sabato, ottobre 20

L’energia dell’America Latina è in Messico La rivoluzione energetica in Messico tra petrolio e gas naturale. Ecco cosa sta accadendo

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Nell’ultimo anno, tanto si è parlato di Messico; prima, l’attesa per le elezioni presidenziali, poi, le  mille aspettative per il neo Presidente Lopez Obrador e la sua dichiarata lotta alla corruzione e alla violenza. Ma ora, è il momento di porre l’attenzione su un altro interessante tema: l’energia. Eh già, perché, secondo le ultime percezioni, il Paese sarebbe ormai il fulcro energetico dell’intera America Latina e dei Caraibi.

Come mai? 

Partiamo da qualche anno fa, cinque precisamente. Nel 2013 il Messico ha ricevuto quasi 4 miliardi di dollari in investimenti volti specificatamente a costruire e mantenere gasdotti naturali e altre infrastrutture simili. E solo qualche giorno fa, la National Hydrocarbons Commission (CNH) -la Commissione Nazionale degli Idrocarburi– ha dato il via ad un’offerta pubblica che offre 35 aree di esplorazione ed estrazione. Ma vediamo bene nel dettaglio di cosa si tratta.

Per recuperare la produzione di gas naturale del Paese, l’idea della Commissione è quella di creare una società a monte, di proprietà statale, dedicata esclusivamente al gas; lo si legge nel documento tecnico sullo stato del mercato del gas in Messico, rilasciato giovedì dalla CNH stessa. Il commissario Hector Moreira, ha affermato che la nuova società sarà responsabile di tutte le infrastrutture per la raccolta del gas e per la sua lavorazione nel Paese, nonché, di tutte le aree attualmente fuori dal controllo della Pemex. Una precisazione importante, considerando il ruolo della Petróleos Mexicanos -La Pemex, appunto-, la compagnia petrolifera statale messicana, creata nel 1938 dalla nazionalizzazione o dall’esproprio di tutte le compagnie petrolifere private, straniere e nazionali dell’epoca. Intanto, l’attuale produzione di petrolio in Messico è di circa 1,84 milioni di barili, di cui il 60% viene esportato. La produzione è in costante calo e le gare organizzate dal precedente Governo sono state determinanti per invertire il declino.

Essendo basata esclusivamente sul gas, quindi, «la nuova entità opererebbe con l’aspettativa di avere rendimenti basati sulle operazioni di gas naturale», ha aggiunto Moreira. «Deve essere un’azienda diversa con una cultura diversa da quella di Pemex: conserveremo la componente statale ma con due società».

In tutto questo, rimane un po’ di nebbia all’orizzonte relativamente alla posizione di Obrador sulle proposte della CNH. Il presidente è da sempre contrario alla privatizzazione del settore energetico messicano, tuttavia, l’Amministrazione entrante ha già iniziato ad incrementare drasticamente la spesa per la produzione e le infrastrutture nel settore energetico riconoscendo la necessità di investimenti privati ​​per far crescere l’economia del Paese. Nel frattempo, il mese scorso, la Reuters ha riportato una bozza delle nuove linee guida della politica energetica di Obrador, che prevederebbe una sospensione indefinita di nuove offerte petrolifere e una proposta di conferire alla compagnia petrolifera statale Pemex il potere di scegliere i propri partner per joint venture senza detenzione appalti, rafforzamento di legami e cooperazione con l’OPEC. Tuttavia, in seguito, Obrador ha chiarito che le offerte sarebbero state sospese solo fino alla revisione dei contratti firmati negli ultimi tre anni. Ce ne sono più di 100.

Manuel López ha da sempre ribadito il suo impegno e la sua linea da un lato, anti-corruzione, e dall’altro, fortemente favorevole all’indipendenza energetica per il suo Paese. Ed ora, resta da vedere quale sarà la sua posizione ufficiale in merito alla proposta della Commissione.

Insomma, tornando a noi, il Messico starebbe attraversando una vera e propria rivoluzione energetica a livello regionale. E la chiave è proprio quella del gas naturale. Questo settore sarà anche il tema principale della Conferenza ed esposizione sul gas dell’America latina e dei Caraibi (LGC), un importante evento che avrà luogo a Città del Messico dal prossimo 9 Ottobre. I principali protagonisti nel campo -tra cui, ENGIE, AES, MAN Diesel, MODEC, Shell, TOTAL, Petrobras-, si incontreranno per parlare, tra gli altri argomenti, del potenziale del Paese di diventare un importante centro energetico per l’America Latina. L’incontro si svolgerà, inoltre, in collaborazione con l’organizzazione no-profit International Gas Union, che lavora per difendere l’integrazione del gas naturale come componente chiave dei sistemi energetici sostenibili.

