venerdì, Maggio 7

L'energia in Portogallo è alternativa il merito è anche della crisi

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Spesso, quando si parla di energie rinnovabili, efficienza energetica e politiche “green” i Paesi più citati sono quelli del Nord Europa, come la Norvegia pronta ad investire il proprio fondo sovrano nel settore delle energie pulite. La virtuosa scandinavia non è però l’unica a dare brillanti risultati in questo campo, oggi tra i Paesi più “green” d’Europa c’è anche il Portogallo, che ha raggiunto (e sostenuto per oltre un trimestre) il 70% dei consumi di energia provenienti da fonti rinnovabili.

Negli ultimi anni Lisbona è risultata una delle città più lungimiranti in Europa per ciò che concerne lo sviluppo delle energie alternative sviluppando un programma su più livelli che comprende il miglioramento delle reti di trasmissione dell’energia elettrica e lo sviluppo di un sistema di incentivi fiscali che rende vantaggioso adottare impianti di energia rinnovabile. Grazie a queste politiche, tra il 2005 e il 2010, la produzione media di energia elettrica da fonti rinnovabili è cresciuta dal 17% al 45% del totale, fino ad arrivare al 2013 con una produzione del 70%. Secondo Redes Energéticas Nacionais (Ren), l’operatore di rete del Portogallo «Questi valori sono dovuti principalmente alla presenza di condizioni meteorologiche favorevoli per l’idroelettrico e l’eolico. Tra gennaio e marzo, la produzione idraulica è aumentata del 312% su base annua e del 37% il consumo alimentato, mentre la produzione eolica è aumentato del 60% nello stesso periodo ed ha fornito il 27% dei consumi». Infatti, Lisbona ha sviluppato in particolari modo l’energia idroelettrica (che contribuisce alla generazione di elettricità per circa il 25% del totale), l’eolica (cresciuta di sette volte nei cinque anni considerati), e la tecnologia fotovoltaica. 

Come sottolineato dal Ren questi risultati sono da attribuirsi anche alle condizioni climatiche di cui gode il Portogallo. In particolare il Paese dispone di una rete idrografica relativamente densa, di un’elevata esposizione solare media annuale e di una costa marittima che beneficia dei venti atlantici, con la conseguente possibilità di sfruttare il potenziale energetico di acqua, luce solare, onde e vento. Lisbona possiede dunque un enorme potenziale nel settore delle rinnovabili e se questo continuerà ad essere ben sfruttato il Paese potrà ridurre sensibilmente nei prossimi anni la propria dipendenza energetica dall’esterno. Per non parlare dei benefici a livello ambientale.

Vista la morfologia della nazione però, non tutto il Paese produce energia allo stesso modo, ne la consuma ugualmente. Il settore produttivo delle energie rinnovabili é concentrato principalmente nella zona nord del Paese, in particolar modo nei distretti di Viana do Castelo, Bragança, Viseu, Coimbra, V. Real, Braga e C. Branco. Questo in quanto è qui che si trovano le grandi centrali idroelettriche ed un numero significativo di parchi eolici. La potenza eolica installata é di 3.566 MW, distribuita in 195 parchi eolici, per un totale di 1.870 aerogeneratori lungo tutto il territorio continentale ma va sottolineato che non sono presenti grandi impianti offshore (solo 2 MW) e i distretti con maggior potenza installata sono Viseu, Castelo Branco, Coimbra, Viana do Castelo, Lisbona, Leiria, Santarem, Braga e Guarda.

Se eolico e idroelettrico sono le forze trainanti in questo settore, il sistema fotovoltaico non riesce invece ancora ad avere una presenza significativa nel mix energetico portoghese, tanto che non esistono dati Ren sulla produzione di energia solare nel primo trimestre 2013. Gli ultimi dati disponibili davano conferma del fatto che la penetrazione dell’energia solare nel mercato portoghese rimane bassa, con progetti fotovoltaici che hanno coperto solo lo 0,7% della domanda energetica del 2012. Nonostante questo, va segnalato che l’autorità portoghese di controllo dell’energia, la Direcção Geral de Energia e Geologia (Dgge) ha riportato un aumento di produzione di energia solare dal marzo 2012 alla fine del 2013. Nel 2012, infatti, il Paese ha aggiunto 67,8 MW di energia fotovoltaica, con un aumento del 36% rispetto al 2011, e un aumento della stessa portata si è verificato tra il 2012 e il 2013. Interessanti poi sono i risultati che derivano dalla produzione energetica mediante il moto ondoso e da una rete elettrica migliorata che consente ai fornitori di energia verde di collegare facilmente i loro impianti al sistema. Nel 2000 il governo di Lisbona ha infatti acquistato tutte le linee elettriche private creando una società pubblica ed ha avviato la realizzazione di una smart grid che ha cominciato ad assorbire massicciamente le rinnovabili fin dal 2005.

Se tutti i dati snocciolati fin ora fanno pensare ad un buon piano energetico e una serie di scelte consapevoli, e vincenti, in ambito green, va però sottolineato che un contributo a far crescere le percentuali delle rinnovabili sul totale dei consumi energetici l’ha dato anche la crisi economica e l’austerità imposta dall’Ue che hanno messo in ginocchio il Portogallo. Infatti nel primo trimestre del 2013 il consumo di energia elettrica è sceso al 2,3% su base annua, ma questo dato scende solo allo 0,4% se si tiene conto del calo dei giorni lavorativi e della temperatura più mite. Secondo João Milheiro Batista, dell’area l’informazione al mercato del Ren, «Questi dati confermano la tendenza di un rallentamento del calo dei consumi che si è cominciata a manifestare alla fine dello scorso anno». Dunque riuscire a alimentare il Paese con le rinnovabili è stato possibile si grazie all’energia prodotta da queste, ma anche grazie ad un forte calo dei consumi, conseguenza diretta della crisi economica e della forte disoccupazione.

Questo fatto però non deve scoraggiare chi crede che un’alimentazione ad energia completamente alternativa sia possibile. Il dato del 70% non è infatti una novità per il Portogallo che già nel 2011 era riuscito ad essere completamente rifornito di energia rinnovabile, anche se per poche ore. Sembra dunque che la scommessa fatta ormai 5 anni fa sul nuovo piano energetico del Paese sia stata vinta, a dispetto dello scetticismo con cui venne accolto quando il primo ministro di allora, il socialista José Sócrates, lo propose. Ora rimane l’obiettivo di mantenere costante questo 70% e ridurre ulteriormente la propria dipendenza dal gas e dai combustibili fossili entro il 2020, con soddisfazione per i portafogli dei portoghesi e anche dell’ambiente.

 

 

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