sabato, Ottobre 16

L’emigrazione dei giovani spagnoli

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Secondo l’ultimo studio del Instituto Nacional de Estadística (INE) son ben 121.987 gli spagnoli che hanno abbandonato la Spagna nel 2015: attualmente sono 2,3 milioni gli spagnoli residenti all’estero. Questo studio riporta alle cronache la questione della fuga dei giovani dalla Spagna a causa della crisi economica e della mancanza di opportunità lavorative. Tuttavia, i dati disponibili attualmente non offrono un quadro completo della situazione degli emigrati.

Nel momento in cui s’inizia a leggere una statistica, infatti, prima di saltare a conclusioni affrettate, è indispensabile mettere in ordine le informazioni. A fare un po’ di chiarezza nella matassa di dati è il sociologo e politologo Juan Díez Nicolás: “Una buona parte di questi spagnoli residenti all’estero sono immigrati che hanno acquisito la nazionalità spagnola e che poi sono ritornati nel proprio Paese di origine, soprattutto in America Latina”.

Secondo quanto spiega Díez Nicolás, in realtà, il fenomeno della migrazione è relativamente nuovo per gli spagnoli: “La Spagna è sempre stato un Paese in cui la maggior parte della popolazione, dall’inizio della Transizione, si è caratterizzata per una scarsa mobilità. Dall’86 ho eseguito uno studio, realizzato mensilmente per circa 25 anni, che lo dimostra. Fra le domande principali veniva chiesto all’intervistato in che provincia fosse nato, in che provincia vivesse all’età di 15 anni e in quale risiedesse nell’attualità. Circa il 75% degli spagnoli intervistati erano vissuti nella stessa provincia. Un’altra domanda fatta con frequenza era: ‘Se potesse migliorare la propria situazione economica andando a vivere in un’altra città all’interno della sua provincia, si sposterebbe?’. La maggioranza rispondeva di no. Sempre mi ha sorpreso che in Spagna avessimo giovani scandinavi, inglesi, tedeschi, italiani vivendo e lavorando. Ovviamente non va bene se la gente è obbligata ad andarsene, in quel caso condivido le preoccupazioni di molte persone che si lamentano che i giovani spagnoli debbano uscire dalla Spagna per trovare lavoro. Allo stesso tempo, però, sono a favore che i giovani facciano esperienze all’estero. Nel secolo XXI dobbiamo abituarci a muoverci per il mondo”.

Solitamente, le statistiche riguardanti le migrazioni hanno come dato principali i residenti. Nel caso dell’Unione Europea, però, molti di questi dati sono sottostimati. Molte delle persone che si spostano in altri paesi comunitari, infatti, non risultano perché non hanno richiesto la residenza e continuano ad usare come indirizzo il domicilio dei genitori. Sarebbe costosissimo, se non addirittura impossibile, individuare tutte le persone che si trovano all’estero.

 

Cervelli in fuga?

Come in Italia, anche in Spagna molti sono preoccupati della cosiddetta ‘fuga di cervelli’, ossia di persone con talento che, dopo essersi formati nel Paese di origine, portano le proprie conoscenza in altri Paesi. Secondo molti, questa fuga potrebbe causare una perdita inestimabile per il Paese di origine. “Questo succede con una minoranza. Innanzitutto i ‘cervelli’ di per sé sono una minoranza. Credo sia una scelta e allo stesso tempo un diritto dei giovani quello di risiedere in un Paese che li prenda maggiormente in considerazione e dove possano vivere meglio. Lo Stato spagnolo soffre fino a un certo punto. Molti di questi ‘cervelli’ restano. Inoltre credo che alla fin fine la Spagna ha dei vantaggi perché molti dei giovani che vanno fuori, in maggioranza tornano. Sono pochi quelli che restano fuori per sempre. Le migrazioni per tutta la vita sono molto scarse. In un’epoca in cui scarseggia il lavoro, soprattutto i buoni impieghi, è necessario saper affrontare questa situazione che sicuramente non è la migliore ma è quella che è. Credo che dopotutto avere un’esperienza all’estero ci aiuta a trovare miglior lavoro in Spagna o fuori”, afferma Díez Nicolás.

Gli spagnoli emigrano specialmente verso gli altri Stati dell’Unione Europea e, in misura minore  verso gli Stati Uniti. Un’altra parte decide di emigrare verso l’America Latina, grazie alla vicinanza linguistica e solo alcuni si dirigono verso l’Africa e solitamente per svolgere compiti di cooperazione.

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