sabato, Settembre 25

L’emergenza smog intossica anche la politica

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Con il Parlamento in vacanza per altre due settimane e in mancanza di altri argomenti, la cronaca della giornata politica si apre con i commenti alla cosiddetta emergenza smog. Tutta colpa della maledetta pioggia che non si sbriga a cadere, altrimenti la casta politica globale, italiani compresi, ci avrebbe fatto ingoiare come una pozione salvifica la balla del successo planetario della conferenza COP21 di Parigi sul clima. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia difende dalle critiche di Matteo Salvini la scelta, definita «inutile» dal leader leghista (ma anche dal ‘passeriano’ Corrado Passera), di blocco totale del traffico per tre giorni. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti riapre il solito libro dei sogni renziani promettendo di risolvere al più presto il secolare problema dell’inquinamento. Durissimo, invece, Dario Ginefra del Pd al quale «fanno ridere i blocchi del traffico» perché sono inutili come le «diete».

Sul blog di Beppe Grillo è stato lanciato un referendum per decidere sull’espulsione dal M5S di Serenella Fuksia. La motivazione ufficiale (e incontestabile) della ‘nomination’ è la mancata restituzione negli ultimi 6 mesi di parte del suo stipendio da parlamentare (come regola grillina impone). Ma la Fuksia, già da tempo sospettata di essere rimasta fulminata sulla via di Rignano, rischia di pagare a caro (e giusto) prezzo la ‘leccata’ sospetta («Chapeau, merita gli applausi di tutti», aveva scritto) fatta a Maria Elena Boschi dopo il discorso pronunciato dalla ministra contro la mozione di sfiducia pentastellata.

Passiamo alla profezia della berlusconiana Daniela Santanché: molto presto il presidente del Consiglio Matteo Renzi «scaricherà» l’appena citata Maria Elena Boschi per colpa dello scandalo di Banca Etruria (i risparmiatori truffati questa mattina hanno cercato di fare irruzione nella sede centrale della banca ad Arezzo) in cui è coinvolto il babbo della ministra delle Riforme. E per cambiare l’Italicum le passerà sopra come uno «schiacciasassi». E poi, ancora, «le sceme sono fatte serve» e «si dovrebbe dimettere».

Restando sul tema della storia archeologica di Forza Italia, urge segnalare il triplo salto mortale carpiato compiuto da Sandro Bondi, passato nell’Ala verdinian-renziana insieme alla ‘onorevole’ moglie Manuela Repetti, non prima di aver sputato nel piatto di Arcore dal quale ha preso nutrimento per decenni e non dopo aver anche annunciato su ‘Repubblica’ di aver «chiuso definitivamente con l’impegno politico». Conclusione amara: «Io con Renzi e nel Pd? No, grazie. Voglio essere dimenticato». Nessun problema. «Pur di dare addosso a Berlusconi ‘Repubblica’ resuscita pure i morti» commenta il leghista Bobo Maroni. «Hasta la vista compagno Sandro», commenta ironico il forzista Simone Furlan.

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