«La produzione, l’incorporazione delle riserve e il consumo di gas in Sud America e nell’America centrale sono rimasti relativamente stabili negli ultimi cinque anni», ha affermato Orlando Cabrales Segovia, direttore regionale dell’International Gas Union definendo il prossimo evento «un’opportunità per discutere su come aumentare la domanda e sfruttare il potenziale del gas per migliorare la competitività delle nostre economie e la qualità dell’aria delle nostre città utilizzando il naturale gas nel trasporto». La costruzione di metodi di stoccaggio di petrolio e gas naturale, il miglioramento del sistema di trasporto del gas e l’ottimizzazione della rete di distribuzione elettrica per integrare le energie rinnovabili sono alcune delle sfide fondamentali che devono essere risolte.

Ma, come è giusto che sia, c’è dell’altro: il Messico, infatti, è l’unico membro latinoamericano a far parte dell’Agenzia internazionale per l’energia. Cosa significa? Significa che, in quanto tale, gode dello status di produttore di petrolio e gas di primo livello, il che aggiunge prestigio alla sua posizione distinguendolo tra le nazioni più attraenti per gli investimenti nell’intera regione. Non male.

Il chiaro vantaggio del Paese nella sua regione, però, non è privo di sfide. Prima fra tutte, la cronica mancanza di infrastrutture di stoccaggio del gas. Un problema non da poco, visto che, per adeguarsi e realizzare ciò che appare necessario, si dovranno investire circa 250 milioni di dollari. L’investimento andrebbe a completare un progetto già esistente che, una volta completato, trasformerebbe pozzi non redditizi in strutture di stoccaggio a regola d’arte. Ma non solo: il Messico dovrà apportare miglioramenti significativi al proprio sistema di trasporto del gas e ottimizzare la rete di distribuzione elettrica per integrare le energie rinnovabili.

Detto questo, la questione delle infrastrutture non è l’unica sfida che l’industria energetica deve affrontare in Messico, né tantomeno la più grave. Secondo un recente rapporto di Jose I. Rodriguez-Sanchez del Baker Institute for Public Policy, la corruzione sta rapidamente diventando la norma nella società messicana e l’industria energetica è una delle ragioni principali di questa sfortunata tendenza. Il Messico è tra i paesi più corrotti del mondo attraverso più indici che misurano tale corruzione e questo non è certo una novità. Lo sa bene Lopez Obrador.

Secondo quanto scrive Rodriguez-Sanchez nel report, in questo avrebbe una parte fondamentale proprio la compagnia petrolifera statale Pemex -guarda che caso!-, la quale avrebbe fornito, in passato, un 30% delle entrate al Governo. Nel rapporto si legge che Pemex «ha firmato e pagato contratti a società private … in cambio di $ 11,7 miliardi dal 2003 al 2012. Queste aziende hanno sovraccaricato Pemex per il loro lavoro, e in alcuni casi, il lavoro è stato di scarsa qualità o mai completato» Le Petrobras brasiliane sono state al centro di alcuni di questi contratti sospetti e dei successivi scandali di corruzione, ma in Ottobre continueranno a partecipare in particolare alla LGC nella capitale messicana. Sono tante, insomma, le cose da chiarire.

E se il Messico vorrà avere successo nelle sue ambizioni di diventare un importante produttore di gas naturale, nonché, un punto di riferimento per tutta l’America centrale e latina, dovrà avere a che fare con l’impatto inevitabile sui loro vicini più a Nord, i quali, non saranno certamente felici della sua indipendenza energetica. Di chi stiamo parlando? Degli Stati Uniti, certamente. Siccome la produzione di energia domestica rimane bassa, il Messico è attualmente uno dei maggiori importatori di gas naturale degli USA. Infatti, entro la fine dell’anno, si prevede che quattro nuovi gasdotti saranno pronti per iniziare a distribuire il gas naturale negli Stati Uniti e i produttori statunitensi dipenderanno dalla domanda continua. Buon per il Messico.

Tutto ciò è, quindi, da leggere sotto una luce diversa, perché, il Messico, sì, sta facendo un importante passo per porre fine alla propria era di dipendenza dagli Stati Uniti ma dinanzi a sé, ha una lunga strada da percorrere. 

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