza dentro di sé riporta alla metafora naturalistica, alla goccia che nutre lo stelo e significa aver cura della bellezza del mondo, considerarla una risorsa nei momenti di perdita di fiducia nelle istituzioni e nelle imprese.

La poesia si conferma come il modo migliore di far conoscere all’uditorio la dimensione privata di un personaggio pubblico. Dai versi magistralmente interpretati dalla voce di Cosimo Cinieri si intravede «un profilo di umanità e una forte struttura morale» secondo il critico Caputo. La lunga esperienza professionale di Emmanuele ci riporta a un altro mondo rispetto a quello della poesia: la finanza, la giurisprudenza, discipline lontane dalla cultura, oggi più che mai. A questo proposito l’autore fa riferimento al suo saggio Arte e finanza e racconta dell’immenso contributo che la cultura può offrire all’economia e all’uscita dalla crisi del nostro paese.

Il patrimonio che l’Italia può vantare è unico al mondo, spiega l’autore, sottolineando come un adeguato programma di governo dovrebbe mettere al primo posto la crescita culturale che fa parte della cosa pubblica ma che desta l’attenzione e la collaborazione esclusiva dei privati.

Da molto tempo, infatti, la Fondazione Roma si occupa di conservare e proteggere spazi culturali esistenti e di crearne degli altri, non solo al centro della capitale (e quindi al centro dell’attenzione mediatica e cittadina) ma anche nei luoghi più culturalmente “trascurati” dalle istituzioni locali, come il progetto SanBa, partito a marzo nei pressi di San Basilio e che coinvolge i ragazzi delle scuole elementari medie e superiori in iniziative di alto livello artistico a tutto tondo. Dalla musica al cinema i giovani sono chiamati ad esprimersi con libertà fino a dipingere le pareti degli edifici intorno cui ruotano le loro giornate.

Un grande percorso di cultura democratica, quello proposto dai nuovi mecenati, che può attrarre i giovani piuttosto che indurli a impiegare le loro risorse intellettuali altrove, una cultura che diventa l’energia pulita possibile dei nostri spazi e del nostro futuro.

Economia e cultura rispecchiano lo stesso principio, racconta lo scrittore, l’economista ma soprattutto l’uomo Emanuele: far crescere le cose. D’altra parte, creare e poetare non provengono dalla stessa radice greca poiein?

 

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